In futuro, l'Abruzzo potrebbe essere il bersaglio delle tempeste tropicali?


Salve e ben ritrovati al consueto aggiornamento di approfondimento di Meteorologia.

L’area di bassa pressione che sta investendo il nostro stivale, approfondendosi sul Mediterraneo occidentale e traslando verso est/sud-est, è una normale depressione, ma non un Uragano o un Tifone, né un Ciclone Mediterraneo. In effetti, in tal senso, i Cicloni possono essere di due categorie: tropicali e extratropicali. I Cicloni Tropicali si innescano da ammassi cumuliformi spesso generati dalla convergenza degli Alisei, ovvero i venti che provengono da nord-est per quanto riguarda l’emisfero settentrionale (boreale) e da sud-est per quanto concerne l’emisfero meridionale (australe) e si incontrano nella cosiddetta zona ITCZ (zona di convergenza intertropicale, nel nostro emisfero situata a cavallo tra Tropico del Cancro e Equatore. La convergenza tra i due venti, favorisce una spinta ascensionale (spinta di Archimede) molto efficace, tanto da consentire la formazione dei moti convettivi, ossia delle correnti ascendenti e discendenti e quindi anche nubi cumulonembi o temporalesche, per espansione adiabatica della massa d’aria, che tende a raffreddarsi salendo verso quote via via maggiori. I venti Alisei predominanti trasportano tali perturbazioni verso le aree Tropicali oceaniche, ove la temperatura superficiale marina è particolarmente alta, fin verso le coste dei continenti (America e Asia). Il calore latente rilasciato lentamente dalle acque superficiali dell’Atlantico Tropicale e dalla forte condensazione delle nubi, ad esempio, alimenta eccessivamente la convezione delle nubi cumuliformi, aumentandone forza e intensità, in tali zone, la Forza di Coriolis indotta dalla rotazione terrestre è maggiore, cosicché gli intensi venti accelerati dalle correnti di updraft e di downdraft del sistema perturbato, iniziano a ruotare violentemente, nel nostro emisfero in senso antiorario, nonché l’unione dei sistemi temporaleschi della tempesta, fa sì che ci sia una fortissima convergenza in quota nella zona di bassa pressione che tende quindi a diminuire il suo valore di pressione (occhio) per via della Subsidenza atmosferica e quindi la discesa verso il basso e la compressione delle masse d’aria, la quale genera un occhio ben visibile attraverso le immagini satellitari. I “Medicane” o Tropical Like Cyclones, sono molti simili alle tempeste tropicali perché si generano in presenza di una depressione al suolo e l’ingresso di masse d’aria instabile dal Nord Atlantico sul Mediterraneo occidentale, nonché di altri importantissimi fattori quali la superficie marina molto calda che, per l’appunto, li rende simili ai Cicloni Tropicali, tant’è che, l’aspetto è simile agli Uragani o ai Tifoni (a seconda dell’Oceano sul quale si generano). I Cicloni extratropicali, invece, si originano alle medio-alte/medie latitudini, non per convezione come i Cicloni Tropicali, ma dall’incontro di due masse d’aria di natura differente, generalmene una massa d’aria fredda e instabile dal Nord Atlantico mediante una saccatura, e un’altra di matrice Subtropicale o proveniente dal Nord Africa e dalla Siria, quali venti di Ostro e di Scirocco, questi ultimi possono attecchire molta umidità da una superficie marina più calda, trattandosi di venti molto miti d’Inverno. La Marsica può esserne interessata, quando, nascendo sulle Baleari, si spostano rapidamente verso est. Ebbene, l’area di bassa pressione si genera quando, il fronte freddo della saccatura che richiama l’aria molto mite dal Nord Africa e dalla Penisola Arabica, essa rappresentata dal piatto più leggero della bilancia, permette una linea di convergenza ove i venti tendono ad invorticarsi secondo la Forza di Coriolis, cosicché, tramite tali dinamiche, può nascere un’area depressionaria che, traslando verso levante insieme alla sua intensa perturbazione, determinerà intense condizioni di maltempo sulle regioni settentrionali, centrali e centro-meridionali.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Riccardo Cicchetti

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