IL MIGLIORE SI CHIAMA “EL PEOR”


Vi presento il tatuatore Samuel Cilli: l’anello che congiunge l’artista, il professionista ed una persona con una bella storia da raccontare

di Andrea Cilli

 

 

Samuel, ma perché “El peor”?

“Ahahahah eh, che storia. Quella sera eravamo io e un mio caro amico. Io avevo deciso di aprire lo studio ma mi mancava ancora il nome. Mi ricordo tante birre quella sera, madoo…però anche il lampo di genio con cui il mio amico, fondendo il tema cicano con una battuta scherzosa “sei il peggiore”, ha tirato giù il nome: El Peor, il peggiore in cicano appunto. Che poi almeno voglio dire, se a qualcuno non gli gustasse il tatuaggio fattogli,  potrei sempre dirgli che del resto c’era scritto chiaramente fuori dalla porta ahahahah”.

Ironico, cordiale, geniale, sicuramente fuori dal comune: aggettivazioni che ritengo si confacciano benissimo a Samuel, che lo descrivano fedelmente.

Lo studio di cui parla è il suo attuale “El Peor Studio”, sito a Silvi Marina (TE) in via Ernesto Romani numero 49. Piccolo, accogliente, con colori caldi e tantissimi riferimenti allo stile cicano. E quella conversazione riferitami risale al 2014, anno nel cui aprile l’avventura del nostro amico è incominciata: o meglio, lui l’ha fatta incominciare.

In realtà tatuo da sette anni. Tutto è incominciato per caso. Un giorno un mio amico tatuatore vedendo dei miei disegni (soprattutto ritratti realistici) mi propose di utilizzarli come tatuaggi: e da li che è partito tutto. Io disegno dall’età di dieci anni e sinceramente non mi sarei mai aspettato di arrivare fino a qui. So che ho ancora tantissimo da fare, imparare e sperimentare: però sento che di acqua sotto i ponti ne è già passata davvero tanta da quando tutto, forse per scherzo, è incominciato”.

Un ragazzo con un’umiltà pazzesca: questa è stata la cosa che più mi ha colpito quando l’ho conosciuto in occasione del mio primo (e fin ora unico) tatuaggio, mesi fa. Avevo un po’ di paranoie, non voglio dire bugie. Penso sia anche normale al primo tatoo: un po’ perché è permanente, un po’ perché ci sono di mezzo aghi che non è mai una cosa bella. Però Samuel mi ha accolto con enormi pazienza e disponibilità , rispondendo ad ogni mia domanda (e sono state davvero tante). E soprattutto, tranquillizzandomi per la cosa a cui forse tenevo più di tutto: l’igiene. Con me, come con tutti, eseguì il fondamentale rito della illustrazione di quali strumenti avrebbe usato, dei prodotti, della loro scadenza, della sacra apertura della merce sterile. Un professionista che sdrammatizzava con battute e risate, un grande.

Il momento in cui quel mio amico mi propose di diventare tatuatore dopo aver visto i miei disegni, fu seguito da un mese di riflessione: al termine del quale presi la mia decisione ed iniziai questa avventura. Ripeto, all’inizio mi sembrava tutto uno scherzo..forse non ci credevo neanche io. Ma mi ricordo che, quando mi trovai per la prima volta a tatuare seriamente beh non mi sembrò più uno scherzo: volevo solo concentrazione e nessun estraneo attorno. Sentivo che stavo realizzando qualcosa di permanente sulla pelle di una persona e ne sentivo l’enorme responsabilità. E’ stato fantastico”.

Com’è stato l’inizio Samuel?

Beh, anzitutto devo dire grazie ai miei amici. Ho avuto la fortuna e l’onore di tatuare loro inizialmente. Il clima era disteso ma non era uno scherzo, ripeto. Ho iniziato con cose piccole: sia usando gli stencil che tatuando a mano libera. Il loro apporto è stato fondamentale. Poi a mano a mano ho avuto sempre più richieste di tatoo: sono arrivato ad avere una lista d’attesa di due mesi: a quel punto ho capito che quello era il momento di aprire il mio studio”.

Nient’altro?

“Beh devo anche ringraziare la -Body Supply- di Sambuceto, ringraziare Michele: si tratta di una attività che commercializza materiali per studi di tatuaggi. Alla Body mi hanno spiegato tantissime cose, su strumenti e materiali. Inoltre all’inizio non è facile con i pagamenti ed anche li loro mi sono venuti molto incontro: gli sono grato, molto riconoscente”.

Samuel, vedo che hai molti tatuaggi. Ma te li sei fatti da solo?

Alcuni si, su di me ho sperimentato molto. Poi alcuni me li ha fatti la mia ragazza, altri dei miei amici. Questo qui (indicando un tatoo del chitarrista Slash dei Guns and Roses sul suo braccio) per esempio, lo abbiamo fatto un po’ io e un po’ la mia ragazza.

