Quando il diritto alla casa divide il popolo


Rubrica “Facciamo Chiarizia”

Quello che è successo a San Basilio a Roma – una famiglia di marocchini avente diretto ad un alloggio cacciata via – è il frutto di un piano che lo Stato attua da anni per governare le masse. L’ ignoranza mista alla paura genera una miscela esplosiva che devia l’attenzione del popolo su faccende che sono solo la punta di un iceberg dei problemi del nostro Paese. L’Italia è quel posto dove i grandi network pilotano l’informazione e dove anno dopo anno si fanno tagli alla scuola pubblica. Disinformazione più distruzione dell’istruzione pubblica danno come somma la paura.
Perché cacciare via una famiglia di marocchini con regolare permesso di soggiorno a cui è stata assegnata una casa alla quale avevano diritto? In un paese istruito ed informato si sarebbero spiegati i criteri di assegnazione e soprattutto non ci sarebbero stati episodi di razzismo. Sì, razzismo, e a dirlo non sono io, ma il fatto che per cinque persone siano scattate le denunce per violazione della legge Mancino sull’odio razziale. L’ignoranza nel 2016 fa ancora dire alle persone “Qui non vogliamo negri” o “Tornatevene a casa col gommone”.
La verità è che spesso le guerre tra poveri aiutano a portare avanti i propri obiettivi. Si parla tanto di integrazione, ma l’integrazione va insegnata, va praticata, va incentivata. Abbiamo visto come i migranti siano entrati in un giro di denaro poco pulito nella capitale e dunque pensate che qualcuno possa avere interesse a favorire l’integrazione quando in realtà il contrasto tra poveri genera terreno fertile sul quale seminare per raccogliere il frutto dei propri affari?
Non voglio negare che l’ondata migratoria sia mal gestita nel nostro Paese, ma dovremmo comprendere a chi appartengono le reali responsabilità e saper distinguere tra diritti acquisiti, come l’assegnazione di un alloggio a fronte di un abusivismo, senza distinguo di “razze”. I miei connazionali che si sono ribellati con estremo vigore alla presenza non solo di due adulti, regolari assegnatari, ma di due bambini, probabilmente ancora poco consapevoli di quanta rabbia e quale odio possa albergare nell’animo dei cosidetti “grandi”, ricevono spazio nei media nazionali per spiegare che non sono assolutamente razzisti. Ma se si fosse trattato della famiglia Rossi, ci sarebbe stata la stessa rivolta condita da offese o con frasi tipo “A loro da 5 anni sì e a noi che aspettiamo da 30 no”? A loro dire, una famiglia di nostri connazionali avrebbe ricevuto lo stesso, iniquo mi permetto di aggiungere, trattamento per ragioni di giustizia, a loro dire, dovuta. Tale giustizia comprende l’occupazione abusiva di un alloggio popolare al quale non si ha diritto. Pratica piuttosto diffusa nella capitale e per la quale si accendono gli animi quando si tratta di rom e stranieri di altra provenienza.
L’assegnazione di una casa è un diritto che a mio parere spetta a chiunque ne abbia i requisiti. Dunque non conviene a nessuno dividersi su questo diritto, ma occorre unirsi per farlo rispettare.
E allora cari italiani, il nostro nemico non è il migrante, ma l’ignoranza e la paura della diversità. Spegniamo le tv che alimentano queste paure, parliamo con il prossimo, magari il migrante stesso, conosciamolo, e facciamoci la nostra idea. Riprendiamoci il pensiero!

Vincenzo Chiarizia

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