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LA CHIESA PIU’ ANTICA D’ABRUZZO, SANTA MARIA A VICO


La chiesa di Santa Maria a Vico è un luogo di culto cattolico abruzzese. Si eleva, austera e solitaria, nelle campagne della Val Vibrata che circondano il paese di Sant’Omero in provincia di Teramo. 
È annoverata, dall’anno 1902, nell’elenco dei monumenti nazionali italiani. 
Valutata come sito paesaggistico di interesse nazionale, è stata l’unica chiesa del territorio provinciale teramano a ricevere, il 28 luglio 2011, il bollino di Meraviglia Italiana dal concorso promosso dal Forum Nazionale dei Giovani con il patrocinio della Camera dei deputati, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Ministro per la Gioventu’ e del Ministro del Turismo. 

È uno dei siti più noti d’Abruzzo legati alla fede cristiana perché identificato da Francesco Savini come il più antico monumento della regione costruito anteriormente all’anno 1.000 ed arrivato ai nostri giorni nella sua quasi completa interezza.La chiesa sorge sulla stessa area dove, all’epoca dell’imperatore Traiano, vi fu la presenza di un vicus, la cui esistenza era già documentabile dalla seconda metà del I secolo a.c. che sembra si conservò popolato ancora nell’alto medioevo, tra il X e l’XI secolo. Denominato Vicus Stramentarius o Stramenticius era localizzabile tra Garrufo e Sant’Omero. Il sito accoglieva anche un tempio dedicato alla divinità di Ercole.
Niccola Palma, nell’anno 1832, descrive probabilmente lo stesso luogo con le parole: «(…) Vico, (…) nel Comune di Sant’Omero, in vaga pianura sulla sponda destra dell’Ubrata (…) I suoi contorni sono pieni di ruderi Romani, di tegole, di urne, e di altre anticaglie. (…) Un pezzo di grossa colonna giace pochi passi lontano da detta Chiesa, solo perché non puossi comodamente trasportare. » Francesco Aceto adduce che la denominazione Vico adottata per l’identificazione della chiesa, ricorda e collega l’edificio religioso al sito di età classica esistente nelle vicinanze della fabbrica da cui proverrebbero le tracce dei marmi romani reimpiegati nel tessuto murario della costruzione.

Il silenzio delle fonti documentali non consente di stabilire una datazione precisa e puntuale dell’anno di fondazione della chiesa. Gli storici, oltre al Savini, hanno avanzato diverse ipotesi sul tempo dell’edificazione, per alcuni risalirebbe al X secolo, per altri tra l’XI ed il XII secolo,ma tutti condividono che l’odierna fabbrica, sebbene sia stata rimaneggiata e restaurata, non si discosti molto dall’impianto primitivo. L’affermazione del Savini, storico teramano, trova conforto dal rinvenimento dei primi anni 70, quando durante il corso dell’ultimo restauro, sono state ritrovate le vestigia di un edificio, di epoca romana e di più ampie dimensioni, evidenziatesi al di sotto del piano del calpestio della zona absidale che Marcello Sgattoni ha identificato e classificato come i resti di una costruzione «presumibilmente paleocristiana». Francesco Aceto analizza come la conformazione dell’edificio, caratterizzata da «stringenti analogie stilistiche» e tematiche, sia riconducibile, per proporzioni e rapporto degli spazi, ad una tipologia diffusa in Abruzzo, nell’area di influenza cassinese, tra l’ultimo quarto dell’XI secolo e la metà del XII. Lo stesso impianto di Santa Maria a Vico è stato proposto ed attuato nella variante delle tre absidi nelle chiese di:  San  Liberatore alla Maiella, San Pietro ad Oratorium, San Clemente al Vomano,Sant’Angelo a Pianella, Santa Maria del Lago a Moscufo, e a San Nicola a Canzano. La terminazione dell’aula ad una sola abside è stata realizzata nelle chiese di: Santa Maria in valle Porclaneta,   San Vincenzo a Turrivalignani  ed a San Giovanni ad insulam. La prima menzione documentata della Plebs Sanctae Mariae in Vico, ossia: Pieve di Santa Maria a Vico, è riportata nella bolla pontificia emanata da papa Anastasio IV il 27 novembre 1153 con cui la attribuisce alla mensa vescovile della Diocesi Aprutina retta dal vescovo Guido. Il titolo di plebs le conferiva dignità di funzioni di chiesa parrocchiale e di cura delle anime, oltre all’idoneità dell’amministrazione del sacramento del battesimo.

Un’ulteriore menzione di Santa Maria a Vico si ricava nell’anno 1326 quando il plebano, (citato come Iacopo e Giacomo), nel giorno del 27 novembre, versa 12 tari in oro, riportati dalle Rationes Decimarum Italiae, (Aprutium), ai collettori apostolici della decima annuale da corrispondere alla diocesi aprutina.

Nel corso del tempo la chiesa è stata restaurata per la prima volta nell’anno 1885 dall’architetto Giuseppe Sacconi ed una seconda volta da Mario Moretti tra il 1970 ed il 1971

 

 

( Cicchetti Ivan )

 

 

 

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