 

Il tatoo di Slash che Samuel si è in parte fatto da solo

 

Ok Samuel, però vorrei anche raccontare qualcosa di te. Se ti va. Vai, a ruota libera: dimmi quello che vuoi.

“Beh, ho avuto la fortuna di lavorare nel mondo dello spettacolo per diversi anni. Soprattutto teatro, ma anche molto nel mondo della musica. Anzi, avevamo anche una band, io e alcuni amici: ci chiamavamo i –TAXXXI-…caspita, non mi ricordo bene per cosa stessero le tre x: comunque qualcosa di pornografico ahahaha“. Attimo di silenzio, poi prosegue. “Beh, tornando seri, lavorare nel mondo dello spettacolo mi ha dato modo di collaborare per tre anni con la band –Gli Intillimani-, soprattutto in Sardegna, negli anni 2007-2008 e 2009. Ma anche con Arisa, per tutta la sua prima tournee: credo che fosse il 2011. Inoltre ho avuto anche l’opportunità di collaborare nello spettacolo –Amici di Maria De Filippi.”

Ok, quindi teatro e musica. Ma cosa facevi di preciso?

“Soprattutto service tecnico: tecnicista, elettricista, montaggi vari. E’ stato bello, ma ad un certo punto un po’ la crisi ha iniziato a farsi sentire, un po’ forse non mi ci vedevo in quel lavoro o non vedevo un futuro per me. Era il 2013 più o meno. Però per fortuna poi nel 2014, ho iniziato con lo studio. La band invece poi si è sciolta: un po’ perché gli elementi si sono spostati per lavoro, un po’ gli accidenti vari. E’ andata così..però è stato bello. Poi il tempo passa, si perde la mano. Sulle cose bisogna dedicarsi credo: fai una cosa ma falla bene. Io ho suonato per 18 anni la chitarra elettrica, anche per 10 ore al giorno: adesso non suono più da nove ormai e la cosa mi rammarica molto.”

E invece un po’ di numeri? Parlo dello studio

“Beh, devo dire che i numeri sono abbastanza fortunati. Nell’anno di apertura, il 2014, ho tatuato oltre mille persone! Viaggiavo in media sulle tre persone al giorno, ma c’erano volte che arrivavo anche a sette. E molte migliaia di euro in materiale di consumo, che giustamente essendo tanti i tatuaggi andava via come il pane. Però ho riflettuto molto su quei numeri. Negli anni a seguire ho cercato di fare delle scremature, soprattutto per lavorare con la calma che ritengo dovuta: fare meno ma fare bene, anche e soprattutto con progetti molto impegnativi. Ad oggi sto sulle 400 persone l’anno e quando posso cerco di farne una al giorno: per esempio quando mi capitano progetti di sette, otto, anche nove ore.”

 

 

Fare meno, fare bene: me lo spiegheresti?

“Penso che nella vita non si finisca mai di imparare: probabilmente in gran parte perché nascono sempre nuove menti, quindi nuove idee. Non mi basterebbero mille anni per imparare alla perfezione ogni stile di tatoo esistente e nel frattempo, ne nascerebbero di nuovi. Perciò penso che sia bene trovare il proprio stile, quello su cui ci si vuole dedicare, in linea di massima: e lavorarci, lavorarci tanto. Migliorare e cercare di diventare straordinario eccezionale. E poi, come ultimo grande passo, il top sarebbe riuscire ad inventare un proprio stile: come professionista, come artista ma soprattutto come persona che ama tatuare questo è il mio più grane obiettivo. Riuscire negli anni a creare un mio stile e, magari, perché no essere anche copiato. Ma so bene che mi servirà ancora molto altro: perché tanto tempo uguale tanta esperienza.

Non trovo una cosa buona cercare di saper fare tutto: fai una cosa e falla bene, diventa famoso per ciò in cui sei specializzato. Tu sei bravo negli sfondi, lui nelle linee, quell’altro in quella particolare combinazione dei colori..e così via insomma.”

 

E a te Samuel, cosa piace? Qual è il tuo stile?

Sicuramente la fusione di realismo e new school. Realistico perché fedele alla realtà e new school, perché permette di mescolare molte idee; new school a tre livelli: primo, secondo e sfondo. Il tutto ovviamente permeato dallo stile cicano, che secondo me incarna molto bene lo spirito del tatuaggio: un simbolismo con un significato, per esprimere anzitutto emozioni, eventi, ricordi. Lo stile cicano ha inoltre dei sentori molto forti di sofferenza proveniente dal basso, dagli strati sociali più disagiati. Molto ghetto ecco. Ma non solo comunque..”. Poi prosegue: “Nel mio stile voglio che ci sia l’art noveau che ispira gli sfondi, colori composti ed uso della pelle inserita all’interno del tatuaggio. Per quest’ultimo punto sto lavorando moltissimo nel seguire l’anatomia del corpo, utilizzando molto disegni di tre quarti”.

