Botti di Capodanno: inciviltà a L’Aquila, animali terrorizzati


di Monica Pilolli

Ogni anno è la stessa storia la sera di fine d’anno. Da un lato i buoni propositi, gli appelli, le ordinanze contro i botti. Dall’altro, l’abitudine deleteria e l’ignoranza che albergano in alcuni di noi.

Sono una giornalista e attivista, vegana, ambientalista, da anni responsabile di una colonia felina regolarmente registrata all’Asl e al Comune dell’Aquila.

Già durante l’anno mi sono ritrovata a fare segnalazioni alle forze dell’ordine per comportamenti lesivi e incivili da parte di “vicini” anche dei Progetti CASE, che di spirito di vicinato hanno poco. In particolare, durante il primo lockdown è stato sfiancante il presidio della colonia e il continuo sollecitare per proteggere gli animali, disturbati da soggetti in giro a far fare i bisogni ai cani h24, o da individui che ritenevano di poter aizzare cani contro i gatti, rei di transitare all’interno dei propri giardini.

Purtroppo nel 2021 ancora si ignora che la fauna selvatica è un bene immateriale pubblico e, nella specificità del caso, tutelato legalmente in quanto colonia felina. Al di là dello status di tutela giuridica, invalidante psicologicamente per la continua lotta quotidiana è il dover “sopravvivere” in un ambiente sociale talmente degradato – candidato paradossalmente a riconoscimenti culturali di ampio respiro – che proprio non si può accettare.

Anche in questo anno così travagliato ci si è permessi di sparare senza ritegno botti e petardi, nonostante le solite e inutili ordinanze di divieto. ‘Bombardamenti’ avvenuti anche a pochi metri di distanza dalle abitazioni. Nella mia avevo preventivamente rassicurato e messo a dormire gli animali più docili, mentre per i gatti più selvatici e ingestibili alle ore 4 del mattino ancora non riuscivo a recuperarli tutti, terrorizzati e scappati via chissà dove, a rischio di investimento in strada o di infarto.

Inutili sono state le chiamate effettuate alle forze dell’ordine, impegnate con poche unità sul territorio anche per i controlli covid. Sono riuscita a parlare dettagliatamente con loro soltanto alle ore 3. 30 di notte per capire come mai la volante preannunciata non fosse stata inviata nella zona segnalata. “Singolare” è stata interlocuzione con l’operatore del 112, dal fare sbrigativo su una competenza di tutela animale che evidentemente si ha difficoltà ancora a recepire come prioritaria, a seguito dello sciagurato smantellamento del Corpo Forestale. Lacuna da parte dell’Arma locale su questo ambito, confermata anche dalla poliziotta con cui sono riuscita a comunicare in tarda nottata, la stessa impegnata nel pattugliamento delle strade per le numerose infrazioni covid.

La sgradevole situazione è stata segnalata anche al Partito Animalista Italiano, che sta raccogliendo segnalazioni da tutta Italia per valutare un’azione di tutela comune. Restano da porsi alcune domande che in queste ore rimbalzano sui social tra proprietari di animali ma anche tra normali persone dotate di buon senso, familiari di malati gravi o di soggetti con disabilità: com’è possibile per un cliente qualsiasi procurarsi questi petardi e che invece le forze dell’ordine non riescano a intercettare questo mercato? Com’è possibile che i poliziotti non siano autorizzati a intervenire – come mi è stato detto – nelle abitazioni private da cui vedono personalmente sparare petardi? I controlli e le multe allora come dovrebbero essere fatti? Com’è possibile che il Comune, nella persona del Sindaco – che dovrebbe essere il primo responsabile dell’incolumità dei randagi – , si ricordi dell’ordinanza di divieto soltanto a pochi giorni da Capodanno, concedendo che si vendano petardi e botti liberamente all’interno del proprio territorio di competenza?

Cosa si deve fare per garantire la sopravvivenza di questi animali all’interno di un contesto sociale di dubbia cultura e integrità, a cui né la pandemia né il terremoto hanno insegnato il rispetto e la devozione per la vita altrui oltre ogni settarismo e specismo razzista?

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