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STORIE DI STELLE D’ESTATE. LE PLEIADI E L’ABRUZZO


È passato così tanto tempo da quelle sere che solo adesso, quando il vento dei ricordi allontana da me la nebbia del vivere quotidiano, capisco che c’era qualcosa di meraviglioso in quei silenzi che dividevo con mio padre su quella collina a due passi dalle stelle.

Andavamo con il suo telescopio ad osservare il cielo ed io, perdendomi dentro quell’immensità, credevo davvero di poter ascoltare il respiro dell’Universo.
Ecco” – pensavo – “Se Dio esiste questa deve essere di sicuro la sua voce.”

Ma io quelle parole non le dicevo, le pensavo soltanto, però mio padre, non so come, riusciva a leggerle fin dentro la mia mente.
Doveva essere questo il motivo per cui mi ripeteva sempre quella frase:
Esiste un’armonia nelle cose del Creato, un ordine divino che lega gli astri, il tempo e gli uomini.
Si nasconde nella musica e nella poesia ed ha il potere di far sognare gli uomini ogni volta che guardano il cielo.
Guarda le costellazioni Mario… ecco il Grande Carro, ecco il Piccolo Carro, lì c’è il Cigno e poi Orione e Cassiopea ed infine eccole lì… le Sette Sorelle.
Vedi come sono belle?
Come si può non innamorarsi di loro?
Sono le figlie di Atlante, il Titano che regge sulle spalle il nostro mondo

Quando sorgono le Pleiadi,
figlie di Atlante,
incomincia la mietitura.
L’aratura, invece, al loro tramonto”.

Ed era tutto vero!
Le Pleiadi illuminavano le mie notti e quelle di mio padre dall’inizio della primavera sin fino al tardo autunno e, nello stesso identico modo, avevano segnato la vita di intere generazioni di uomini nel corso dei millenni.

Vuoi sapere come sono finite lassù figliolo?”
– Mi chiedeva papà che poi, senza nemmeno attendere la mia risposta, continuava – “Ce le ha messe Zeus per proteggerle dalla bramosia di Orione.
Ed ora loro sono lì, eternamente giovani ma inarrivabili per tutti noi mortali che possiamo sono guardarle, desiderarle ma mai possederle.”

Sapete?
È proprio vero: esiste un’armonia nelle cose del Creato, un ordine divino che lega gli astri, il tempo e gli uomini.
Si nasconde nella Musica e nella Poesia ed ha il potere di far sognare gli uomini ogni volta che essi guardano il cielo.

Forse per questo Gabriele D’Annunzio scrisse i sette libri della sua raccolta Laudi e volle chiamarli come le sette stelle delle Pleiadi.
Certo, il Vate pubblicò solo cinque di quei libri: Maia, Elettra, Alcyone, Merope e Asterope, ma questo non è poi così importante.
Ciò che davvero conta è che tutti sappiano che anche nel profondo del cielo brilla un po’ del talento di un figlio d’Abruzzo.

di Mario Cantoresi

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