 

 

Due lavori eseguiti da Samuel

E invece gli strumenti? Parlami un po’ di loro

Premetto che, come dicevo all’inizio il negozio Body Supply di Sambuceto mi ha dato una grossa mano per comprendere le caratteristiche di prodotti, colori e macchinette. Ed è stata una cosa fondamentale, perché oggi il mercato è pieno zeppo di prodotti, a volte assolutamente di scarsa qualità: quindi saper selezionare è fondamentale, ma per saper selezionare è importante conoscere, informarsi e restare aggiornati. Ed anche provare. Ad oggi macchinette di altissima qualità, soprattutto americane ed inglesi: Stigma, Lauro Paolini ed a volte anche artigianali. Per i colori mi affido alle marche Eternal Ink, Intense Ink e Panthera Ink. Poi mi servo di alimentatori Eikon e Stencil Stuff. Ed ovviamente poi ci sono i prodotti di consumo.

E invece cosa c’è nel futuro del Peor?

“Bella domanda. Sicuramente vorrei ci fossero esperienze all’estero: America, Londra, Olanda. Lo scorso anno in un momento un po’ particolare, ero sul punto di andarmene via: solo in Olanda ben tre studi mi avevano offerto un posto, dopo aver visto i miei lavori; però alla fine ho guardato dentro me stesso e ho capito che in realtà volevo far crescere la mia attività. Cosa che penso tutt’ora. Sto prendendo sempre più lavori grossi e sto prendendo in seria considerazione di ingrandirmi e, magari, dotarmi di un collaboratore: ma è una ipotesi per ora, vedremo.”

Ci siamo, mi resta una sola cosa da chiederti: parlami del tatuaggio

“Sicuramente il tatuaggio è una cosa seria. Voglio dire, ti resta a vita: arriverà l’ultimo giorno della tua esistenza e quello sarà ancora li. Pensa che hanno trovato mummie di 5200 anni fa con dei tatuaggi sul corpo: e noi abbiamo potuto vederli, dopo tutto quel tempo! Quindi il tatuaggio secondo me deve avere un senso: voglio dire che anche un puntino può raccontare celare una storia. Nicolai Lilin prima di tatuarti vuole parlare con te per almeno una settimana: deve conoscerti ed instaurare un legame con te, perché il tatuaggio è quasi una cosa sacra per lui. Non penso che sbagli. E poi, soprattutto poiché sempre più giovani vogliono tatuarsi, c’è bisogno di molta morale: soprattutto da parte dei tatuatori. Per me molta morale ad esempio significa ad esempio non essere mai incazzato: non si può fare questo lavoro da alterati, non si può tatuare arrabbiati. Certo, tutti abbiamo i nostri problemi e non è facile mantenere sempre la serenità, ma per me deve essere così.

Inoltre sul tatuaggio oggi, penso che programmi come Miami Ink o Milano Ink, abbiano fatto molto per far conoscere questo mondo, sdoganarlo ecco. Per dire che il tatuaggio non è più roba da galeotti ecco, ma da taanto tempo ormai.”

 

E’ stata davvero una bella chiacchierata quella con Samuel, El Peor. Ho voluto scrivere su di lui perché spero che molti altri, come me, abbiano l’opportunità di conoscerlo. Trovo che sia veramente un personaggio interessante, in quanto notevolmente intelligente e con una vasta gamma di interessi. Pensate che tra le altre cose, adora la montagna e fare fuoristrada con la sua jeep. Secondo me fonde azione e dimensione umanistica in maniera sorprendente: il suo linguaggio forbito, per cui scova sempre la parola giusta, rende facile conversare con lui. Inoltre ha il dono dell’empatia, che penso sia fondamentale per uno che deve fare modifiche permanenti sulla pelle di una persona in base ad una richiesta della stessa. E appare privo di sovrastrutture, onesto e trasparente: ed è soprattutto per queste sue doti che io ho scelto di farmi tatuare da lui e, lo farò di nuovo. E voi? Fidatevi, andate a conoscerlo, parlateci: solo poi rispondete alla domanda.

 

Uno dei lavori eseguiti dal Peor che preferisco, “il kamikaze”. “Sai, i kamikaze giapponesi non sapevano di essere già morti, ecco perché c’è il teschio. Infatti spesso prima di decollare, essi assumevano delle sostanze psicotrope per cui la loro mente pensava che sarebbero sopravvissuti in qualche modo: cosa che ho reso tatuando la pupilla dilatata. Il candelotto sta a significare che per loro l’esplosione era questione di tempo. Si, sono orgoglioso di questo tatuaggio: penso sia riuscito molto bene” mi dice Samuel

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