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Garante detenuti, Bracco: “60 pugni nello stomaco” 


 

 

“’Cari Consiglieri, vi chiedo di voler procedere nel corso della riunione del Consiglio regionale prevista per il prossimo 31 ottobre alla elezione del Garante dei detenuti nella Regione Abruzzo, che ormai si rende urgente e non più rinviabile. Recentemente, anche in seguito a fatti molto gravi accaduti nelle carceri abruzzesi, le stesse rappresentanze sindacali degli agenti di custodia hanno evidenziato, confidando nella decisione del Consiglio regionale, l’estrema urgenza dell’insediamento del Garante, al fine di poter costituire organismi fondamentali per la stessa tutela e sicurezza nelle carceri dei detenuti e degli operatori. Sono sicuro di incontrare la vostra sensibilità personale e istituzionale. Firmato Giuseppe Di Pangrazio’. Correva la data del 24 ottobre 2017. Da allora sono trascorsi undici mesi. Risultati ottenuti? Zero. Il Garante è stato eletto? No. La decima legislatura che accinge a concludersi porta con sé una macchia indelebile che ha dato dimostrazione di quanto l’attuale maggioranza consiliare abbia a cuore i problemi che vivono sia i detenuti sia i servitori dello Stato che nelle carceri lavorano”. Leandro Bracco, consigliere regionale di Sinistra Italiana, stigmatizza la non elezione di una figura di basilare rilevanza nell’ottica del buon funzionamento degli istituti di pena e cioè il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. “Oramai – afferma Bracco – sono trascorsi oltre tre anni da quando l’elezione del Garante venne inserito per la prima volta come punto all’ordine del giorno di una seduta del Consiglio regionale. Era infatti l’11 agosto 2015 e da allora l’aula Sandro Spagnoli dentro la quale hanno appunto luogo le sedute del Consiglio ne ha viste di tutti i colori. In questi 37 mesi hanno preso forma scene tutt’altro che edificanti. Ben sessanta sedute nell’ambito delle quali, pur essendo inserito come punto all’ordine del giorno, l’elezione del garante non ha mai avuto uno sbocco certo ma soprattutto definitivo”. “Visto che è giunto il tempo dei bilanci – prosegue Bracco – le scene che più mi sono rimaste impresse sono state quelle improntate al ‘fuggi fuggi’ generalizzato e bipartisan con conseguente mancanza del numero legale poco prima della trattazione della questione Garante dei detenuti. Scene alla stregua di quando una madre chiama dal balcone il proprio figlio intento a giocare con i suoi amichetti per farlo salire a casa per pranzo prima che la pasta si raffreddi. Scene biasimevoli, scene comiche, scene surreali che però purtroppo si sono verificate in non poche occasioni”. “La maggioranza a guida PD – evidenzia Bracco – con il passare dei mesi ha però cercato di salvare il salvabile approvando la pdl 409/2017 che è andata a modificare la procedura di elezione del Garante stesso. Tutto inutile in quanto a oggi, in Abruzzo, il Garante dei detenuti continua a essere una chimera. Sono certo che nessun Consiglio regionale d’Italia possa fregiarsi del primato di non aver portato all’approvazione definitiva un provvedimento il cui primo inserimento all’ordine del giorno è addirittura datato 11 agosto 2015. Un record di cui andar fieri e orgogliosi. Un traguardo encomiabile grazie al quale poter andare in giro impettiti. Oltre tre anni di stasi che nessuna assemblea legislativa d’Italia potrà mai eguagliare”. “Ma i tentati suicidi di detenuti – si chiede Bracco – insieme alle aggressioni subite dalle guardie penitenziarie e agli atti di autolesionismo dei carcerati non rivestono importanza? Certo che ce l’hanno ma fino a un certo punto. Il Garante dei detenuti è una questione assai delicata che difficilmente veicola voti. Anzi tutt’altro. Meglio dunque affrontarla sottotraccia, a bassa voce. Alcide De Gasperi – conclude Leandro Bracco – aveva ragione da vendere: ‘Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione’”.

 

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