Se ci si vuole occupare di sicurezza degli Italiani si cominci dal lavoro: 15 i morti sul lavoro in Abruzzo da inizio anno


Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma Gianni Alioti e Bisegna Augusto, Fim Cisl nazionale.

 

Se ci si vuole occupare di sicurezza degli italiani si cominci dal lavoro. L’ultimo in ordine di tempo è Sebastiano Marco Aiello, 50 anni, un operaio della LFoundry di Avezzano. È precipitato mentre svolgeva lavori di manutenzione per una ditta esterna ed è morto ieri all’ospedale San Salvatore de L’Aquila per le gravissime ferite riportate.

In Abruzzo sono 15 i morti sul lavoro da inizio dell’anno, l’ultimo in provincia di Teramo appena la settimana  scorsa si chiamava Aldo D’Agostino 62 anni e lavorava alla Stam di Colonnella.

Un elenco senza fine. I dati resi noti dall’INAIL per il primo trimestre del 2018 dimostrano che l’allarme lanciato dai sindacati è più che giustificato: + 11% gli incidenti mortali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un dato che probabilmente verrà ritoccato al rialzo nel report che sarà diffuso a luglio sull’andamento del secondo semestre.

Gli incidenti più gravi si verificano spesso in quelle situazioni lavorative dove non è presente il sindacato, aree del lavoro dove le responsabilità si perdono lungo la catena degli appalti.

La sequenza di morti sul lavoro e d’incidenti gravi sta provocando una giusta indignazione. Se prima i media occultavano spesso questi eventi, oggi la notizia si diffonde velocemente tramite i social network. Sono tante le persone che chiedono si metta fine a questo stillicidio di morti sul lavoro. La parola più ripetuta è “ora basta”!

Il rischio però e che all’indignazione si risponda solo con la retorica, con frasi fatte, con reazioni solo ex-post. Se continuiamo cosi, specie come sindacati finiamo per creare solo un senso di fastidio o di angoscia. Non ci sono risposte che possano interrompere questo stillicidio da un giorno all’altro. Ma esistono richieste mirate, che non siano solo l’aumento dei controlli e delle sanzioni, che possono concretamente invertire la tendenza.

Sul piano economico, ad esempio,  si potrebbero mettere in pista tre misure ben precise, con effetti immediati in materia di prevenzione e miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro, oltre che di sostenibilità sul piano ambientale, sociale ed economico del sistema industriale italiano.

Prevedere la deducibilità fiscale di tutti gli investimenti (tecnologici, ergonomici, organizzativi e formativi) finalizzati al miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Al contempo prevedere un forte aggravio assicurativo per le imprese in cui si registrano infortuni mortali e invalidanti e aumentano le malattie professionali.  Utilizzare coerentemente il saldo attivo accumulato negli anni da INAIL (oltre 32 miliardi di euro), oggi in mano alla Tesoreria di Stato che ne dispone impropriamente per coprire altre spese. Questi soldi devono tornare a imprese e lavoratori destinandoli sia alle prestazioni assicurative in termini di risarcimenti, cure e riabilitazioni, sia agli incentivi alle imprese e alle parti sociali per azioni finalizzate alla prevenzione e al miglioramento continuo.

 

 

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