AVEZZANO. VERTENZA LFOUNDRY, UILTEMP: “LA FLESSIBILITÀ CHE NON VOGLIAMO”


Tensione tra l’Azienda abruzzese e sindacato nella gestione del personale temporaneo.  L’intervento del Segretario regionale Sacchetta e della Segretaria generale Grossi

LFoundry è una fonderia leader di settore, con sede ad Avezzano, che realizza prodotti di microelettronica al silicio e che ha base a Shanghai.

In questi ultimi mesi, ricorda Maurizio Sacchetta, Segretario della UILTemp regionale, lo stabilimento abruzzese della nota multinazionale è balzato agli onori delle cronache locali e non solo, rispetto alla situazione che interessa circa 100 lavoratrici e lavoratori in somministrazione che stanno perdendo il loro posto di lavoro in maniera scaglionata. A questo personale, dopo più di 36 mesi di lavoro a tempo determinato, è stato comunicato il non rinnovo contrattuale a partire dalla fine di maggio.

Insomma, anni vissuti tra formazione, lavoro, sacrifici e tanta professionalità per ricevere il benservito, senza pensare minimamente alle ricadute sociali e occupazionali che tale scelta drastica portava con sé.

Come UILTemp, in Abruzzo, attraverso una forte e pressante rivendicazione condotta avevamo chiesto di far stabilizzare i lavoratori e le lavoratrici dalle Agenzie di somministrazione con un contratto a tempo indeterminato, a cui poi sarebbero seguite missioni a tempo determinato in LFoundry, superando in questo modo la situazione dettata dagli accordi.

Invece no. Nonostante l’utilità che questo strumento avrebbe messo a disposizione, l’azienda ha deciso di lasciar scadere i contratti di quanti da anni partecipano attivamente ai processi aziendali, contribuendo al raggiungimento di performance interessanti e non hanno mai generato problematiche di alcun tipo, nonostante una condizione precaria continua aggravata dalla riduzione dell’orario di lavoro intervenuta alcuni mesi fa, con le relative penalizzazioni.

Il tutto tralasciando un aspetto che ormai in tanti dimenticano: siamo dinanzi a persone, trattate come numeri e lasciate a casa senza neppure un preavviso e una minima condivisione (che non avremmo ovviamente dato) con i sindacati.

Ovviamente la nostra battaglia, che ha visto mettere in campo uno dei primi scioperi proclamati dai lavoratori in somministrazione e con un’adesione straordinaria, proseguirà e sarà perseguita su tutti i tavoli istituzionali dove è stata portata.

Questa triste vicenda, aggiunge la Segretaria generale della UILTemp, Lucia Grossi, ci ricorda “le tante LFoundry” sparse per l’Italia, dove somministrati assunti con la formula staff leasing (che prevede camminare in parallelo il contratto di lavoro dei dipendenti al contratto commerciale tra agenzia e azienda) oppure con missioni a tempo determinato, improvvisamente vengono lasciati a casa.

Ecco, questa è la flessibilità che non ci piace. Quel tirare dritto su un binario morto che conduce sempre in aperta campagna e mai in una stazione sicura. Siamo nel 2022, in lenta ripresa da una pandemia ma con una guerra in corso che sta generando forti conseguenze alle produzioni industriali nazionali. E invece di progettare un futuro migliore e ripensato, siamo qui a sollevare ancora questioni di civiltà, prima che giuslavoristiche e contrattuali.

Questioni di opportunità e di dovere sociale, prima che di produzione.

Non possiamo tollerare, ancora, che prospettive di vita, organizzazione familiare, futuro, vengano messe così facilmente in discussione quando esistono strumenti contrattuali che potrebbero essere di aiuto e opportunità offerte dalla bilateralità di settore che interverrebbero nei momenti di calo delle produzioni.

Nel caso specifico di LFoundry, siamo dinanzi alla realizzazione di materiali di consumo a elevata richiesta e in forte aumento e l’idea di lasciare senza lavoro cento persone che potevano essere stabilizzate, magari per sostituirli con altri o, addirittura, paventando una delocalizzazione della produzione, è un segnale preoccupante. Non poco.

Come UILTemp proseguiremo sempre nel rivendicare prima di tutto il rispetto di lavoratrici e lavoratori somministrati e il loro diritto alla continuità occupazionale. Stiamo ascoltando centinaia di addetti appartenenti a questa delicata categoria attraverso le assemblee in cui presentiamo la nostra ipotesi di rinnovo del contratto della somministrazione, previsto in autunno, e riscontriamo interesse, attenzione sulla proposta che stiamo promuovendo.

Proprio da qui, dall’esperienza di chi vive sulla propria pelle il contratto collettivo, stiamo impreziosendo la nostra ipotesi che porteremo al tavolo con le nostre controparti, auspicando che tutti – noi sindacati e loro datori di lavoro – si scriva insieme un nuovo documento che incrementi la qualità del settore, punti alla continuità occupazionale anziché offrire spazi a un turn over ingiustificato che spesso riscontriamo, migliori ancor di più la bilateralità di settore.

Dobbiamo fare in modo che la somministrazione, adeguatamente utilizzata, si confermi come strumento flessibile positivo, utilizzato in un perimetro controllato e contrattato, all’interno di un mercato del lavoro sempre più complesso che dobbiamo orientare, con grande impegno, verso un lavoro migliore e di maggior qualità.

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