Lassù qualcuno ci guarda, e usa Internet


Ci spiano, ci registrano, monitorano le nostre preferenze, i nostri acquisti, i mi piace che rilasciamo, le pagine che seguiamo, le notizie che leggiamo, gli amici che abbiamo, ciò che scriviamo nelle chat e persino ciò che abbiamo cancellato.

Politici, professionisti, istituzioni, Vip, gente comune, criminali, tutti spiati, nessuno escluso. Non c’è trucco, né inganno. Li abbiamo autorizzati noi rispondendo “” alla domanda “Accetti le condizioni generali di utilizzo?” E tra queste autorizzazioni c’era scritto tra le righe  “Questa è la mia vita online, fatene ciò che volete.” Esattamente. Accettando le loro condizioni di utilizzo, abbiamo autorizzato le società che gravitano intorno al web a spulciare in ogni dettaglio della nostra vita e, ahimé, a controllarla.

Conoscono tutto di noi. Sanno cosa pensiamo, a chi lo raccontiamo, hanno accesso persino ai contenuti delle nostre chat. Forse qualcuno starà tremando adesso, ma sappiate che correre ai ripari cancellando tutto è inutile: gli abbiamo concesso ogni bit, ogni sequenza binaria, ogni impulso elettronico.

Attraverso computer, tablet,  smartphone e persino televisori di ultima generazione, stanno tracciando il profilo di oltre un miliardo di utenti. Scansionano 300mila tweets, 15 milioni di messaggi, 204 milioni di email ogni minuto. Passano al setaccio oltre due milioni di parole chiave ogni 60 secondi per conoscere chi siamo, da dove veniamo, cosa facciamo e cosa potrebbero farci fare. Già, perché in questo modo indirizzano le nostre scelte politiche,  i nostri gusti a tavola, persino gli abiti che indossiamo.

Clay Haynes, dipendente di Twitter,  ha raccontato di uno staff di circa 400 persone, occupato a spiare i profili e le chat degli utenti.

Una sorta di data base con una mole infinita di informazioni. Da una parte chi lavora per prevenire atti di terrorismo ed eliminare post pro estremismo –  proprio WhatsApp, di proprietà di Facebook, è considerato il social per eccellenza dei terroristi – dall’altra, hackeraggio, fishing e malware per estorcere dati sensibili.

Non molto tempo fa, Wikileaks ha diffuso migliaia di documenti riservati della Cia, dimostrando come vengano controllati i telefoni di aziende americane ed europee come l’iPhone della Apple, gli Android di Google e Microsoft nonché i televisori Samsung, che sembrano essere microfoni segreti.

Impossibile sottrarsi all’Internet delle cose, quei dispositivi connessi alla rete che possono interagire con il mondo circostante, come apparecchiature per fitness, elettrodomestici, climatizzatori, navigatori satellitari, giochi, utilità che ci hanno reso la vita più semplice, ma a quale prezzo?  La maggior parte dei dispositivi elettronici oggi, sono collegati in rete.  Basti pensare ad alcuni termostati intelligenti che grazie ai loro sensori, sono in grado di contare le persone presenti, l’ora in cui passano, e persino di imparare dalle nostre abitudini.  Milioni e milioni di possibilità per gli hacker di accedere ai nostri dati, di entrare nelle nostre case, di spiarci mentre cuciniamo, guardiamo un film, chattiamo, facciamo l’amore. Inquietante.

Proprio in queste ore, si sta facendo luce su un maxi furto di dati di 50 milioni di americani usati per influenzare le scelte elettorali. Mark Zuckerberg è finito nell’occhio del ciclone come mai accaduto e il titolo ha  perso quota in Borsa.

Qualcuno lassù, nell’etere, ha in mano l’80% delle informazioni personali digitali di un miliardo e 400milioni di utenti in tutto il mondo, e potrebbe farne qualsiasi cosa.

E questo qualsiasi cosa, francamente, ci preoccupa più dell’occhio del Grande Fratello che ci spia dalla serratura. Personalmente, ho tappato le web cam presenti in casa. Quelle visibili però, per le altre mi devo ancora attrezzare.

di Alina Di Mattia

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About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile di produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di scrittrice freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo diverse pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". E' tra i vincitori del Premio giornalistico Angelo Maria Palmieri 2018.

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