Approfondimento meteo: l’eruzione vulcanica del Tambora e il grande cambiamento climatico che fece la storia


Meteo e Clima. L’eruzione del Vulcano Tambora (in Indonesia), ad esempio, avvenne il 17-18 Giugno 1815, riveste una fondamentale rilevanza sia dal punto di vista meteorologico che climatologico, perché, le ceneri più leggere di un Vulcano in forte eruzione, possono rimanere intrappolate nella media atmosfera, ossia nella Stratosfera e, viaggiando con i venti delle alte quote, possono anche essere trasportate altrove.
Alla fine del primo decennio dell’Ottocento, portò alla formazione di un vasto strato di ceneri nella stratosfera terrestre, che non fece adeguatamente attraversare la radiazione solare, innescando delle immediate conseguenze a tutta la circolazione atmosferica del nostro emisfero. In particolare, in Europa, si registrò un anno senza Estate e gli Inverni risultarono particolarmente rigidi. Le Estati caratterizzate da irruzioni d’aria fredda polare e da continui apporti temporaleschi, si narra che siano state fonte di ispirazione per la scrittura del romanzo Horror di Frankenstein, scritto da Mary Shelley, che colse l’occasione per strutturare una scenografia inquietante e per raccontare, in senso fantascientifico, le incredibili scariche elettriche dei continui temporali che interessarono le Estati degli anni 1816-17, in cui, proprio per i fattori appena illustrati, si verificò una PEG (Piccola Era Glaciale). L’eruzione vulcanica del 1815, si afferma sia stata riconducibile alla sconfitta che Napoleone Bonaparte ebbe nella Battaglia di Waterloo, nell’attuale Belgio, a causa delle forti e insistenti piogge, in grado di rendere fangoso e impercorribile il terreno. In effetti, l’evento vulcanico fu talmente intenso e catastrofico che sprigionò una vasta nube di ceneri che si espanse velocemente fino a raggiungere anche il continente europeo, dove l’Estate iniziò piovosa e fredda e seguirono “un anno senza Estate” e Inverni rigidissimi. Proprio mediante l’offuscamento solare indotto dalle ceneri vulcaniche immesse e trasportate dai venti ad alta quota, le incessanti piogge bloccarono l’esercito napoleonico, rendendo difficoltosi i combattimenti stile ottocentesco.
Come tutti sapete, anche i così denominati “pirrocumuli” sono nubi temporalesche, perché sprigionati dal violento moto convettivo della caldera di un’intensa eruzione vulcanica che, a sua volta, causa una violenta esplosione, durante la quale vengono emesse non solo colate laviche, ma anche ceneri e lapilli, i quali, essendo più leggeri, salgono insieme alla corrente d’aria calda ascensionale alimentata anche e soprattutto dalla combustione, all’interno di un profilo atmosferico instabile, dunque caratterizzato da temperature e pressioni sempre minori al variare della quota e, in talune situazioni, possono originarsi piogge acide o temporali sporchi, ossia nubi composte da ceneri cariche elettricamente da generare fulmini o scariche elettriche. In questo modo, infatti, le ceneri e le polveri più sottili, insieme all’ammasso di anidride carbonica (CO2), un’enorme quantità di calore che si trasforma per l’appunto in convezione, essendo l’aria calda più leggera e, secondo la spinta o principio di Archimede, vengono sballottolate verso l’alto nell’atmosfera mediante la forte corrente ascensionale e, successivamente, discensionale, verso il basso, così via, fin quando non riescono ad essere più sorrette e, a meno che la nube non si estingua in Troposfera, cadono o precipitano per gravità sotto forma di piogge acide che, come sappiamo, possono esserci sia per cause naturali (temporale sporco) che per cause antropiche (inquinamento atmosferico).

Dunque la nube di ceneri, gas e polveri si inizia a comportare esattamente come una nube cumulonembo o, in tali casi, si trasforma in un “Pirrocumulo” per poi espandersi e raffreddarsi in senso verticale, saturando e condensando. L’umidità presente in atmosfera e il calore, dunque, si mescolano e le ceneri, nonché le polveri ne attecchiscono formandone il nucleo di condensazione, il quale, come sappiamo, si origina per il solo fatto che l’aria sia sporca. Quando l’aria è potenzialmente sporca, i nuclei di condensazione sono maggiori e il calore latente liberato da quest’ultimo processo aumenta anche la violenza delle correnti ascensionali, ingrossando le precipitazioni, cosicché, l’attrito tra le gocce di pioggia acida, i chicchi e i cristalli di ghiaccio composti da polveri vulcaniche, dunque il loro aggregarsi e sfregarsi mentre vengono sollevati e riportati verso il basso dalle correnti ascensionali e discensionali interne, fin quando riescono ad esserne sorretti, produce attività elettrica (cariche positive e negative tra nube-nube, tra nube e suolo) e dunque fulminazioni proprio come in un temporale, da qui il nome di “temporale sporco”. Esso è originato da un cumulonembo ad Incus che rappresenta visibilmente  la stessa nube sporca di un’esplosione nucleare, perché ha la sua forma ad incudine: in effetti, quando la grande quantità di polveri leggere e/o di ceneri, nonché di gocce sopraffuse e di ghiaccio, raggiungono la Tropopausa, la temperatura molto bassa rispetto all’interno della nube ove viene liberato calore latente di condensazione e l’aria meno densa e più rarefatta, fa sì che essa fuoriesca e diverga orizzontalmente, originando in questo modo la ricaduta d’aria e dunque le correnti discendenti e poi di nuovo ascendenti. Tuttavia, la nube di ceneri, in quel punto di molto al di sopra dello zero termico, continua a svilupparsi orizzontalmente e non verticalmente, creando la classica forma di fungo o ripeto “ad incudine”, originata dal focolaio dell’eruzione del Vulcano medesimo, proprio come avviene in una nube temporalesca che, diversamente, è composta da pulviscolo atmosferico che va a formare i nuclei di condensazione, gocce di acqua soprattutto allo stato sopraffuso (vapore acqueo) e germi, chicchi e cristalli di ghiaccio, dunque da acqua sia allo stato solido che liquido.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Riccardo Cicchetti

Commenti Facebook

About Redazione - Il Faro 24

Redazione - Il Faro 24

Potrebbe interessarti:

Bracco: “Si investa sull’ARTA. Ha un ruolo chiave”

“In Sicilia le sostanze oggetto di monitoraggio sono state ben 193. Nella Provincia autonoma di …