FILO NASCOSTO… CON SORPRESA


* di Emanuela Medoro

 

Il Filo Nascosto, un film diretto da Paul Thomas Anderson attualmente in programmazione, riserva alle spettatrici e agli spettatori il piacere di vedere l’ambiente e il processo di confezione di abiti di grande lusso. Il protagonista del film, ambientato in Inghilterra negli anni ’50, è Reynolds Woodcock, interpretato da Daniel Day-Lewis, formidabile attore dal volto e dallo sguardo mutevoli e dal corpo agile e longilineo. I suoi capolavori, ideati sulla carta con matita a carboncino, nascono su tavoli da lavoro da mani espertissime e veloci, provati su manichini, confezionati ed infine poggiati dalle  sue mani dal magico tocco sulla fortunata persona acquirente. Anche se priva di linea perfetta, sicuramente dotata di ingentissimo patrimonio personale.

Che tipo di uomo è questo genio dell’alta moda?  Assolutamente concentrato sul suo lavoro, per una vocazione totale. Legato da ricordi e presenze alla sua famiglia d’origine, fin da ragazzo si dedicò alla creazione e confezione di abiti fastosi ed eleganti. Vive circondato e ubbidito da donne che operano in funzione dei suoi umori e dei suoi capricci.  Scapolo per vocazione, ammette qualche compagna nel suo privato, finché un giorno in un bar ordina una pantagruelica colazione all’inglese ad una cameriera, Alma, che gli sorride. Taglia 40 per un metro e settanta, viso dai lineamenti perfetti, sorriso lieve, riservata e misteriosa, diventa il suo manichino vivente, e musa ispiratrice.

Fra i due, un filo segreto di complicità e amicizia. Lei si innamora di lui, vuole l’uomo, non solo l’attenzione dell’artista. Falliti i più ovvi tentativi di seduzione, questa dea dell’alta moda va a spasso per i boschi, in cerca di funghi. Sorpresa! Coglie il fungo giallo con le lamelle, tossico, e ne fa una polvere che mette nel tè, e lui lo beve. Ripresosi dall’inevitabile malessere di febbre e allucinazioni, il genio Reynolds cede alle aspirazioni di lei.

Francamente il cedimento mi ha sorpresa perché mi aspettavo da lui una reazione razionale e severa. L’uso di un allucinogeno potenzialmente mortale per sedurre un uomo mi è sembrata un’azione azzardata, streghigna e malefica, una macchia nel mondo del sogno della bellezza, eco di un medioevo buio e anacronistico stile streghe di Macbeth se riferito alla cultura inglese, stile fatture e fattucchiere nella nostra cultura. Questo elemento arcaico sul momento mi ha fatto ridere come troppo estraneo all’ambiente e all’epoca. Ripensandoci lo vedo solo come una pensata originale e assai discutibile. Da notare infine che in questo film sono assenti del tutto scene di amore e passione, forse in quegli anni a Londra era ancora viva la morale vittoriana.

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