TECNOLOGIA 5G A L’AQUILA, BRACCO:“QUALI CONTROLLI?”


 

“E’ una questione troppo delicata che deve essere vagliata in tutte le sue sfaccettature. Le autorità preposte hanno il dovere di compiere diversi approfondimenti e attuare controlli ambientali. Diversamente, potrebbe essere non garantita l’incolumità della salute pubblica che, a detta di diverse fonti autorevoli di matrice internazionale, sarebbe esposta a rischi. Non è tutto oro quel che luccica e la tecnologia 5G non è esente da perplessità”. Solleva pesanti interrogativi il consigliere regionale Leandro Bracco riguardo una nuova modalità di trasmissione dati la cui sperimentazione coinvolge cinque città italiane una delle quali è il capoluogo regionale dell’Abruzzo. “Nel 2017 la città de L’Aquila – afferma l’esponente di Sinistra Italiana – è stata scelta dal Ministero dello Sviluppo Economico insieme a Milano, Prato, Bari e Matera per la sperimentazione della tecnologia 5G. Si tratta della quinta generazione di tecnologia elaborata e progettata per la connessione mobile. Una rete che a detta dei tecnici rivoluzionerà per l’ennesima volta le modalità di comunicazione fra le persone. Il 5G promuoverà il cosiddetto ‘internet delle cose’ ovvero una connessione tra oggetti funzionale a una miriade di esigenze della vita quotidiana e produttiva. Inoltre si apriranno scenari indubbiamente straordinari in una molteplicità di settori”. “Questa tecnologia – prosegue Bracco – sarà utile ad esempio al monitoraggio di edifici e infrastrutture e funzionale nell’ottica di dispositivi per il supporto medico ‘Smart Security’ per le ‘Smart City’. Questo sistema sfrutta le cosiddette onde millimetriche e cioè onde radio ad altissima frequenza compresa fra i 30 e i 300 gigahertz. Verrà così garantita una maggiore velocità e affidabilità nello scambio dati”. “A caratterizzare la tecnologia 5G – rileva il Consigliere Segretario – saranno anche le infrastrutture di supporto. La rete sarà costituita da una molteplicità di celle e antenne collocate in modo tale che il segnale possa rimbalzare dall’una all’altra senza bisogno di ricorrere alla fibra ottica. Il progetto aquilano prevede l’installazione di ben dieci antenne oltre alla collocazione di moltissime altre di dimensioni più ridotte a una distanza di circa 100 metri l’una dall’altra”. “Se da un lato molteplici appaiono le opportunità e le innovazioni che si profilano all’orizzonte – nota Bracco – dall’altro assolutamente privo di attenzione rimane il tema del controllo degli impatti ambientali e in particolare gli effetti che i campi elettromagnetici potrebbero produrre sulla popolazione. Indispensabile, proprio per il fatto che si ha a che fare con una sperimentazione, sarebbe invece conoscere ma soprattutto rendere pubblici i sistemi di controllo e i risultati dei dati che riguardano l’ambiente. La collettività ha infatti il diritto di sapere se a braccetto alle molte iniziative poste in essere per testare il funzionamento della nuova tecnologia sia stato anche predisposto un monitoraggio. D’altra parte il mondo accademico e scientifico – sottolinea Bracco – ritiene necessario avviare studi ad hoc sugli effetti che i campi elettromagnetici possono avere sull’uomo e, in particolare, le conseguenze prodotte proprio dalla tecnologia 5G. Non può e non deve essere infatti liquidata con superficialità la possibile connessione tra rari tumori che colpiscono il cervello e il cuore e i campi elettromagnetici. A questo proposito è stato redatto un appello internazionale vergato da 170 uomini di scienza con il quale è stata chiesta una moratoria circa questa nuova tecnologia. Tecnologia che, proprio perché nuova, dovrebbe essere studiata e approfondita senza tralasciare alcun aspetto. D’altra parte la preoccupazione non può non crescere se si considerano alcuni aspetti negativi emersi già con l’utilizzo del sistema 4G”. “Le autorità sanitarie hanno il dovere di predisporre tutte le attività di approfondimento del caso e tutelare la salute pubblica assicurando il rispetto delle norme in vigore. Il sacrosanto principio di precauzione deve trovare riconoscimento e attuazione e questo ancor più – conclude Leandro Bracco – se si sottopone la popolazione a una sperimentazione della quale si è a conoscenza di troppi pochi elementi”.

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