Emergenza incendi. Quando una sigaretta e dei cerini possono scatenare l’inferno


Abruzzo. Sono sufficienti una sigaretta, una manciata di fiammiferi e un elastico per dar vita ad un’apocalisse come quella del monte Morrone. La sigaretta fa da miccia e i cerini stretti attorno ad essa si accendo tutti insieme quando vengono toccati dal tabacco incandescente. Quest’ innesco va piazza in mezzo alle sterpaglie, per poi allontanarsi tranquillamente, tanto farà tutto da solo.

Dietro la progettazione di tali congegni c’è di sicuro la mente malata di un uomo, che per motivi oscuri a chiunque odia la stessa natura in cui vive.

A contrastare le azioni di tali esseri, sempre se individui possono essere definiti, ci sono sempre loro i Vigili del Fuoco, che ogni giorno a testa bassa e senza pretendere alcun tipo di ringraziamento indossano la divisa e vanno nelle zone dove c’è più bisogno.

Vigili del Fuoco, che anche a causa dell’eliminazione del Corpo Forestale, si ritrovano con un numero di uomini e di mezzi non sufficiente a coprire le emergenze e la vastità del territorio abruzzese.

La gran parte delle circa 8.000 unità del corpo, specializzate nel contrasto agli incendi boschivi, è transitata in maniera coatta nell’Arma dei Carabinieri e solo pochissime centinaia, nemmeno 400, sono state assegnate ai Vigili del Fuoco. Questi ultimi hanno così ereditato la complessa competenza del Corpo forestale sugli incendi boschivi nonostante siano palesemente sotto organico, senza i mezzi adeguati e i presidi capillari di cui era dotata ”la Forestale”. Così come va segnalato che numerosi elicotteri dell’ex Corpo forestale dello Stato, con personale addestrato specificatamente per l’antincendio, sono a terra e non volano, e nessuno ha pensato a una soluzione per risolvere questo imbarazzante problema.

 

A.D.P.

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