Perché gli smartphone non possono sostituire le macchine fotografiche


La polemica su come gli smartphone abbiano messo in crisi il settore fotografico e se siano destinati a sostituire o meno le fotocamere è ormai vecchia, e anche ampiamente smentita. Che ci sia stato un notevole calo nella vendita delle macchine fotografiche, soprattutto di quelle compatte, è innegabile, e che gli smartphone abbiano contribuito a questo è altrettanto vero, ma esistono anche altre ragioni alla base di questa contrazione del mercato fotografico e il quadro della situazione è un po’ più complesso di come tendono a dipingerlo i profeti dello smartphone.

A dimostrazione di ciò basta osservare l’evoluzione che hanno avuto questi dispositivi mobili nell’ultimo decennio e i cambiamenti che, in contemporanea, sono avvenuti nel settore della fotografia digitale per quanto concerne le nuove tecnologie.

Il mutamento tecnologico

La comparsa degli smartphone non ha fatto altro che accelerare la scomparsa della prima generazione di fotocamere digitali compatte, che erano decisamente povere nelle prestazioni e nella progettazione. Durante la prima fase del mutamento da analogico a digitale, infatti, le ditte produttrici erano ancora legate ai vecchi canoni; le prime fotocamere digitali erano molto costose, anche quelle destinate alla fascia di utenza amatoriale.

In termini di prestazioni i modelli professionali erano a un ottimo livello, ovviamente, ma le fotocamere amatoriali erano caratterizzate da una qualità a dir poco imbarazzante. Questa situazione, unita all’evoluzione dei telefoni cellulari e alla comparsa dei primi smartphone, contribuì alla contrazione economica nel segmento dilettantistico del settore fotografico, dando così una “frustata” alle grandi aziende produttrici, le quali si videro finalmente costrette a rivedere completamente i parametri di progettazione e produzione.

A riprova di ciò basta basta dare un’occhiata alle fotocamere compatte digitali di ultima generazione come la Canon PowerShot SX620 HS oppure la nuova Sony RX10 Mark IV, che dimostrano come questo tipo di macchina fotografica abbia maturato un cambiamento radicale sia dal punto di vista strutturale sia per le prestazioni.

Le bridge, che durante l’epoca analogica avevano goduto di scarso successo, sono tornate prepotentemente in auge grazie all’integrazione di ottiche e processori ad alte prestazioni; la comparsa delle mirrorless, poi, ha rivoluzionato il concetto di fotocamera con obiettivo intercambiabile scardinando le reflex dal loro trono e ampliando ulteriormente la fascia di utenza amatoriale orientata verso l’uso delle fotocamere a regolazione manuale.

Le tecnologie digitali si sono ulteriormente affinate poi, i sistemi di messa a fuoco automatica sono diventati più veloci, i processori di elaborazione più potenti e i sensori di acquisizione delle immagini più sofisticati; le fotocamere hanno cominciato a integrare anche funzionalità di ripresa video dimostrando di poter essere addirittura superiori alle classiche videocamere, poi, visto che adoperano ottiche più grandi e luminose.

I limiti degli smartphone nella fotografia

Negli ultimi decenni anche gli smartphone sono diventati sempre più sofisticati, e mutuando tecnologie messe a punto nel settore fotografico sono riusciti a equipaggiare sensori di acquisizione delle immagini sempre più potenti in termini di risoluzione, nonché obiettivi più prestanti.

Anche se sono comparsi sul mercato degli smartphone che integrano persino funzioni di astrofotografia, però, le ridotte dimensioni dell’obiettivo equipaggiato rendono obbligatorio il ricorso a software e algoritmi sempre più complessi e costosi al fine di garantire un risultato accettabile e nella maggior parte dei casi, come si suol dire, il gioco non vale la candela.

Gli smartphone sono infatti ottimizzati in modo tale da permettere di scattare foto in ogni situazione e di ottenere dei buoni risultati con un semplice clic, ma tutto dipende dagli algoritmi che devono calcolare la quantità di luce, regolare i parametri ed effettuare le dovute correzioni.

Come fa? Semplice, si comporta proprio come farebbe una fotocamera reflex o mirrorless impostata su un elevato fattore di sensibilità ISO, e cioè le parti dell’inquadratura che risultano prive di informazioni relative alla luce vengono ricostruite estrapolando i dati delle aree più vicine.

Se la fotocamera è dotata di un processore dedicato esclusivamente alla gestione delle immagini, però, il processore di uno smartphone deve gestire le connessioni e i relativi segnali, il sistema operativo, le applicazioni e una miriade di altre funzioni, ragion per cui la sua capacità di elaborazione sarà sempre e comunque limitata.

La differenza tra fotocamera e smartphone la si nota soprattutto nelle fotografie scattate in condizioni di scarsa luce, dove il “rumore digitale” è più evidente nelle foto fatte con il telefonino. Anche le foto scattate in condizioni ottimali di luce, se visualizzate su un monitor di grandi dimensioni, mostrano impietosamente tutti i loro difetti, ed è proprio per coprire questi difetti che le app fotografiche fanno abbondante uso di filtri di ogni tipo.

In conclusione la fotografia da e con smartphone è assimilabile a un genere fotografico di nicchia, fruibile esclusivamente sui piccoli display dei dispositivi mobili e nelle “stories” dei social media.

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