Don Aldo Antonelli: "Sono le disuguaglianze a produrre fame e terrorismo"


Da Bolzano l’amico Gualtiero ha scritto una “lettera agli amici” che inizia con queste proemio funebre:

«Una storia, quella che stiamo vivendo, impossibile da giustificare. Mai tante distruzioni, assassini di gente inerme. Mai così promettente il mercato delle armi e delle bombe più sofisticate. Mai un’umanità tanto compromessa e sottomessa dalla paura, che rischia la vita solo perché vive. Ancora sporca per le guerre spietate sofferte con le barbarie degli ultimi quattro secoli.

Per quanto dovremmo ancora vedere  resoconti di bambini uccisi o accovacciati nel tunnel di una metropolitana, o arenati dal mare, o sottratti dalle macerie della loro casa, o di donne che fuggono verso il nulla? La nostra, è paura o ignavia?  Sono le disuguaglianze a produrre fame e terrorismo».

A conferma che la sua lettura della nostra attuale situazione non è dettata da pessimismo personale, ci sono i dati che sto raccogliendo e che utilizzerò nell’incontro-dibattito cui parteciperò domani sera ad Aielli (AQ) alle ore 21,00.

Ve li consegno così come li ho raccolti.

Eccoli.

 

La Giustizia Civile (durata dei procedimenti per numero di giorni)

PAESI Durata

in 1° Grado

Durata

in Appello

Durata

in Cassazione

Durata Totale
Svizzera 131 142 95 368
Francia 274 343 333 950
Spagna 272 189 316 778
Portogallo 425 120 90 635
Svezia 186 117 225 528
Giappone 107 114 146 368
Italia 564 1.113 1188 2.865

(La fonte: Rapporto Ocse, Giustizia civile: come promuoverne l’efficienza? Giugno 2013, pag. 12)

 

La Corruzione

 

PAESI (Dal meno al più corrotto) INDICE
1-      Danimarca 92
2-      Nuova Zelanda 91
12- Germania 79
19- Stati Uniti 74
26- Francia 69
39- Slovenia 58
47- Ungheria 54
64- Turchia 45
69- Italia 43
100- Cina 36
136- Russia 27
145- Kenya 25
150- Paraguay 24
175- Somalia 8

 

 

 

 

(La fonte: Transparency International, Corruption Perception Index 2014, 3 Dicembre 2014 – La classifica comprende 175 paesi)

Mafia e corruzione sono piaghe infami del nostro paese. Le cifre annuali dei rispettivi business sono letteralmente da capogiro:

  • 150 miliardi per le mafie (grazie all’accumulazione dei capitali il­leciti derivanti tra l’altro dai traffici di droga, armi, rifiuti tossici, esseri umani, appalti truccati e via seguitando);
  • 60 miliardi la corruzione, 1.000 euro l’anno per ogni cittadino italiano, neonati compresi, una tassa pesante, vergognosa e occulta.
  • Per evasione fiscale siamo il terzo paese al mondo, dopo Messico e Turchia, con un gettito che Confcommercio, nel 2012, ha calcolato in 155 miliardi di euro.
  • La media europea di consumo del suolo è del 2,8%, da noi è del 7,3 % (cfr. Ispra, marzo 2014): un dato devastante in sé e soprattutto per le nefaste conseguenze che ne derivano sul piano idrogeologico.
  • La disoc­cupazione giovanile supera il 44% (media europea 22,5%).
  • Per investi­menti in cultura siamo ultimi in Europa. La ricerca praticamente non sap­piamo più che cosa sia. La fuga dei cervelli è una slavina inarrestabile.
  • Le imprese che chiudono sono purtroppo sempre più numerose, e di quelle ancora relativamente in salute fanno sovente incetta investitori stranieri.
  • Aggiungiamo ancora che la Banca mondiale, nella classifica dei paesi in cui conviene investire, colloca il nostro paese agli ultimi posti su 189 paesi esaminati a causa della inefficienza della giustizia (cfr. World Bank Group, Doing Business 2015).

 

La nota pastorale della Commissione ecclesiale della Cei «Giustizia e pace» del 4 ottobre 1991 intitolata Educare alla legalità, denunziava come inquietante «la nuova criminalità così detta dei “colletti bianchi”, che volge ad illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte».

«Non vi è solo paura, ma spesso anche omertà; non si dà solo disimpegno ma anche collusione; non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per ottenere ciò che altrimenti non si potrebbe avere. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del gruppo criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il “comparaggio” politico o criminale che il rispetto della legge e della propria dignità».

Peccato che queste parole del 1991 sembrano essere state come cenere al vento, tanto da poter essere ripetute pari pari ancora oggi.

Pace e bene!

Aldo

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