Giammarco Menga, dall’Aquila a Mediaset Premium: “Ci vuole passione infinita e miglioramento continuo”


Per tutti gli appassionati di giornalismo sportivo e non, abbiamo intercettato Giammarco Menga, giornalista di Mediaset Premium. L’occasione è quella per conoscere più da vicino il mestiere del giornalista, parlandone con uno che è arrivato tra i grandi dello sport.

 

Giammarco, tu sei aquilano. Scommetto che agli esordi seguivi da vicino L’Aquila Calcio. Come hai iniziato?

Ho iniziato da bambino a seguire la squadra della mia città, partecipando a trasmissioni televisive. Ricordo ad esempio i miei esordi a Teleabruzzo con Dante Capaldi quando avevo 11 anni. Poi a diciotto ho fatto le mie prime esperienze prima a laQtv e poi a Tvsei. Intanto ho iniziato anche a scrivere per il quotidiano IlCentro, occupandomi dell’Aquila e della Lega Pro per oltre cinque anni.

 

Che studi hai intrapreso per diventare giornalista sportivo?

Questo è un lavoro che si apprende sul campo, affinando le competenze con una solida cultura di base. Non è stato semplice conciliare gli studi al lavoro, ma sono convito che alla lunga i sacrifici portino i frutti. Ho studiato Lettere moderne ad indirizzo giornalistico alla Sapienza di Roma. Rifarei questa scelta altre mille volte. Mi ha fornito le base per muovermi nel mondo del lavoro. D’altronde il giornalismo è innanzitutto parola.

 

Quali sono state le tue sensazioni quando eri per la prima volta inviato Mediaset ed hai seguito da vicino il tuo primo ritiro del Pescara Calcio?

Difficile da descrivere. Sono cresciuto guardando tutti i giorni Studio Sport e ritrovarmi a contribuire nel mio piccolo ai telegiornali e alle dirette mi ha dato emozioni indelebili. La strada è ancora lunga perché sono appena agli inizi, ma per ora sono felice di quello che sto facendo. La strada giusta è non appagarsi mai e tentare di migliorarsi ogni giorno.

 

Quale è stata l’intervista che ti ha entusiasmato di più?

Di sicuro quelle fatte a caldo dopo le prime partite di serie A che ho seguito da bordo-campo. Tra queste, ricordo la prima in assoluto a fine partita con Hamsik dopo Pescara-Napoli e quella a Javier Zanetti prima di Pescara-Inter.

 

Due “ingredienti” per affermarsi giornalista sportivo?

Passione (infinita) e testardaggine. E’ un lavoro non adatto per chi vuole tutto e subito. Bisogna fare tanta gavetta, accettare di lavorare all’inizio senza retribuzione, diventare imprenditori di se stessi e sperare poi di raccogliere quanto si è seminato. Bisogna anche essere fortunati ad avere una famiglia che può sostenerti economicamente nei primi anni di attività quando non si è pagati e bisogna solo investire per il proprio futuro. Io ho avuto tutto questo e mi reputo davvero fortunato in un mondo sempre più duro per i giovani.

 

Allo stadio Adriatico interagisci con i radiocronisti da bordo campo, quale allenatore è più scalmanato?

Nelle mie prime esperienze ho seguito prevalentemente le partite dalla postazione vicina a Massimo Oddo. Si fa sentire durante i novanta minuti.

 

Un consiglio a chi vuole intraprendere questo mestiere?

Se pensate che sia questa la strada della vostra vita, non perdete la speranza di farcela neanche per un momento. E’ anche vero che per arrivare ad un obiettivo, bisogna alzarsi la mattina con la voglia di fare ogni giorno qualcosa di importante. Solo con questa mentalità si possono ottenere risultati.

 

A cura di Lamberto Pascucci

Fonte MarsicaSportiva.it

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