TRENTA ANNI FA VENIVA LIBERATO NELSON MANDELA


“L’Istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo”

Il giorno 11 febbraio 1990 era domenica e, a Città del Capo in Sudafrica, Nelson Mandela tornava ad essere un uomo libero. Aveva 71 anni e gli ultimi 26 li aveva trascorsi in carcere. L’accusa che lo portò dietro le sbarre era di sabotaggio e tradimento a danno del paese. Le sue vere “colpe” erano quelle di vivere in un paese fortemente segregazionista, dove dagli inizi del ‘900 ci fu un’escalation politica che includeva, nei suoi principali programmi, l’applicazione della famosa apartheid. Termine, quest’ultimo, che tradotto in italiano significa letteralmente separazione, partizione.

Questa aggressiva politica segregazionista, prevedeva forti limitazioni alla libertà personale della popolazione di colore, prima su tutte l’obbligo di risiedere nei ghetti a loro destinati e di poter muoversi al di fuori di questi, solo in possesso di uno speciale passaporto.

Nelson Mandela cominciò da giovanissimo a ribellarsi a queste politiche razziali, e nel 1942, durante gli studi universitari, si unì all’African National Congress (ANC), il principale partito politico sudafricano di opposizione al regime segregazionista.

Nel 1948, in risposta alla vittoria del Partito Nazionale, autore di politiche pro-apartheid, Mandela attuò campagne di resistenza politica dove si distinse in modo particolare nell’assemblea popolare del 1955. In quell’occasione adottarono la Carta della Libertà, il documento che sanciva tutti i punti fondamentali della causa anti-apartheid. In quel periodo, Nelson Mandela e il suo amico e compagno di resistenza politica, l’avvocato Oliver Tambo, aprirono lo studio legale Mandela & Tambo. La loro attività di uomini di legge, permise di fornire assistenza legale gratuita a molte persone di colore, che altrimenti non avrebbero avuto nessuna tutela .

Nel dicembre del 1956, insieme ad oltre un centinaio di esponenti dell’ANC fu arrestato con l’ accusa di tradimento. Dopo svariati processi, nel 1960 furono tutti assolti, ma sempre in quell’anno ci fu l’episodio che portò Mandela e i suoi compagni, a propendere per la lotta armata.

Il 21 marzo del 1960, a Sharpeville, durante una manifestazione pacifica, la polizia sudafricana aprì il fuoco uccidendo 70 persone, tra cui 8 donne e 10 bambini. La tensione nel paese salì vorticosamente e il governo istituì la legge marziale. Fu in questo contesto che Mandela fu arrestato di nuovo e il 12 giugno 1964 fu condannato per i reati di sabotaggio e tradimento.

Durante la sua prigionia fu sempre coinvolto nella lotta all’apartheid al punto che lo slogan “Nelson Mandela Libero”, divenne il grido di tutte le campagne anti-apartheid del mondo. Nel 1980 riuscì a far arrivare un manifesto all’ANC, il testo recitava:

«Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!»

Nel 1985 rifiutò anche una proposta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta contro l’apartheid. Nel febbraio del 1990, il presidente sudafricano F.W. De Klerk, decretò la fine della prigionia di Mandela sulla base delle pressioni internazionali e delle crescenti proteste dell’ANC. Dopo la liberazione, divenne il capo dell’African National Congress e nel 1994 vinse le elezioni diventando il Presidente del Sudadrica. L’anno prima, il 1993, ricevette il premio Nobel per la Pace, insieme al presidente De Klerk.

Negli anni a seguire, sono state molteplici le iniziative per celebrare la vita e le battaglie politico-sociali di Mandela, e spesso, anche se non più giovane, ha partecipato in prima persona, come quando nel 2009 a Londra organizzarono un grande concerto per festeggiare e ricordare i suoi 90 anni.

Nelson Mandela morì il 5 dicembre 2013 nella sua casa a Johannesburg, all’età di 95 anni.

Michele Rossi

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