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Canistro, fonte Sponga assegnata al colosso Norda. Colella si appella al Consiglio di Stato


Ha deciso di volersi appellare al Consiglio di Stato, Camillo Colella, imprenditore molisano titolare del marchio Santa Croce. L’annuncio è arrivato ieri come ciliegina sulla torta a coronare un lungo e interminabile braccio di ferro tra la Regione e l’ex patron dell’acqua della sorgente della Sponga di Canistro, che pare infinito.
Proprio ieri, infatti, la commissione della Regione ha convocato, negli uffici pescaresi dell’ente, l’assemblea pubblica per la proclamazione del vincitore del bando (di durata trentennale), che ha tenuto in scacco lavoratori e non solo, per l’assegnazione della nuova proprietà della sorgente Sant’Antonio Sponga.
Pur partecipando al bando Colella ha dovuto vedere i suoi punti fermarsi a 58,35. Solo i fratelli Pessina (Norda), dunque, hanno ottenuto i requisiti minimi (80,35) per l’assegnazione provvisoria (Aqua s.r.l del marsicano Mastrocesare e l’Ati Bruni industry-Edilcomar gli altri due gruppi esclusi). Nel bando sono contenute le norme di salvaguardia per quanto riguarda l’occupazione. Entro i prossimi 2 mesi il nuovo soggetto dovrà avviare, quindi, una serie di passaggi: si va dal riassorbimento di 50 dei 75 dipendenti, all’avvio delle procedure per il nuovo stabilimento che il Comune ha messo a disposizione.
Ottimismo generale da parte dei sindacati. I lavoratori sperano di poter avviare una nuova stagione di rapporti con il nuovo soggetto. Dei lavoratori che al momento sono indennità di disoccupazione Naspi, infatti, secondo i sindacati, non tutti potranno beneficiare del sostegno per un periodo pari a 24 mesi.

“Norda è il più importante player nazionale per quanto riguarda le acque – spiega Giovanni Lolli, vicepresidente della giunta regionale – che ha già in corpo una serie di importantissimi marchi nazionali conosciutissimi (da Coop a Pam, da Auchan a Sigma fino a Sma-Simply n.d.r). Sono molto contento -continua – perché so bene che il prodotto che noi abbiamo, cioè l’acqua Santa Croce di Canistro, probabilmente è la migliore d’Italia e, per questo, merita di essere utilizzata da un’impresa all’altezza di quell’acqua. Mi auguro – conclude – che, nel più breve tempo possibile, riusciremo a veder un’azienda che non occupa 22-23 persone, com’è stato in questi ultimi anni, ma che possa tornare a occupare le decine e decine che sono necessarie per sviluppare le grandi potenzialità che ha quel prodotto”.

Continua, con l’ininterrotto braccio di ferro, il percorso giudiziario. Cresce l’ottimismo generale. Ciò che conta, però, al momento, è che il primo fondamentale tassello alla valorizzazione della “nostra” acqua sia stato ormai inserito.

 

Alex Amiconi

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