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27 May 2017

“Cari bambini di Amatrice…”, le lettere degli studenti di Cerchio ai loro coetanei terremotati

Cerchio (Aq). “Cari bambini che frequentate la scuola di Amatrice, quest’anno la Santa Pasqua sarà per voi sicuramente diversa dalle altre. Probabilmente non tutti riuscirete a trascorrerla nelle vostre case e alcuni di voi, forse, nemmeno con i propri cari. Il terremoto ti devasta, ti toglie qualcosa e in più ti lascia una profonda angoscia e un terrore nascosto nell’anima”.

A scrivere sono Anita, Emma e Cecilia. Queste bambine frequentano la 5ª C e, coordinate dalla maestra Domiziana Mazzocchitti, hanno rivolto – insieme agli altri alunni – un pensiero ai loro coetanei di Amatrice.
<< Domani (giovedì 20 aprile 2107 ndr) – ci spiega Valerio Zavarella, presidente dell’associazione “Cerchio ti ama” – tramite la nostra associazione invieremo le lettere al comune di Amatrice. Da lì, poi, saranno direttamente recapitate ai bambini della 5ª elementare. Il progetto – continua – ha come obiettivo primario quello di rafforzare quella sorta di gemellaggio tra le due comunità incominciato con le belle iniziative del gruppo Facebook “Cerchio (Aq) Abruzzo” >>. Un gemellaggio all’insegna della solidarietà, dunque, che si pone il compito di restare moralmente vicino a chi ha subito lo scippo della propria quotidianità. Una quotidianità fatta fatta anche di piccole cose. Ovvietà che, come in occasione dei festeggiamenti della Santa Pasqua, tuonano forti nelle menti e nelle coscienze delle vittime di una natura matrigna che usurpa senza chiedere permesso o perdono.
“Anche noi, qualche anno fa, – scrivono Valerio, Matteo, Davide e Vittorio – abbiamo passato un momento difficile per il terremoto dell’Aquila. Quindi possiamo immaginare – continuano – cosa significa restare senza la propria abitazione e senza il proprio istituto scolastico”.


Emozioni forti. Emozioni che si contrappongono, nella mente dei bambini, all’immagine di una Pasqua fatta di sorprese al sapore di cioccolata e alle allegre risate che zampillano dalla brace – tra un “arrosticino” e l’altro – nella Pasquetta in famiglia. È proprio l’immagine della famiglia, quello che dovrebbe essere normalità, infatti, a catturare l’attenzione di questi bambini. “Noi possiamo capire – scrivono, dunque, Martina, Iris e Diana – cosa significa perdere la propria casa, la propria scuola e i propri cari; sentire la terra tremare e vedere in pochi secondi tutto distrutto, davanti ai propri occhi”.
Le immagine irrompono nelle loro menti. Immagini fatte di flash che riaffiorano dai notiziari televisivi. Immagini fatte di ricordi. Eppure, come tutti noi sappiamo, il cuore dei bambini non si fossilizza sul passato. Guarda avanti. Al futuro. Un futuro migliore. Un futuro dove i sogni, non importa quanto grandi siano, sono capaci di diventare reali. Sono capace di diventare vita. Vivi come i loro occhi. Vivi come il loro sorriso.
“Vorremo tanto stare lì con voi – scrivono Gabriele e Gioele – e giocare insieme e divertirci a rompere le uova di Pasqua e mangiare il cioccolato. Perché -continuano condividendo il pensiero insieme a Manolo, Morgan e Ivan – vedrete che un giorno tutto tornerà come prima, anzi migliore!”
Può esserci, allora, un augurio migliore di questo? Un augurio sincero da uno sguardo attento e speciale come quello dei bambini. Uno sguardo dove non importa quanto sia grave il problema…c’è sempre una soluzione. Uno sguardo ricco di consapevolezza.
E se Pasqua vuol dire rinascita, futuro, allora non possiamo far altro che credere ai loro sguardi. Non possiamo far altro che lasciarci catturare dal loro sorriso. Non possiamo far altro che ascoltare le loro parole. Ecco perché non abbiamo dubbi: “tutto tornerà come prima, anzi migliore!”.

 

 

 

 

 

 

 

Alex Amiconi