CASA VERDI. LA CASA DI RIPOSO DEI MUSICISTI


Foto di Eric Bachmann

“La chiamano Casa Verdi, come se lui abitasse lì, come se chi va in quel luogo lo potesse incontrare”.

Ed in effetti Giuseppe Verdi è seppellito proprio lì, in Piazza Buonarroti a Milano, al fianco della moglie Giuseppina Strepponi, nel luogo che egli fondò nel 1896, con un gesto di grande generosità, per ospitare gli artisti anziani ed offrire loro un luogo degno della loro arte.

Foto di Eric Bachmann

Fu inaugurata un anno dopo la morte del Maestro, esattamente il 10 ottobre del 1902, nel giorno del suo compleanno, e da allora migliaia di artisti sono vissuti nelle stanze del meraviglioso palazzo neogotico, progettato dall’architetto Camillo Boito.

Non desiderava costruire un ospizio Giuseppe Verdi, bensì un luogo in cui i musicisti potessero riposare e senza necessariamente portarsi dietro grandi traguardi o nomi altisonanti, ma solo la propria vita dedicata all’arte: musica, teatro, danza. Una casa che oggi accoglie 60 artisti in pensione e giovani studenti musicisti. Si legge infatti nello statuto, “Sono ammessi all’ospitalità cittadini italiani “addetti all’arte musicale” che abbiano compiuto l’età di 65 anni”, ovvero “maestri compositori, direttori d’orchestra, artisti del canto, professori d’orchestra, insegnanti di musica, coreuti e tutti coloro che hanno esercitato l’arte musicale per professione”.

La casa è aperta al pubblico. Sono stati numerosi i personaggi che hanno visitato la residenza, da Puccini a Strauss, a D’Annunzio, a Re Umberto I, a Mussolini.

Con un’offerta libera si possono ammirare collezioni d’arte di Verdi, i suoi arredi e la cripta dove è sepolto insieme alla sua sposa e respirare quell’aria di un tempo nobile che probabilmente non tornerà mai più ma che è tutto negli occhi dei suoi ospiti.

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About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di scrittrice freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo alcune pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". Nel 2018 ha ricevuto due prestigiosi premi giornalistici nazionali e tre riconoscimenti letterari.