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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI: PLACIDO E BONAIUTO IN UNA NORMALE, FEROCE VITA A DUE


“Piccoli crimini coniugali”         di Eric-Emmanuel Schmitt in scena al Teatro  Comunale di Teramo martedì 5 alle 21 e mercoledì 6 alle 17 e alle 21 è il settimo appuntamento della Stagione di Prosa 2018/19 della Città di Teramo nata dalla collaborazione tra ACS Abruzzo e Molise Circuito Spettacolo e la Società della Musica e del Teatro Primo Riccitelli. Si tratta di una commedia dal sapore agrodolce adattata e abilmente diretta da Michele Placido che ne è anche protagonista insieme ad Anna Bonaiuto, dove però la protagonista vera è la feroce normalità di un ménage familiare come tanti, dove, dopo tanti anni di convivenza ognuno ha accumulato segreti da nascondere al coniuge.

Sull’altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti del cuore e tradimenti conclamati si consuma la vita dei due protagonisti. Un sottile, brillante gioco al massacro a due voci inventato dal drammaturgo più amato d’oltralpe. Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da ormai quindici anni si trovano a vivere un, apparentemente, tranquillo ménage familiare. Lui, scrittore di gialli, in realtà non è un grande fautore della vita a due, convinto che si tratti di un’associazione a delinquere finalizzata alla distruzione del compagno/a. Lei, moglie fedele, è invece molto innamorata e timorosa di perdere il marito, magari sedotto da una donna più giovane. Un piccolo incidente domestico, in cui Gilles, pur mantenendo intatte le proprie facoltà intellettuali, perde completamente la memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e distruttivo gioco al massacro. I tentativi di Lisa di aiutare il compagno a riappropriarsi della sua identità e del loro vissuto comune diventano, un percorso bizzarro, divertente e doloroso, che conferma il sospetto di molti che anche la coppia più affiatata non è che una coppia di estranei. Gilles e Lisa avranno un bel da fare per cancellare l’immagine di sé che ciascuno ha dell’altro, attraverso rivelazioni sorprendenti, scoperte sospettate, ma sempre taciute, rancori, gelosie, fraintendimenti mai chiariti, in una lotta senza esclusioni di colpi, sostenuta, per fortuna loro, da una grande attrazione fisica che li tiene avvinti. Il testo di Schmitt è un veloce e dinamico confronto verbale tra i due protagonisti, un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si genera dove una grande passione inespressa cerca un modo per sfogarsi. Il battibecco è necessario, vitale. Il confronto incessante, il dire apertamente quello che era percepito da tempo, la consapevolezza chiara ed intelligibile di alcune realtà e verità prima solo intuite sono momenti necessari alla vita di coppia, per permettere a due persone di crescere insieme, di rispettarsi, di convivere.

Recensione Sipario febbraio 2018

di Gigi Giacobbe

“…E’ evidente che più conosci l’altro/a, più riesci ad entrare nella sua testa e individuare i suoi lati peggiori e/o migliori. Che sono poi quelli che permetteranno ad una coppia di vivere (all’apparenza) tranquillamente, senza dover ricorrere a delitti esemplari alla maniera di Max Aub. La letteratura e il teatro hanno avuto da sempre un’attenzione particolare ai problemi di coppia, cui poi ha attinto il cinema e la televisione. Basti citare Strindberg, Ibsen, Cechov, Pirandello, Joyce, Svevo Bergman etc…e Schmitt allunga la folta schiera di drammaturghi che in vari modi, compresi aforismi detti motti e frasi celebri, hanno trattato la materia maritale, innestandovi lo scrittore franco-belga una variante non di poco conto che è la perdita di memoria (vera o falsa si capirà più avanti) del personaggio maschile interpretato da Placido, causata da una caduta nella scala a chiocciola in bella vista nel salotto di casa propria (scena di Gianluca Amodio). Lui (Placido) è Marco, uno scrittore di noir, autore del libro Piccoli crimini coniugali mai digerito dalla moglie Lisa della Bonaiuto, perché troppo realista e perché si sente offesa da quanto scritto del marito. Li vediamo all’inizio rientrare in casa dall’ospedale con Lisa che cerca di mettere a proprio agio colui che non ricorda d’essere suo marito e d’aver abitato in quell’appartamento. Da qui in avanti inizia un gioco pericoloso come quello del gatto col topo, dove le parti s’invertono spesso non riuscendo più a capire chi sia il gatto e chi il topo. Lisa cerca di ricostruire la vita di Marco. Addirittura cerca di plasmarlo a proprio piacimento dicendogli che prima dell’incidente lui non era geloso, non usciva di casa e facevano shopping insieme. Chiaramente senza riuscirvi perché Marco, al pari dell’Enrico IV di Pirandello che fa finta d’aver perduto la memoria, vuole sentire e vedere dove lo vuole condurre la moglie. Chi si finge smemorato spesso utilizza questa apparente défaillance per scoprire verità vere di cui si vuole avere certezza. Grosso modo è ciò che fanno i seguaci di Socrate quando sapendo dicono di non sapere. Entrambi dopo quindici anni di matrimonio hanno delle cose da nascondere. Lei il vizietto dell’alcol, lui quello di scappatelle innocue. Lei ha paura d’essere lasciata per una donna più giovane, lui che la moglie possa avere un amante. E non è vero che lui ha inciampato nei gradini della scala, ma è stata lei che in un momento di follia lo ha colpito in testa con un pesante oggetto. A chi bisogna credere? La vita matrimoniale è davvero questo inferno di crudeltà mentale? Sia Placido che la Bonaiuto si ritrovano in uno stato di grazia, lui misurato e asciutto in perfetta forma, lei splendida nel suo ruolo di moglie che alla fine cercherà d’andar via di casa per ritornarvi subito dopo e abbracciare il marito che ama-riamata. Uno spettacolo realista, crudele, tenero che farà discutere molti spettatori che in sintonia con Schmitt potranno dire che quando vedranno un uomo e una donna davanti ad un sindaco o ad un prete bisogna chiedersi chi dei due sarà l’assassino.

Per informazioni: [email protected]

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