Riferivano ad un pentito di mafia, arrestati due carabinieri a Rieti


Era un collaboratore di giustizia ma faceva la vita di un uomo libero. Era sorvegliato ma, in spregiudicata autonomia, continuava a curare gli affari delle cosche. C.B., tra gli esponenti autorevoli della cosca di Barcellona Pozzo Dal Gotto, inserito in un programma di protezione, era riuscito a farsi dare un mano anche dai due carabinieri che gli facevano da scorta: E.A. e D.P.. I due, in sostanza, si erano prestati a monitorare un imprenditore organico alle cosche (M.T.) con accessi abusivi al sistema informatico del comando provinciale dei carabinieri di Rieti. Scrive la giudice per le indagini preliminari, Chiara Gallo, che i tre «avevano trasformato i benefici e le garanzie di cui gode un collaboratore di giustizia in occasioni criminogene consentendo a B. di proseguire nel proprio percorso criminale nonostante le limitazioni».

 

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