Quando ho dubbi, chiedo al mare. L’oracolo chiamato Adriatico


*di Andrea Cilli

Vista dall’interno del Porto Turistico: ruota panoramica e Gran Sasso d’Italia sullo sfondo

Quando ho dubbi, chiedo al mare.

Lui è qui da molto prima del sottoscritto e probabilmente resterà quando anche l’ultimo stralcio di ricordo me sarà diventato storia stata e dimenticata.

 

Tante imbarcazioni cariche di uomini e donne, carichi a loro volta ciascuno della propria storia, hanno varcato le sue acque. Tanti e tante lo hanno semplicemente osservato, più o meno consapevoli. Cinquemila anni fa, tremila anni fa, cinquanta anni fa, ieri. Oggi.

 

Lui, l’Adriatico, ha ascoltato tutti.

A volte ha avuto indietro benevolenza e rispetto, altre volte ingratitudine e sfruttamento. Ma lui, blu e profondo, da tempo immemore ha risposto all’interrogativo che una volta un uomo saggio mi disse di pormi sempre prima di essere generoso. Mi disse: “Sii generoso e fai del bene, solo se certo di essere in grado di sopportare l’ingratitudine”. Per l’Adriatico l’ingratitudine non rappresenta un limite, troppo più grande di noi, troppo più etico e responsabile di noi piccoli uomini. Molto più forte della pesca abusiva, molto più forte della superficialità, molto più forte dell’inquinamento.

 

 

 

 

 

Particolare del lato Est dell’ingresso al Porto Turistico di Pescara

 

Così oggi, mentre cammino per un percorso obbligato attraverso un periodo di tristezza generato semplicemente dalla vita che si muove, muta, diventa, decido di andare a chiedere al mare la sua opinione. L’opinione su come si gestiscono i cosiddetti “fatti della vita”.

 

Quindi vado nella mia amata Pescara. Vado al porto, al porto turistico per la precisione.

All’arrivo trovo un caldo umido e ci sono nuvole in cielo: ma una leggera brezza tiepida già mi ubriaca di salsedine. Avanzo andatura di poppa: non è di certo il vento a spingermi, a guidare i miei passi; bensì i raggi solari che si specchiano sulle barche attraccate, sull’acqua, sui sorrisi delle persone.

Il Porto di Pescara mette benessere.

 

Dal molo “Q” davanti il quale mi sono fermato, la visione è estatica: la banchina, poi l’acqua, poi le barche attraccate. E poi ancora il Ponte sul Mare, il Ponte Flaiano, le Torri Camuzzi. La montagna persino! La “bella addormentata d’Abruzzo”.

La mia tristezza è sempre li, ma grazie a Pescara ed alla sua splendida opportunità chiamata Porto Turistico riesco a parlare la stessa lingua del mare. Comprendo la sua saggezza, posso ascoltare i suoi consigli.

 

Posso ascoltarlo mentre mi invita a notare che le più pure tra tutte quelle meravigliose imbarcazioni presenti davanti ai miei occhi, escono “a motore” dal porto: ma poi cercano il vento. Cercano la tramontana, lo scirocco, il libeccio. Spiegano il fiocco e la randa, e la loro “deriva” si espone alle correnti marine. A volte il vento sarà contrario e allora per avanzare dovranno inventarsi traiettorie apparentemente strambe ed andare di bolina; dirigersi verso destra e poi sinistra, ovunque tranne che avanti: ma solo in apparenza. Ingannando i venti, con pazienza, fiducia ed un pizzico di astuzia alla fine capiranno che stanno avanzando. A volte fiere e spavalde, con i loro alberi di alluminio e le vele in carbonio, dovranno cospargersi il capo di cenere e procede a motore anche in mare aperto: ma è solo questione di tempo ed un nuovo vento si alzerà e ci saranno nuove onde da cavalcare.

 

Tutto questo mi dici amico mare, mentre sorseggio un buon caffè pescarese, seduto comodo all’aperto  in uno dei bellissimi bar presenti.

 

Faccio tante foto con gli occhi e le archivio in un archivio speciale chiamato cuore: per accedervi la password è essere vivi. Grazie mare.

 

Grazie mare, perché oggi mi hai indicato altre opportunità di vedere oltre il mio naso.

Mi hai insegnato che la tristezza può esistere, non è una finzione. La vita può giocare scherzi brutti: può privarti del vento di colpo, costringendo una barca a vela ad andare a motore; oppure con delle sferzate troppo forti, può addirittura disalberare.

 

Ma per quanto possa rivelarsi duro un momento, più o meno lungo, più o meno comprensibile, più o meno giusto, il mare mi ha detto di non scordare mai che ci sarà sempre, SEMPRE, un Porto di Pescara nel quale attraccare. Nel quale entrare a velocità due nodi: a motore, a vela, a remi, persino trainati! E dentro questo porto, con pazienza e prendendoci tutto il tempo che ci occorre ripareremo tutto quello c’è da riparare. In porti come quello di Pescara conosceremo persone, riposeremo, lavoreremo su noi stessi, aiuteremo altri persino.

 

 

 

 

 

 

 

Vista dal lato Est del Porto Turistico di Pescara: imbarcazioni attraccate

 

Ed alla fine, quando ci sentiremo pronti riprenderemo il mare. Mi ha insegnato tutto questo senza il bisogno di pronunciare neanche una sillaba. Solo inducendomi e lasciandomi pensare, passeggiando.

Se avete dubbi, provateci a venire a Pescara ed a chiedere udienza al suo mare: ve la concederà sicuramente e non vorrà nulla indietro.

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