L’ultimo appello al voto di domani: le ragioni di Gianluca Ranieri (M5S Abruzzo) per votare SI


Abruzzo. Domani si va al voto. Tutti cittadini italiani avranno la possibilità di recarsi alle urne per decidere se lasciare invariate le concessioni per le trivellazioni in mare entro le 12 miglia dalla costa (22,2 km) fino all’esaurimento dei giacimenti, oppure decidere di porre un freno a tutto ciò votando SI. Le urne, aperte fino alle 23 e nella sola giornata di domani, prevedono la validità del referendum solo se il 50% più 1 degli aventi diritto al voto deciderà di esercitarlo. Molti sono stati gli appelli all’astensione, soprattutto da parte di politici dell’area governativa (Renzi e Napolitano in primis) con il Partito Democratico a fare da capofila, mentre le altre compagini politiche si sono schierate prevalentemente a favore del SI.

Oggi abbiamo raccolto l’appello di Gianluca Ranieri, consigliere regionale abruzzese del Movimento 5 Stelle, che sta portando avanti con i suoi colleghi un’aspra lotta per dire stop alle trivellazioni in mare.

“Il Decreto al quale si oppone il referendum prevede che le concessioni entro le 12 miglia dalla costa saranno lasciate indefinitamente, cioè che non ci sarà una data di scadenza per le concessioni petrolifere, a differenza di tutte quante le altre concessioni fatte dallo Stato, e che le estrazioni quindi potrebbero andare avanti fino ad esaurimento del giacimento. Questo avrebbe due grandi effetti principali: il primo è che qualora il giacimento non si esaurisca del tutto, quindi non si prelevi fino all’ultima goccia di gas e petrolio, la concessione potrebbe non avere termine mai. Questa potrebbe essere la giustificazione per le compagnie petrolifere, per le quali il costo per lo smaltimento degli impianti a fine vita è molto elevato, a tenerli in vita il più a lungo possibile lasciandoli nel nostro mare.

La seconda analisi proviene dal fatto che, come i lettori probabilmente sanno, sulle estrazioni si paga una retta allo stato che è del 7 % per il petrolio e del 10% per il gas naturale. Le società petrolifere in Italia non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50 mila tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno. Con una concessione illimitata potrebbe succedere che le compagnie potrebbero decidere di estrarre ogni anno una quantità inferiore a quella prevista dalla retta e quindi non pagare un solo centesimo allo Stato, il che comporterebbe evidentemente un mancato introito dallo sfruttamento di questi giacimenti. Ciò smentirebbe anche coloro che giustificano il loro invito all’astensione con motivazioni economiche, in quanto in questo caso allo Stato italiano non ritornerebbe nulla. Queste sono, a mio avviso, le due ragioni principali per andare a votare SI” ha affermato Ranieri, che poi ha arricchito le sue dichiarazioni con altri piccoli particolari.

“Poi ci sono altre due considerazioni da fare: la prima è che l’Italia ha aderito a Cop21, un intesa portata a termine a Parigi dove si è stabilito che è assolutamente necessario ridurre il consumo energetico da parte di tutti i Paesi industrializzati per far si che la temperatura del Pianeta Terra non aumenti di più di 2 gradi nei prossimi anni rispetto ai livelli pre-industriali, quindi potremmo decidere di smetterla con il petrolio semplicemente perché il consumo di idrocarburi va nella direzione opposta. Questa riduzione tra l’altro non dovrebbe essere un sacrificio per noi in quanto le tecnologie per fare a meno degli idrocarburi ci garantirebbero un futuro energetico senza problemi. Per riprendere Grillo: “L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre”, ma perché si sono scoperte tecnologie più performanti” spiega con ironia il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

“La seconda riflessione da fare è che l’investimento in idrocarburi non è redditizio, in quanto sprechiamo moltissima dell’energia che produciamo e di conseguenza non ha senso produrre sempre più energia se possiamo risparmiare ed ottimizzare quella che già abbiamo. Ogni miliardo di euro investito sul petrolio genera 700 posti di lavoro, mentre per ogni miliardo di euro investito sull’efficientamento energetico dell’edilizia si generano 17 mila posti di lavoro. Non c’è assolutamente paragone e chi dice che sia necessario produrre più energia dice una cosa che ormai non sta più né in cielo né in terra” ha concluso Ranieri. Il suo invito quindi è quello di recarsi alle urne e votare SI, per lanciare un segnale importante che vada nella direzione di una politica energetica basata sulle energie rinnovabili, sulla salvaguardia del Pianeta Terra e su un piano di investimenti energetici che prevenga i cambiamenti climatici e metta in ombra le multinazionali del petrolio.

D.D.N.

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