E SE LO STALKER CE L’HAI IN CASA?


‘Fare la posta’, ‘braccare’,  è questo il significato della parola inglese stalking. Una forma di abuso attraverso cui si tenta di distruggere, annientare un’altra persona procurandole sofferenze di qualsiasi natura.

Un insieme di atti di terrorismo psicologico che si perpetrano attraverso:

  • Email, sms, messaggi WhatsApp e messenger, in quantità spropositate da diventare un fastidio;
  • telefonate continue a qualsiasi ora, anche di notte;
  • appostamenti;
  • denigrazioni presso il luogo di lavoro o di studio;
  • uso dei social per screditare la vittima, creando ad esempio falsi profili o pubblicando annunci di sesso a pagamento a nome della vittima e con il suo numero di telefono;
  • invio di regali;
  • minacce;
  • danneggiamento di beni come l’automobile;
  • rapimento o uccisione degli animali domestici;
  • visite non gradite in casa o sul luogo di lavoro;
  • tentativi di approccio sessuale.

Per citarne alcuni.

Sono oltre diecimila, ogni anno, le denunce per stalking in Italia.  Il 70% delle vittime è di sesso femminile. Ciò non toglie che le vittime di sesso maschile siano un numero notevolmente maggiore, ma per retaggio culturale, lo sappiamo bene, l’uomo ha la tendenza a non denunciare i maltrattamenti subiti, come ampiamente spiegato in questo articolo.

Ne sono vittime personaggi televisivi, politici, celebrità, persone esposte al pubblico che, proprio per la particolare visibilità, ottengono attenzione (e protezione) più di quella che le vittime sconosciute riescano ad avere. Il fattore più preoccupante però è che la maggior parte delle denunce per stalking, e purtroppo dei conseguenti ed annunciati omicidi,  vengono commessi in ambito familiare o affettivo, nel luogo che dovrebbe essere quello più sicuro, a casa.

La quarantena da Covid-19, peraltro, ha costretto ad una convivenza forzata delle vittime con i loro aguzzini, mariti, mogli, figli, padri violenti, ex. Ci si ritrova  a dividere giornate intere in spazi ristretti senza poter uscire per lavorare, fare la spesa, accompagnare i figli a scuola. Senza avere la libertà di fare una telefonata ad un amico, ad un familiare, lontani e al riparo da qualcuno che ‘ci fa le poste’. Appunto.

L’isolamento, inoltre, alimenta la violenza domestica soffocando ogni reazione della vittima. Qualcuno erroneamente parla di decrescita degli omicidi nell’ultimo biennio, dimenticando che denunciare un convivente per stalking e allo stesso tempo essere costretti alla convivenza forzata è più pericoloso per la vittima, che tende perciò ad ignorare i fatti. A sopportare. A conferma di ciò, il numero delle denunce di violenza domestica arrivate in pretura in epoca di pandemia, sono nettamente in calo. Si pensi al caso di Clara Ceccarelli, la commerciante genovese braccata e uccisa dall’ex compagno, che aveva pagato in anticipo il suo funerale. Rassegnata a morire per colpa di uno Stato che non tutela i suoi cittadini.

Lo stalking è un virus insidioso quanto il Covid-19 che ogni giorno ammala e uccide le persone, un comportamento malato per il quale non esiste vaccino.  

Nelle vittime comporta gravi sofferenze psicologiche, quali disturbi d’ansia, sindrome post-traumatica da stress, isolamento sociale, depressione.

Con la sentenza della Cassazione Penale n. 61 del 2 gennaio 2019, per la configurazione del reato di stalking sono sufficienti pochi messaggi o una telefonata dal tono minaccioso, che costringono la vittima a modificare le proprie abitudini.

Il reato di stalking, attualmente, non è punito sufficientemente a garantire alle vittime del reato una adeguata forma di protezione.  Per tale motivo la Legge n. 208/2015  ha istituito nelle aziende sanitarie un percorso di protezione  finalizzato a tutelare le persone vittime di violenza e stalking. 

Se sei vittima di stalking, non esitare, chiama il numero 1522.

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