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GLI ABRUZZESI DELL’ECCIDIO DI TREUNBRIETZEN


Treuenbrietzen si trova a circa 70 chilometri da Berlino. Qui 160 soldati italiani furono rinchiusi per 20 mesi sorvegliati dai nazisti con il mitra puntato. Lavoravano per la Metawarren Fabrik, una grande fabbrica di materiale bellico che produceva pallottole per fucili. 12 ore al giorno di fatica, un solo pasto alle 6 di sera, una zuppa e 150 grammi di pane. Si lavavano ogni 6 mesi, i vestiti cadevano a pezzi, la polmonite e la tubercolosi facevano le prime vittime. Nelle baracche, infatti, il freddo era terribile e, a volte, gli internati venivano svegliati di notte e costretti ad uscire con una temperatura di 10 gradi sotto zero per appelli di controllo, a volte a torso nudo perché non c’era nemmeno il tempo per ripararsi. I maltrattamenti erano programmati con rigore scientifico.

Il lager ha la sigla 782/C e la contabilità nazista registra 11 deceduti in prigionia, morti di stenti o di malattia. Poi c’è una vampata di speranza, forse saranno salvati. E’ il 21 aprile del 1945, sono le sei di sera quando si sente lo sferragliare di un mezzo corazzato nelle vicinanze del campo, è un carro armato sovietico. Il giovane russo che esce dalla torretta intimando la resa ai tedeschi viene falciato da una raffica, ma la reazione dei suoi compagni piega i tedeschi che si ritirano. Ai prigionieri viene chiesto di non muoversi dal campo perché la zona non è ancora sotto il controllo dell’Armata Rossa, ma il sollievo per una libertà imminente si fa strada. Accade però che un reparto tedesco in fuga irrompe nel campo. 127 italiani, in gran parte giovani, sotto la minaccia dei fucili, sono costretti a marciare nella boscaglia fino a raggiungere un accampamento nazista mimetizzato.

Qui i prigionieri per più di mezz’ora assistono a conciliaboli affannosi tra ufficiali mentre la paura li attanaglia. Poi sono avviati ad una cava e qui comincia il massacro. I feriti agonizzanti vengono finiti con un colpo alla nuca, i cadaveri vengono sepolti sotto uno strato di sabbia. Tre sopravvissuti, scampati miracolosamente, salvati dai cadaveri dei compagni colpiti dai primi proiettili: Edo Magnalardo, Antonio Ceseri e Germano Cappelli emergono dalla carneficina con i vestiti inzuppati del sangue dei loro compagni. Sono 25 i veneti vittime di questa esecuzione dettata dalla crudeltà e dalla situazione militare sempre più difficile per i tedeschi ormai circondati dalle pattuglie russe. L’episodio di questa immane ecatombe che travolse i militari italiani è particolarmente toccante proprio per la speranza di libertà che si era accesa e che lasciava presagire la fine di un incubo. Poi aveva prevalso la malasorte e la morte era arrivata in una cava mimetizzata dagli alberi della boscaglia.

Grazie all’opera misericordiosa del Missionario veronese Monsignor Luigi Fraccari, andato volontario in Germania dopo l’8 settembre 1943 per portare assistenza materiale e spirituale agli Internati Militari Italiani, vennero recuperati i corpi dei 127 Caduti a Treunbrietzen (113 identificati) e vennero inumati nel cimitero di Nichel (Cimitero italiano).Nel 1955, le Spoglie di questi Caduti furono traslate dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra nel Cimitero militare italiano di Berlino (Friedhof Zehlendorf).

I SOLDATI ABRUZZESI CHE FECERO PARTE DI QUESTO TRISTE EVENTO

Carbone Antonio, nato l’8 febbraio 1912 a San Vito Chietino (Chieti) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 2 , tomba 113 .

 

Libertini Luigi, nato il 24 settembre 1921 a Massa d’Albe (L’Aquila) . Grado: Soldato . Arma o Corpo dell’Esercito: Alpini . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 16 , tomba 127 .

 

Macera Mascitelli Amedeo, nato il 4 aprile 1923 a Gioia dei Marsi (L’Aquila) . Grado: Caporale . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 7 , numero 18 , tomba 129

 

Mancini Francesco, nato il 14 agosto 1918 a Celano (L’Aquila) . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Artiglieria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 3 , tomba 135 .

 

Nuccetelli Angelo, nato l’8 marzo 1923 a Scurcola Marsicana (L’Aquila) . Grado: Caporal Maggiore . Arma o Corpo dell’Esercito: Fanteria . Luogo di prima inumazione: Cimitero italiano di Nichel . Luogo di seconda sepoltura: Cimitero militare italiano d’onore di Berlino (Zehlendorf) . Posizione tombale: riquadro 1 , fila 8 , numero 6 , tomba 138 .

 

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About Ivan Cicchetti

Ivan Cicchetti
Nasce a Roma nel 1978, scrittore, poeta, novellista e librettista teatrale. Nel 2008 e nel 2009 è stato responsabile della sala stampa della mostra internazionale AQUILA ANTIQUA a L'Aquila. E' stato collaboratore di diverse testate giornalistiche abruzzesi. Da Settembre 2017 collabora come giornalista con la testata IL FARO 24 NEWS

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