SALVATORE LILLI, UN SANTO DELLA NOSTRA TERRA


SALVATORE LILLI, frate minore nato in terra d’Abruzzo, nel paesino di Cappadocia, nella Marsica. I genitori erano commercianti e vivevano agiatamente, ma egli senti l’attrazione per la povertà francescana sin da ragazzo. A diciassette anni vesti il saio dei frati minori a Roma, al convento di San Francesco a Ripa. A motivo della legge italiana di soppressione degli ordini religiosi fu mandato a completare gli studi in Terra Santa dove divenne sacerdote a Gerusalemme, all’età di venticinque anni.
Inviato nella missione di Marasc, nell’Armenia Minore, cioè il territorio armeno sotto il domino turco. Da lì  segui molte opere caritative dei francescani di Terra Santa lavorando a Rodi, a Cipro e in Egitto.
Una volta tornato in Abruzzo, lo bloccarono per un processo di renitenza alla leva.  Imparò l’arte del falegname, del calzolaio e del sarto.Nel 1890 fu nominato parroco in Armenia, a trentasette anni. Subito divenuto parroco affrontò una dura emergenza per un’epidemia di colera; aiutò gli ammalati in ogni modo. 
Quattro anni dopo fu trasferito alla missione vicina di Mujuk-Deresi. Dopo un anno, era il 1895, scoppiò una violenta persecuzione contro i poveri armeni, disprezzati dai turchi per la loro fedeltà al cristianesimo. Ci furono stragi enormi. Furono uccisi a migliaia, uomini e donne, bambini e anziani.
È stata la prima delle stragi terribili che cancellarono la presenza armena e cristiana dalla Turchia. Il culmine dell’orrore si raggiunse pochi anni dopo, nel 1915, quando il movimento dei “Giovani Turchi” col benestare del governo sterminò tutto il popolo armeno. Un genocidio da un milione di morti.
Gli giunse un messaggio urgente dai suoi superiori, i quali gli suggerivano di abbandonare la missione per il grave pericolo che si correva. Non fece in tempo a rispondere che me ne giunse un secondo dello stesso tenore. Questa fu  la sua risposta: «Il pastore non può abbandonare il gregge in pericolo».
Dopo un mese giunsero i soldati con le baionette spianate. Presero tutti prigionieri. Tentarono addirittura di farli rinnegare Cristo per Maometto. Al loro rifiuto li uccisero tutti.
Gli altri martiri furono sette, I loro nomi : Baldji Oghlou Ohannes, Khodianin Oghlou Kadir, Kouradji Oghlou Tzeroum, Dimbalac Oghlou Wartavar, Geremia Oghlou Boghos, David Oghlou David e Toros Oghlou David.

( a cura di Cicchetti Ivan)

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