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SULLE TRACCE DI FEDERICO II. SAN GIOVANNI AL SEPOLCRO


BRINDISI. Chiesa di San Giovanni al Sepolcro.

Particolare, unica, stupenda, misteriosa, con la sua forma circolare caratteristica degli Ordini Cavallereschi medioevali. Fondata probabilmente nel 1099, riproduce fedelmente la Rotonda dell’Anastasis di Gerusalemme voluta da Costantino in Terra Santa.

E’ una delle rappresentazioni più fedeli dell’Occidente cristiano. La sua fondazione come ci
rivelano i documenti ufficiali, è da attribuire ai Cavalieri del Santo Sepolcro, fondato da Goffredo di Buglione a Gerusalemme nel 1099 dopo la presa della Città Santa, ma soprattutto a due personaggi, quali Boemondo d’Altavilla e Tancredi. Normanni che fanno di Brindisi, proprio durante e dopo le crociate uno dei loro maggiori scali da e per la Terra Santa; sotto di loro, Brindisi, riprende il suo antico splendore.

Federico Sanapo in un suo bellissimo lavoro elenca tutte le particolarità del tempio Templare, dei suoi simboli, dai suoi codici scolpiti nella pietra e nelle colonne, della sua struttura esoterica, insomma della storia e dai misteri che questa chiesa racconta. Anche noi siamo andati a vederli ed a scoprirne altri. Abbiamo visto i portali, tre, ovvero Nord-Est-Ovest, che con l’altare formano un unico disegno: la “croce a otto punte”, precisamente la “Croce delle Otto Beatitudini”, usata dai Cavalieri di Malta.

La forma circolare della chiesa appunto, scandita da sedici  colonne (otto addossate alle pareti e otto al centro della chiesa), rinvia anche al numero “otto”, simbolo del  battezzo e della redenzione.

La chiesa difatti fu probabilmente usata come battistero e le prove “archeologiche” lo attestano: il fonte battesimale della chiesa di San Giovanni al Sepolcro a Brindisi è oggi una fontana, o meglio, è posto come contenitore dell’acqua per una fontana nel centro di Brindisi, la fontana De Torres in piazza della Vittoria. Le ricerche condotte da Federico Sanapo all’interno del tempio di San Giovanni al Sepolcro, chiamasi appunto tempio e non “chiesa”, hanno mostrato dei collegamenti con antiche leggende medievali e messo in luce aspetti non presi in considerazione dall’”archeologia” e dalla storia ufficiale.

Prima di tutto il portale oggi di ingresso alla chiesa, ove sono posti due leoni stilofori che si guardano tra loro, e già qui la prima stranezza. Nelle chiese medievali, i leoni sono posti di fronte all’osservatore, questi invece si guardano tra di loro, come a volersi tramandare un messaggio. Il messaggio che forse è scolpito sul bellissimo stipite della porta? Analizzando difatti il grande disegno che si snoda nella parte destra e sinistra del portale Ovest, è stato possibile risalire ad una delle leggende più antiche e affascinanti: la leggenda del Santo Graal.

Riferimenti specifici, quali la Coppa, l’elefante, le dee pagane della parte sinistra, cacciatori, lottatori, rinviano ad un qualcosa di perduto nel tempo, in maniera precisa evidenziano un retaggio regale, una sorta di dinastia persa nei secoli. Tutto ciò e stato possibile analizzando ogni singolo simbolo della chiesa di San Giovanni al Sepolcro, la decrittazione completa del portale la si può trovare nel libro apposito dal titolo “San Giovanni al Sepolcro: il Segreto dei Templari”, e che sarebbe troppo lungo disquisire in questa sede. Basti che si sappia, che il disegno del portale comincia con una Coppa da cui si diparte un gigantesco Albero della Vita, un disegno molto simile a quello della Cattedrale di San Nicola di Bari e del mosaico della cattedrale di Otranto del presbitero Pantaleone.

Anzi forse la stessa scuola di Otranto, come attesta il mosaico della Cattedrale di Brindisi, andato ormai distrutto (ne rimangono pochi frammenti nella stessa), opera appunto a Brindisi negli anni della costruzione della cattedrale e, forse, proprio l’ordine basiliano ordina la costruzione di un mosaico identico a quello di Otranto. Tra l’altro la presenza Basiliana è attestata a Brindisi dalla presenza in epoca medievale di una abbazia basiliana sull’Isola di Sant’Andrea nel porto esterno ove oggi sorge il castello alfonsino. Di questa abbazia se ne possono ammirare i bellissimi resti, dei capitelli e delle colonne, nel cortile del Museo Archeologico Provinciale “Ribezzo” di Brindisi. Il particolare è che c’è proprio una colonna di questa abbazia con due elefanti da cui parte anche qui l’Albero della Vita, la stessa cosa si verifica a San Giovanni al Sepolcro, dove la coppa è posta su un elefante, e da qui parte l’Albero della Vita.

 

 

Il nodo di Salomone

 

Simboli Templari

San Giovanni al Sepolcro: una chiesa, un mistero millenario. Simboli, scritte, codici, numeri.

di Giancarlo Sociali

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