19 August 2017

CAUSA D’ALFONSO-PETTINARI: UDIENZA AGGIORNATA AL 3 MAGGIO


Slitta al 3 maggio l’udienza della causa intentata dal Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, nei confronti del Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari.
La causa, avente ad oggetto la richiesta di un risarcimento di 200 mila euro per diffamazione a mezzo stampa, verrà decisa dal giudice dopo aver risolto una questione di carattere processuale.
Il legale di Pettinari, Donatella Rossi, ha infatti sollevato, nell’udienza del 24 novembre, un’eccezione relativa alla procura firmata da D’Alfonso.
La diffamazione, secondo il Presidente D’Alfonso, sarebbe avvenuta a suo danno a causa delle dichiarazioni effettuate alla stampa da Pettinari in merito ad un’interpellanza presentata da quest’ultimo in Consiglio regionale.
L’interpellanza in questione, datata 17 aprile 2015, ebbe ad oggetto proprio l’acquisto di un immobile da parte dell’Asl di Pescara, del quale Pettinari chiese precise spiegazioni, soprattutto del perché non fosse stato bloccato.
Secca la posizione dell’avvocato di D’Alfonso, Carla Tiboni, che oltre a ritenere infondata l’eccezione sollevata, sul merito della vicenda ha dichiarato: “Come abbiamo riportato negli atti le accuse di Pettinari a D’Alfonso, riguardano fatti che risalgono ad un periodo nel quale l’attuale Governatore non era ancora in carica. Le decisioni relative all’acquisto dll’edificio erano già state assunte in precedenza e la diffamazione sussiste perché Pettinari ha attribuito al Governatore delle responsabilità infondate”.
La difesa di Pettinari, dal canto suo, ha replicato che: “Nelle interviste al centro del processo, Pettinari ha fatto riferimento ad alcuni passaggi dell’interpellanza, ovvero un atto politico pienamente legittimo”.
Intanto sulla vicenda dell’acquisto del palazzo dall’Asl, oltre alla causa civile in questione, pende già da quest’estate un’inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara per il reato di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” (art.353 bis c.p.), che riguarderebbe il manager dell’Asl, Claudio D’Amario e altre persone.