CORONAVIRUS E IL TRACCIAMENTO DEI CONTAGI: UNA STORIA INFINITA


Pubblichiamo una lettera aperta inviata in redazione:

“In data 9 Ottobre 2020, un mio parente ha saputo di essere positivo al Covid 19. Immediatamente ha avvisato i suoi più stretti contatti familiari e non i quali si sono spontaneamente messi in quarantena.

Ognuno ha allertato i propri medici di base e da questi sono stati inseriti nella piattaforma per il tracciamento di altri casi di positività. La ASL aveva, nel frattempo, chiesto al primo positivo di fornire la lista dei suoi contatti nell’ultima settimana.

La ASL ci ha contattato il primo giorno di quarantena per dirci quanti giorni di isolamento avremmo dovuto osservare e per sollecitarci alla misurazione giornaliera della temperatura che poi avremmo riferito loro nelle successive telefonate, anch’esse giornaliere, da parte della ASL stessa, telefonate che non sono mai arrivate.

Dopo giorni di vani tentativi di chiamata ai numeri preposti per parlare con qualche operatore sanitario, finalmente sono riuscita ad avere appuntamento per il tampone per me e per i miei familiari conviventi, fissato in data 16 ottobre, dopo 9 giorni dal presunto contagio.

Nel frattempo ho iniziato ad accusare sintomi che potevano essere riconducibili al COVID, pertanto mi sono ulteriormente isolata all’interno della mia abitazione con tutte le problematiche connesse.

Il 16 mattina ci siamo recati a Pescina per sottoporci al tampone: il dottore è arrivato in ritardo perché non era stato avvisato in tempo da chi di competenza; risultava che solo io dovevo fare il tampone, ma non i miei familiari conviventi; a seguito della mail che mi era stata notificata dal ASL con cui eravamo stati convocati tutti e 4, ci hanno sottoposti al test, ma mancavano i codici identificativi che io mi sono dovuta far mandare dalla ASL, dopo aver nuovamente telefonato. Inviati i codici al dottore al suo numero personale, i tamponi sono partiti per Teramo per essere processati dall’Istituto zooprofilattico.

Ho ricevuto nel primissimo pomeriggio dello stesso giorno una telefonata dalla ASL in cui mi informavano che la provetta del tampone di mio marito era arrivata senata a Teramo e che poteva esserci stata una fuoriuscita del liquido da analizzare. Viene fissato un nuovo appuntamento per mio marito a oggi, lunedì 19 Ottobre. Mentre mio marito si recava ad Avezzano per farsi “tamponare” nuovamente, ricevo l’email in cui venivo informata del risultato negativo del tampone del mio coniuge. Un sospiro di sollievo, visto che anche gli altri test, il mio e quelli dei figli, sono negativi. Gli altri familiari in quarantena, circa 20, compresi i più stretti congiunti del positivo iniziale, non sono mai stati contattati dalla ASL, anzi, venerdì scorso avrebbero dovuto sottoporsi al test diagnostico, ma non erano stati avvisati e l’appuntamento è stato rimandato a questa mattina. Lo hanno saputo solo dopo che loro stessi, non ricevendo notizie, hanno chiamato i numeri di riferimento.

L’Odissea non è finita qui, perché, per tornare a lavoro e far rientrare i figli a scuola, dovevo avere il certificato attestante la negatività al COVID; non avendo risposta dall’Ufficio di Igiene e prevenzione, sono riuscita a contattare, dopo ore di telefonate a vuoto, un medico della struttura sanitaria preposta che gentilmente ha rilasciato, dopo aver ricevuto la mail della ASL inoltratagli da me, l’idonea certificazione.

La stessa situazione surreale si è verificata per altri miei parenti che, però, non sono ricollegabili al primo positivo: dopo il silenzio assordante della struttura sanitaria competente, la persona risultata positiva ha chiamato la ASL per fissare il tampone ai propri familiari e contatti stretti.

Dopo giorni di attesa, la buona notizia è che domattina potranno recarsi tutti a fare il tampone presso l’interporto di Avezzano nella nuova struttura dedicata”.

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