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Terremoto: la testimonianza di Fabrizio, soccorritore che salva vite con il suo cane


Ha ricevuto la chiamata dall’unità cinofila del Soccorso Alpino, ha preso ciò che era necessario prendere ed è partito con il suo labrador Jack alla volta di Amatrice. Fabrizio Fracassi, giovane di Trasacco(AQ), lavora di base al IX Regimento Alpini dell’Esercito. Ad Amatrice per cercare corpi tra le macerie, ci ha raccontato telefonicamente ciò che sta vivendo: “Appena siamo arrivati, com’è normale che sia, le strade erano bloccate e c’era molta disorganizzazione; molti improvvisavano, cercando in ogni modo di salvare la vita delle persone sotto le macerie. Ho visto gente fare leva con le persiane delle finestre per alzare i sassi, ma anche con pali e qualsiasi cosa tornasse utile. Adesso fortunatamente c’è molto personale ed i soccorsi non mancano, soprattutto per riposarci ed alternarci nelle ricerche”.

Fabrizio Fracassi ed il suo labrador Jack
Fabrizio Fracassi ed il suo labrador Jack

Fabrizio con il suo Jack ha l’obiettivo di trovare persone tra i sassi ed il cemento: ” La prima giornata è stata dura, Jack (il suo labrador) in teoria dovrebbe  riposare un’ora ogni tre di lavoro, in quanto i cani in questo caso camminano su ogni tipo di superficie, inoltre prendono molta polvere che li danneggia essendo il fiuto ciò che permette loro di svolgere il proprio lavoro. Ma arrivammo ad Amatrice e lavorammo senza sosta fino alle 15. Adesso invece sono arrivate le unità cinofile con altri animali, così abbiamo il tempo di alternarci e riposare”.

Alle scene strazianti, in questi casi prevale l’adrenalina: “Come successo già a L’Aquila nel 2009, ancora non ci rendiamo conto di quello che è successo, perché presi talmente tanto dal nostro lavoro. Forse realizzeremo più in là di quanto sta accadendo qui”.

“Il mio compito in questo caso – prosegue Fabrizio – è quello di reperire informazioni, tra i sopravvissuti, parenti o i coordinatori dei soccorsi, per capire dove andare a cercare persone sotto le macerie. Da lì parto con Jack e ci muoviamo per permettere a lui di fiutare eventuali corpi. Il primo giorno abbiamo avuto tante buone notizie, se così si può dire, perché siamo riusciti a tirare fuori due persone vive”.

Il team di Fabrizio è composto da un medico, un tecnico specializzato e l’équipe del Soccorso Alpino. “Sono rimasto sorpreso dalle tante persone, tra cui molta gente del posto, che si sono date da fare pur non sapendo come, per dare una mano. Gente che non si è tirata dietro davanti a niente e che faceva il possibile per rendersi utile o per cercare tra le macerie”.

Le operazioni di ricerca adesso stanno procedendo in un modo più organizzato, i soccorsi infatti hanno suddiviso il territorio di Amatrice in una griglia con la quale si è divisa la zona in quadranti, così le unità cinofile prendono in carico un determinato spazio di ricerca dove lavoreranno fin quando non saranno sicuri che l’area potrà essere pulita, anche con le ruspe, per rendere le strade più accessibili dato che al momento ciò rappresenta una delle difficoltà maggiori.

“Sappiamo che dopo 2 giorni è difficile trovare persone ancora in vita, ma la speranza è l’ultima a morire, abbiamo bisogno di crederci e per questo fa bene anche, come sta accadendo, ricevere tanti messaggi di stima ed inviti a non mollare. La situazione peggiore – racconta Fabrizio – al momento è rappresentata dall’Hotel Roma che è imploso e dove quindi è difficile accedere. Tuttavia si sta cercando di aprire un varco da sopra il tetto per calarsi all’interno e capire se ci sono zone d’aria che consentirebbero a qualcuno all’interno di essere ancora vivo”.

Sugli aiuti umanitari, la macchina della solidarietà è partita, anche se ci sono zone ancora difficili da coprire: “Qui ad Amatrice c’è il campo principale da dove partono tutte le operazioni, tuttavia questi sono territori difficili, con molte frazioni e ci sono zone periferiche che ancora non sono state raggiunte, sia perché molte strade sono impraticabili, sia perché ci sono tante persone che vivono nei paesini limitrofi e che non vogliono abbandonare la propria casa per paura di essere derubati, quindi preferiscono dormire anche per strada e al freddo pur di lasciare il proprio domicilio. C’è gente che va aiutata anche lì”.

Sullo sciacallaggio, Fracassi ci ha detto: “E’ assurdo che già qualche ora dopo il terremoto ci fossero carabinieri che rincorrevano alcuni ladri che si erano intrufolati nelle case colpite, è inconcepibile”.

A Fabrizio e a tutti coloro presenti nei territori colpiti, che stanno lavorando mettendo a rischio anche la propria vita, va il nostro “grazie” e l’invito a persistere sapendo che c’è un’intera nazione che li sostiene.

Domenico Di Natale

Una galleria fotografica inviataci proprio da Fracassi:

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