Situazione CAM: intervista ad Antonino Lusi, ex Presidente del Consiglio di sorveglianza


Nella Marsica non si fa altro che parlare di Consorzio Acquedottistico Marsicano e delle sue sorti, nonché dell’ipotetico disastro che potrebbe coinvolgere tutti i Comuni soci in caso di fallimento. A tal proposito, abbiamo chiesto un parere all’ex sindaco di Capistrello ed ex Presidente del Consiglio di Sorveglianza del CAM, Antonino Lusi.

 

1) La situazione finanziaria del CAM, è risaputo, non è delle più floride. Secondo lei, che nel 2013 è stato Presidente del Consiglio di sorveglianza del CAM, nel caso in cui Luco dei Marsi continuasse a non accettare compromessi, quali scenari si aprirebbero?

 

            Il credito legittimamente vantato da Luco, da diversi anni, è più o meno paragonabile a quello di altri Comuni soci dell’ente d’ambito marsicano che detengono crediti certi, di diverso ammontare, a valere dei ratei da mutuo. Luco ha ragioni da vendere così come altri Comuni marsicani. Non conosco, però, le specifiche ragioni che, da una parte, abbiano impedito negli ultimi anni l’avvio di un progressivo soddisfacimento del debito da parte del CAM e, dall’altra, la realtà del bilancio comunale che avrebbe determinato il Comune medesimo a percorrere una strada fin troppo problematica e gravida di rischi per tutti.

Anche se fosse vero – stando ad alcune notizie non confermate – che Luco sia a rischio dissesto, probabilmente lo stesso credito nei confronti del CAM potrebbe rivelarsi un elemento da maneggiare in senso utile alla causa comunale. Il paventato dissolvimento del CAM, invece, con certezza sarebbe l’occasione ultima del suo precipitare nel commissariamento prefettizio previo scioglimento di consiglio e giunta comunale. In ogni caso se il CAM chiedesse un concordato preventivo in bianco il meccanismo che ne conseguirebbe, attraverso il coinvolgimento degli altri comuni soci, produrrebbe quasi certamente il dissesto economico finanziario di Luco.

In realtà ancora una volta sembra confermarsi che in contesti del genere il metodo delle decisioni condivise si rivela sempre meglio dei provvedimenti di natura coercitiva, sia pure correttamente motivati. Altre soluzioni, infatti, appaiono improponibili a meno che, tra i comuni soci, non prevalga la tentazione del tanto peggio tanto meglio.  Questo caso evidenzia in modo lampante che le vicende del CAM sono strettamente interconnesse con quelle dei comuni soci.

 

2) In caso di fallimento del CAM, quali conseguenze si potrebbero generare per i cittadini marsicani? Si parla di interruzione del servizio, è possibile?

 

            Personalmente escluderei ogni ipotesi di interruzione del servizio per le ovvie conseguenze (anche di natura penale) facilmente intuibili. Nell’immediato penso che le superiori Autorità ricorrerebbero a un commissariamento o qualcosa del genere. A lungo andare le maggiori conseguenze le subirebbero comunque direttamente i comuni marsicani, dunque indirettamente tutti gli utenti del servizio idrico integrato.

 

3) Vediamo invece le conseguenze per i Comuni: in questo caso si parla di dissesto economico per molti degli Enti, soci CAM, sui quali ricadrebbero i debiti. È così?

 

Non sarebbe una conseguenza automatica il dissesto ma un rischio da prevenire senza inutili furbizie né scorciatoie. Questo rischio si sarebbe certamente materializzato, ad esempio, se negli anni appena trascorsi fosse stata accolta l’avventurosa proposta di un comune socio che intendeva applicare al CAM la cosiddetta “soluzione Alitalia” (bad company – new company di famigerata memoria).

 

4) Si potrebbe pensare a un intervento Statale per scongiurare una situazione così complessa per i Comuni della Marsica? Esiste una strada percorribile in questo senso?

