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Intervista a Felicia Mazzocchi: Avezzano, Amministrative, Marsica, Provincia e Referendum


Ad Avezzano tra qualche mese si rinnoverà il Consiglio Comunale e si stanno delineando scenari interessanti e probabili coalizioni, tra chi non vuole perdere una poltrona e chi invece la rincorre da tempo. L’ultima tornata di Amministrative ha regalato alla Marsica un ricambio generazionale che lascia ben sperare per il futuro. La riforma delle Province ha cambiato il modo di intendere il territorio e per il futuro si prospettano fusioni dei Comuni più piccoli. Incombe il Referendum che propone di metter mano alla Carta Costituzionale. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Felicia Mazzocchi, Consigliera Provinciale dell’area di centrodestra ed elemento di spicco della politica marsicana, la quale potrebbe ricoprire un ruolo importante per le prossime elezioni comunali di Avezzano.

 

Signora Mazzocchi, cosa ne pensa dell’attuale panorama politico marsicano? Ci faccia un quadro e ci dica se secondo lei la nuova generazione di giovani amministratori eletti alle ultime comunali può dare una spinta in senso positivo alla crescita del nostro territorio.

Non è ottimale la situazione politica marsicana. Anzi direi piuttosto grave il suo stato. Innanzitutto è frutto di scelte che hanno impoverito all’osso il nostro territorio e si sa bene che quando c’è poco da spendere non si cresce e il giro di poltrone di amministrazioni incerte ne è prova di mal governo (comune di Avezzano: una quindicina di assessori in 4 anni è segno di vecchio schema di compromesso e poca condivisione, semplicemente perché non esiste programmazione). Mi riferisco ad Avezzano non solo perché è la mia città, ma anche perché dovrebbe rappresentare il faro direzionale della politica marsicana, salvo constatare che il faro è spento. Un quadro che è intriso di negatività ma che nella mia visione ottimistica fa trapelare un orizzonte meno nebbioso se il popolo lo vorrà a maggio prossimo. È chiaro poi che contano i riferimenti politici ad ogni livello e in Regione la Marsica conta molto poco.

In questo scenario i nuovi amministratori dei comuni che hanno da poco rinnovato i consigli, hanno comunque quella spinta adrenalinica che li guida a fare il meglio possibile per il proprio territorio. Tra mille difficoltà, soprattutto per la mancanza di risorse certe, ma con la freschezza che li contraddistingue e la capacità di rastrellare il possibile per non far mancare i servizi ai propri cittadini. Ma non sempre è possibile. I problemi sono davvero tanti. E in certe situazioni non è sufficiente la buona volontà. Credo che sia il momento di rivedere anche la geografia politica dei comuni pensando a delle fusioni che possano ottimizzare i mezzi a disposizione. Ma qui l’argomento si allarga a una visione riformistica che richiede altre considerazioni. Tornando ai nuovi amministratori la caratteristica che credo abbiano un po’ tutti è quella di essere depurati da vecchie logiche politiche, almeno in prima istanza, ma anche di avere un livello culturale di tutto riguardo rispetto alla vecchia guardia.

 

Restando in tema Avezzano, può dirci come si sta delineando la situazione in vista delle prossime amministrative? Sarà protagonista in prima persona?

Possiamo dire che l’abito della nuova amministrazione è ancora in fase di taglio , io mi auguro che con orientamento civico ci sarà una ricostruzione dell’area di centro destra che ha subito non pochi inquinamenti da parte dell’attuale amministrazione di sinistra. Quanto al protagonismo credo che intanto bisogna essere efficacemente comunicativi verso i cittadini e rendere note le scelleratezze che sindaco e compagnia mettono in atto. Basta essere obiettivi nel comunicare proprio come si fa in democrazia e proprio perché viene sempre bacchettato dal palazzo chiunque sollevi eccezioni sul comportamento della classe dirigente avezzanese al comando. Vuol dire allora di fare cosa buona e giusta e preparare il popolo ad una scelta alternativa che, sempre in nome della democrazia, abbiamo il compito di proporre. Poi il protagonismo può avere più livelli ed io non ne escludo nessuno.

 

Pensa che nonostante la riorganizzazione delle province, un consigliere quale lei è riesca a svolgere ugualmente il proprio servizio al cittadino, oppure le nuove modifiche rendono difficile il vostro lavoro?

È purtroppo palese che nulla è come prima per l’ente Provincia. Pressoché assente l’attività politica che prima era animata e soddisfatta dallo svolgimento delle commissioni istituite per i vari temi di competenza. È venuta meno la democrazia ed è cresciuta la concentrazione di atti in mano al presidente fermi restando i dirigenti che assolvono alla parte burocratica per espletare l’esercizio delle funzioni istituzionali invariate, peraltro. Si perché dietro la riforma voluta per dirottare nell’idea popolare che il marcio e i costi della politica fossero nelle provincie, c’è da sottolineare che edilizia scolastica superiore, ambiente e viabilità sono i servizi tipici da erogare. Dunque ogni attività legata alla parte politica, oltre ad essere svolta senza alcun tipo di indennità o di rimborso, risulta molto faticosa e dipendente dalla volontà dei singoli consiglieri alle prese con la rincorsa dei fatti gestionali connotati da poca o quasi assente condivisione preventiva e programmatica.

 

Come voterà al Referendum e perché?

Dopo un primo momento di riflessione sui contenuti e allontanando dalla mente il disturbo sulla confusione tra sorte del Governo e risultato referendario (peraltro grave errore dello stesso Renzi che sta fuorviando l’obiettivo), voterò SI. È una decisione maturata mettendo sul piatto della bilancia le positività che sono, a mio avviso chiaramente, maggiori delle negatività. Tutto è perfettibile, ma un indubbio snellimento della macchina dello Stato e una riduzione di costi ci saranno. Come detto da uno dei costituzionalisti che ho ascoltato, il voler ergere ad uomini straordinari i costituenti del secondo dopoguerra senza obiettivamente ricondurli all’accezione di uomini normalissimi che vivevano il proprio tempo e sentivano l’esigenza di dotare lo stato di un’impalcatura di regole fondative di una società (ri)nascente è nei fatti.

Tanto che viene toccata la terza parte e non le prime due parti relative ai principi fondamentali della nostra vita. E poi mi sembra che sia desiderio comune di adeguare la macchina ai tempi. Il fatto che chi si oppone non argomenta se non strumentalizzando e il fatto che si scomodino i massimi sistemi finanziari che subirebbero non si sa quale scossone mi convincono ancora di più nella scelta. Scelta che però, ripeto, faccio sul merito maturando in modo obiettivo il “mio” punto di vista.

 

D.D.N. – ilfaro24.it

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