DON ALDO ANTONELLI:" IL CARRIERISMO…"


Ieri per caso, ma il caso è sintomatico, tre persone, in tre occasioni diverse si sono rivolte a me salutandomi con appellativi indecenti, vergognosi. Un mi si inchina dicendomi “Reverendoooooo!”.

Un secondo mi chiama, aprendo le braccia: “Monsignoreeee!”.

Il terzo, mentre eravamo a cena, dice pubblicamente: “Se don Aldo fosse stato un pò più accorto, oggi sarebbe un Cardinale!”.

Non ce l’ho fatta ed ho reagito malamente, condannando questa malattia di squalificare le persone riempiendole di vuoto. Quest’ultimo, poi, era un amico e quindi me lo sono potuto permettere.

Ecco. Non sopporto questa prostrazione generalizzata verso i titoli, le onorificenze e, soprattutto, verso i carrieristi! Questo soprattutto in una Chiesa dove a primeggiare dovrebbe essere lo spirito di servizio. I titoli roboanti, la gerarchizzazione delle persone e dei servizi mi danno fastidio, mi fanno venire l’orticaria. Dirò di più. Nella mia considerazione, anche a fior di pelle, sapere di qualcuno che è “monsignore” o “cardinale”, ne penso male: “non è uno di buono”, mi dico.

Normalmente, eccetto qualche felice eccezione, la carriera la fanno persone senza personalità, ipocriti senza scrupoli, drogati di potere senza libertà, mendaci camaleonti che cambiano parole e comportamenti a seconda delle occasioni.

A questo riguardo Carlo Maria Martini, in un corso di esercizi spirituali a Galloro nella casa dei Gesuiti nel 2008, ebbe a dire: «Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie, perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al papa stesso…Purtroppo ci sono preti che si propongono di diventare vescovi e ci riescono. Ci sono vescovi che non parlano perché sanno che non saranno promossi a sede maggiore. Alcuni che non parlano per non bloccare la propria candidatura al cardinalato. Dobbiamo chiedere a Dio il dono della libertà. Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità. Ci vuole grande grazia. Ma chi ne esce è libero».

Lui, cardinale, un’eccezione in quella fauna di arrivisti e profittatori.

Ancor più duro Tonino Bello, anche lui eccezione tra i Vescovi, ebbe a scrivere: «La carriera. Una parola che in antico richiamava l’andatura veloce del cavallo, ma che oggi richiama l’attitudine strisciante della lumaca. Questa spregiudicata professione dell’arrivismo, questa viscida idolatria degli arrampicatori sociali, dinanzi al cui altare tanta gente offre olocausti, peggio di come faceva il popolo ebreo davanti al vitello d’oro…»

(Ad Abramo e alla sua discendenza; La Meridiana; p.70).

Voglio sperare che anche Francesco, tra i papi, sia un’eccezione!

Buona giornata.

Aldo

 

 

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