           

            Sarebbe illusorio il solo pensarlo, per più ordini di ragioni sulle quali non vale soffermarsi, anche perché migliaia di altri soggetti pubblici avrebbero titolo per essere ammessi a immensi finanziamenti per la copertura di debiti indeterminati e talora indeterminabili (Capistrello nel 2009 fu dichiarato in dissesto per circa 1,5 milioni di euro ma alla fine della fiera i milioni di debito accertati furono oltre 5,5 milioni!).

 

5) Riguardo le responsabilità pregresse, quanto sono a carico degli organi amministrativi e quanto dell’assemblea dei soci? Si può parlare di un fallimento della classe dirigente marsicana in questo senso?

 

            Negli ultimi cinque anni, pur tra reticenze e palesi contraddizioni, l’insieme dei Sindaci marsicani è stato costretto a prendere atto di una situazione gestionale non più sostenibile: non solo per l’aumento dei debiti accumulati nei decenni precedenti ma soprattutto per i cambiamenti nel frattempo intervenuti sia nella legislazione statale e comunitaria che nella giurisprudenza di merito e nella individuazioni di specifiche responsabilità. In sostanza, la diffusa prassi di amministrare facendo debiti non era più difendibile né davanti agli organi giurisdizionali né di fronte a un’opinione pubblica meno disattenta alle conseguenze subite in ragione della “cattiva politica” nel proprio territorio.

            Detto questo, non esistono responsabilità di amministratori e amministrativi alle quali sino assolutamente estranei i Comuni soci. Quando, nel biennio 2011-12, a causa di una gravissima carenza di liquidità, indispensabile anche alla sola ordinaria amministrazione, improvvisamente si venne a conoscenza dell’enorme debito del CAM, dai Sindaci marsicani fu avviato un processo virtuoso che, tra l’altro, dette luogo a nuovi vertici (previa riforma dello statuto) e all’azzeramento di tutti i compensi e rimborsi spese per i componenti degli organi di sorveglianza e di gestione (fatta eccezione per il Presidente, nei limiti di quanto disposto dalla legge, in quota parte rispetto all’indennità spettante al Sindaco di Avezzano). Fu così che nel 2013 il CAM ebbe il primo bilancio in attivo. Non era un miracolo, era prevalsa la consapevolezza che si poteva e doveva evitare il fallimento, ossia il dissesto economico e finanziario, solo con una seria programmazione pluriennale rigidamente volta al risanamento della gestione. In questo senso fu approvato un piano di misure a breve termine per modificare situazioni non più ammissibili (migliaia di utenze tra abusivismo, elusioni ed evasioni, più efficiente gestione del personale, rimodulazione delle partite a debito e a credito, ecc.) e misure di medio e lungo termine per il recupero di maggiore efficienza complessiva del servizio idrico, ivi compresi gli equilibri finanziari.

In quel contesto, 2012-13, fu anche coinvolta la Regione (restata alquanto sorda, in verità) anche per superare situazioni pasticciate che risalivano al momento del passaggio al CAM delle reti comunali e dei beni appartenenti alla Cassa del Mezzogiorno dagli anni Cinquanta e Sessanta: è da quell’epoca che l’allora classe dirigente locale ritenne furbescamente di eludere fondamentali problemi di bilancio, perché si riflettevano sul sistema tariffario, con parziali aggiustamenti che ne rinviavano sine die la soluzione. Quella classe dirigente, invero, al pari dei governi italiani negli anni Ottanta, oltre alle costose strizzatine d’occhio, agli interessi particolari, alla tolleranza di prassi e costumi dei baroni preborbonici, seminava debiti ingenti da gestioni malaccorte che avrebbero pagato i nostri figli e i nostri nipoti. Questo il fallimento maggiore: tra le poche luci di un benessere generazionale in forte crisi di identità e di produttività un costume individuale e collettivo alimentato e deteriorato dai debiti faraonici accumulati non già per investimenti pubblici e privati a reddito differito ma per i consumi improduttivi di clientele rapaci e irresponsabili. Ritengo pertanto che l’attuale classe dirigente abbia tutti gli strumenti conoscitivi per non ripetere gli errori del passato.

 

Redazione ilfaro24.it

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