Bullismo: Martina decide di morire


Il bullismo è una delle violenze psicologiche più insidiose e pericolose, soprattutto quando la vittima è giovane e si trova negli anni difficili della fase adolescenziale. E’ una forma di violenza molto più dannosa di quella fisica poiché annienta la personalità della vittima, intacca la sua identità, la disintegra, fino a condurla alla malattia e nel peggiore dei casi alla morte come nel caso di Martina.

Martina aveva 16 anni, amava i gatti e suonava la chitarra. Aveva due bellissimi occhi verdi come il mare, ma secondo i suoi coetanei non rispettava i parametri di bellezza standard, quelli che vengono imposti dai media o dagli influencer così pericolosamente in voga in questo ultimo decennio. Quella perfezione estetica tanto elogiata nella pubblicità che mortifica le donne, che le mette in competizione tra loro, che abbassa l’autostima di quelle più giovani ed ancora impreparate a sopportare una pressione sociale violenta ed invadente, grazie anche all’uso smodato della tecnologia che ne amplifica gli effetti.

Da qualche anno Martina viveva una situazione di totale emarginazione: veniva sistematicamente esclusa dalle feste e dagli eventi scolastici, tenuta a distanza dai ragazzi, messa alla berlina dalle ragazze, quelle più carine, più cool, ma anche più sciocche e crudeli.

Mai un “ciao”, un sorriso, un accenno di sensibilità. Solo cattiverie. E Martina non ce l’ha fatta. Non ha retto agli insulti, alle umiliazioni, alla denigrazione. Non ha retto all’ultima offesa e ha scelto di andarsene.

Martina si porta via un pezzo buono del nostro futuro e ci lascia le sue ultime ed amare parole.

“Sono brutta. Dicono che non sono degna di esistere, che inquino l’aria, che appesto l’ambiente. 

Sono un rifiuto della società, la sorella da nascondere agli amici, la figlia da proteggere dallo sguardo della gente, la moglie che nessuno vorrà mai.

Avrei preferito essere invisibile. Se fossi stata invisibile nessuno si sarebbe accorto della mia bruttezza ed io sarei stata libera di camminare per strada, di farmi spettinare dall’aria fresca, di lasciarmi baciare dal sole con spudoratezza, come nessuno ha mai fatto, come nessuno farà mai. Mi sarei fermata a respirare l’odore dei fiori immersa nell’armonia della Natura, senza sembrare, io, un errore della stessa Natura, senza quella fastidiosa sensazione di essere osservata con disgusto e sentirmi ripetere alle spalle quanto sia orribile.

Eppure non ho mai chiesto di essere bella per qualcuno. Vorrei soltanto che smettessero di ricordarmi quanto sia brutta ed essere lasciata in pace a vivere nella mia bruttezza. Chiedo solo questo. Di lasciarmi in pace.

Almeno i ragazzi mi evitano e basta. E’ vero, fanno la faccia schifata, ma se non altro mi evitano. Le ragazze no. Le ragazze vengono vicino per accertarsi della mia mostruosità, per provare l’ebbrezza dell’orrore e poi andare via ridacchiando nella loro stupida, felice ed immeritata bellezza!
Pensare di toccare un ragazzo, io, di abbracciarlo, è soltanto un sogno. Un sogno impossibile sulla mia pelle profumata di ambra e vaniglia che nessuno odorerà mai.

La gente è molto cattiva,  o forse la gente è cattiva con gli sbagli della natura come me, perché deturpano la vita. Mia madre dice di passare oltre ma io già da tempo ho smesso di passare sopra a tutto, perché tutto è passato sopra di me, frantumandomi. Non riesco più a fingere indifferenza davanti a tanta malvagità gratuita.

Ci sono momenti in cui il cuore sembra scoppiarmi dal dolore. Mi manca il respiro, mi manca l’aria. Sono ridotta in tanti piccoli pezzi e non ho più la forza di reagire. 

Così vado via, me ne vado in un posto in cui non troverò occhi che giudicano ma soltanto cuori che sentono. Un posto dove troverò finalmente la pace di cui ho bisogno e la comprensione per la mia scomoda bruttezza. Per sempre.”

Martina, 16 anni, vittima di bullismo.

Chi è Martina? 

Martina è la compagna di classe invisibile, la collega timida ed imbranata che ignoriamo, la conoscente che evitiamo, la cugina meno fortunata, l’amica antica e poco alla moda che non ci piace, quella che nessuno invita, che nessuno guarda, che nessuno vede.

Quello che è successo a Martina e a tutte le Martine del mondo è il fallimento eclatante di una società moderna e superficiale che basa tutto sull’apparenza, sull’avere, sulla futilità, sul nulla. 

Non è lei che ha perso. Ha perso la nostra società, gli educatori, i genitori dei bulli, chi l’ha condotta ad un gesto così tragico. Ha perso il senso di giustizia, quella vera che alberga nel cuore della gente perbene.

Tra i buoni propositi per il nuovo anno, aggiungiamo un punto in più: insegnare ai nostri figli ad avere rispetto per gli altri, per i diversi, per chi è più debole.
Facciamo in modo che le nuove generazioni siano educate all’amore universale, all’empatia e  alla compassione e  – allo stesso tempo  – insegniamo loro a difendersi dalla cattiveria del mondo. Che l’obiettivo comune ad una società civile sia quello di lavorare sodo per sensibilizzare chiunque nei confronti del dono più grande che ci è stato concesso: la Vita.

di Alina Di Mattia

Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduto è puramente casuale.

About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile di produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di scrittrice freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo diverse pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". E' tra i vincitori del Premio giornalistico Angelo Maria Palmieri 2018.

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