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23 June 2017

Il susseguirsi dei cambiamenti climatici e il riscaldamento globale: fenomeni atmosferici estremi anche sulla Marsica?

“Il clima è ciò che vediamo e il tempo è ciò che troviamo”. Il cambiamento climatico è frutto della natura, della nostra atmosfera e si è sempre verificato fin dall’esistenza del nostro pianeta e della sua atmosfera. Penso che abbia ragione anche Aristotele (primo meteorologo della storia), la natura e in particolare l’atmosfera, è tutto ciò che è mutamento o cambiamento. Tuttavia, la prova che, a livello globale, l’aumento di frequenza e di intensità dei fenomeni atmosferici estremi quali nubifragi e/o alluvioni, Trombe d’aria o Tornado, , siccità, tempeste tropicali, nevicate copiose, queste ultime anche dove non dovrebbero accadere, nonché le ondate d’aria mite fuori stagione o la neve che, durante la fine della stagione autunnale e dell’Inverno, raggiunge il deserto (in particolare sahariano), ovvero aree Subtropicali/Tropicali, il cui sistema climatico non la prevede, è incontrovertibile, essendo soprattutto sinonimo, negli ultimi trent’anni, di un’estremizzazione, specie del nostro clima. Purtroppo, se non dovessimo ridurre la concentrazione eccessiva di gas serra che permettono all’effetto serra di trattenere moltissima energia termica e quindi, in parole semplici, di intensificare i fenomeni atmosferici che in essa si verificano, dovremmo in qualche modo adeguarci a tale nuovo tipo di clima.

Il clima, ossia le manifestazioni del tempo atmosferico, è sempre mutato nel corso del tempo, soprattutto attraverso cause naturali, ma anche per via di cause astronomiche quali lo sfarfallamento dell’asse terrestre che favorì le glaciazioni o la caduta di enormi meteoriti; naturalmente il nostro pianeta visse anche periodi molto miti, cosiddetti optimum climatici, tant’è che, come ben sapete, la Geografia e il suo ambito climatico, ci insegnano a osservare un’area geografica quale il deserto del Sahara, non solo come una distesa di dune sabbiose miste a roccia, ma soprattutto come una prateria o, un altro esempio, a riconoscere i grandi significati che si celano dietro al nome dell’isola più grande del mondo, la Groenlandia, ossia “Greenland”, terra verde, ciò che adesso è un’enorme distesa di ghiaccio o pack artico. La ciclicità è sempre esistita: tuttavia, in un editoriale di approfondimento scrissi che, negli ultimi venti-trent’anni, all’interno di questo cerchietto indicante per l’appunto tutto ciò che si ripete, inizia a far riflettere noi appassionati e meteorologi e ci interessa ampiamente, l’estremizzazione climatica che, soprattutto per via della velocità con la quale il nostro clima si trasforma, diventando tale, ossia estremo, le cause dovute alle attività antropiche stanno influendo particolarmente sulle cause naturali, prevalendo su di esse e alterando il loro normale andamento.

Da questo punto di vista, l’uomo ha a che fare purtroppo negativamente con l’atmosfera soltanto perché la inquina. L’effetto serra è benevolo, perché favorisce la vita sulla Terra, attuando temperature consenzienti ad essa. L’eccessiva quantità di gas serra, invece, comprende l’influenza umana sul tempo atmosferico e, di conseguenza, sul clima, perché esso sta cambiando a seconda delle cause antropiche che, ripeto, predominano sulle cause naturali. Certamente, per essere precisi, una causa astronomica quale le macchie solari, non potrebbe mai essere influenzata dall’inquinamento, tuttavia, interagendo con l’atmosfera terrestre, andrebbe a sommarsi alle cause antropiche del riscaldamento globale, alterando sempre più la circolazione atmosferica. Purtroppo non stiamo parlando di certezze, altrimenti nessuno scienziato potrebbe mai discuterne, questo perché l’atmosfera, in questo caso terrestre, è un sistema caotico e complesso, basandoci per l’appunto alla teoria del matematico Lorenz (effetto farfalla), secondo il quale, a partire dalle condizioni iniziali, il battito delle ali di una farfalla in Brasile, può provocare un Tornado in Texas.

Grazie per l’attenzione e al prossimo editoriale di approfondimento meteo.

Riccardo Cicchetti

 

 




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