Riapertura discoteche post Covid, il punto di vista dei Dj


Si torna a ballare. Finalmente, almeno dal punto di vista degli esercenti e dei lavoratori del settore. con il recepimento da parte del governo del parere positivo del Comitato tecnico scientifico, si riaprono le discoteche con capienza massima al 50% per locali al chiuso (all’aperto si arriva al 75%). Il tutto ovviamente con green pass e senza obbligo di mascherine.
Era uno dei settori ancora in bilico, si lamentava il fatto che era stato lasciato un po’ indietro rispetto ad altri che invece erano ripartiti. Un provvedimento che comunque sta portando molte polemiche per la sua natura, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Cosa ci si aspetta da questa riapertura? Lo chiediamo direttamente a chi lavora come dj: Sonny Denja, operativo a Milano e attivo su Instagram.

Stanno per riaprire le discoteche: qual è lo stato d’animo di chi come te lavora nel settore?
“È una sensazione strana, un mix di emozioni. Tornare in consolle in un club sarà come il primo giorno di scuola. Siamo stati fermi veramente tanti mesi, non si vede l’ora di ricominciare e di sentire il calore del pubblico, di vederli ballare.”
Quanto è stato complicato il periodo di lock down con le chiusure?
“È stato un periodo davvero duro. Molti si sono organizzati con dirette tramite i vari social. Ma purtroppo non è la stessa cosa. Il dj ha bisogno del contatto con il pubblico, cosa che purtroppo non viene data da uno schermo. Io personalmente ho fatto solo un paio di dirette. Onestamente non me la sentivo, non mi gratificavano. Ho preferito dedicare il mio tempo alle produzioni, sperimentando varie sonorità.”
Come pensi che si possano sposare le nuove disposizioni con le serate in discoteca?
“Inizialmente si parlava di riapertura con il 35% di capienza, cosa che fortunatamente è stata smentita. Riaprire un club con il 35% di capienza è impossibile, visti i costi da sostenere. Oltre al punto di vista economico, immagina un locale con capienza di 1000 persone, con all’interno solo 350 persona. A colpo d’occhio sembra un locale vuoto. Adesso il limite è il 50% per i club al chiuso, 75% per quelli all’aperto. Direi che già il 50% è accettabile, anche se lontano dalla normalità.”
Come cambierà il modo di fruire le serate da parte di chi viene in discoteca rispetto a prima del Covid?
“Secondo me, poco alla volta, si tornerà alla normalità. Non penso che ci saranno grossi cambiamenti nel modo di fruire le serate, la musica va avanti, si evolve, e la gente si diverte. E speriamo di poter tornare al 100% di capienza nei prossimi mesi, perché stare in un club pieno è sicuramente molto bello sia per il dj che per il pubblico.”
È più complicato stare in console quando la pista, sotto, è semivuota?
“Paradossalmente la bravura di un dj la noti di più quando la pista è semivuota che quando è piena. Con la pista piena, è facile selezionare i dischi e far ballare. Devi esser veramente scarso se riesci a svuotare una pista piena. Quando la pista è semivuota, invece, diventa più difficile. Devi cercare di capire qual è il disco giusto per far divertire tutti e tenerli incollati in pista. Se sbagli disco e la metà della gente va al bar, la pista rimane praticamente vuota.”
Per terminare, come pensi che questi ultimi 18 mesi abbiano cambiato la figura del dj?
“Assolutamente sì. È stata una mazzata. Mesi in cui siamo stati un po’ spaesati, tra mille dubbi: si ripartirà? Quando? E così via. Molti colleghi hanno optato per le dirette sui social, altri invece no. Io personalmente ho dedicato molto tempo alle produzioni. L’unica soluzione per tornare a essere dj nel vero senso della parola, è la riapertura dei club. Il luogo dove il dj lavora. Il resto è tutto contorno, utile, interessante, ma pur sempre contorno.”

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