Aielli incontra Don Ciotti (foto)

Aielli. “La legalità è una parola che ci è stata rubata, è diventata un idolo, una bandiera. La legalità è diventata una copertura per chi non la rispetta”. Con queste parole Don Luigi Ciotti ha salutato la gremita sala Don Gaetano Tantalo di Aielli, nell’ambito dell’iniziativa “Discorsi sulla legalità” organizzata dall’amministrazione comunale e dal gruppo Primavera Aiellese. Ospiti del dibattito anche Don Aldo Antonelli, referente di Libera Avezzano, il magistrato Stefano Venturini, l’imprenditore Antonio Picascia e il direttore de Il Centro Primo Di Nicola.

“Ospitare Don Luigi Ciotti è un onore – ha esordito il sindaco di Aielli Enzo Di Natale – Abbiamo intrapreso un percorso che parte da lontano, dal gemellaggio con Pollica per ricordare Angelo Vassallo, sindaco ucciso dalla mafia e al quale abbiamo dedicato un parco”. Ha aperto la giornata l’intervento di Don Aldo Antonelli che ha si è spinto oltre il concetto di legalità accogliendo quello di legittimità e ponendo l’attenzione sulle leggi che ledono la dignità umana. Struggente il racconto di Antonio Picascia, imprenditore del casertano che ha conosciuto la mafia in prima persona: “Mi chiese lavoro in azienda il figlio del boss dei Casalesi. Dissi subito di no. Mi recai presso il Comando dei Carabinieri di Mondragone e in quel breve, ma lunghissimo, viaggio mi sono accorto che la mia vita stava finendo e ne stava iniziando un’altra”. Oltre che con la Camorra, Picascia si è dovuto scontrare anche con la gente del posto, omertosa ed indifferente: “Eravamo su tutte le prime pagine dei quotidiani locali – prosegue l’imprenditore – Nessuno ci ha mai chiesto cosa stesse accadendo”. Grazie alla denuncia di Picascia furono arrestate quattro persone ma gli “scarafaggi” colpirono nel modo più atroce: “Una notte mi hanno bruciato l’azienda. Vedere 20 anni di lavoro andare in fiamme è stato terribile”. Dopo l’accaduto, nessuno ha voluto cedere a Picascia una struttura. Oggi l’azienda è rinata grazie anche all’aiuto dei ragazzi del comitato Don Peppe Diana e di Libera: “Non vince chi è più forte ma chi non ha voglia di arrendersi. E noi non abbiamo intenzione di arrenderci”.

Una vita sconvolta, come quella di Antonio Picascia, dalla mafia e dalla sua spietatezza, la mafia che può essere prevenuta come nel caso di Stefano Venturini: “Il giudice è un artigiano del diritto. La legalità del giudice risiede nell’applicare la legge in modo imparziale senza parteggiare per nessuno, né per la vittima di uno stupro né per una di mafia. Se un giudice lotta contro la criminalità organizzata ma non applica la legge non è un bravo giudice – conclude Venturini – Il mio rispetto è verso la Costituzione, scritta con il sangue degli italiani morti nelle guerre”.

Il direttore de Il Centro Primo Di Nicola ha ripercorso la sua carriera di giornalista iniziata alla fine degli anni ‘70 nel periodo dello scandalo che ha portato alle dimissioni dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone: “Leone non ha saputo rispondere all’inchiesta de L’Espresso che aveva evidenziato una notevole differenza tra le sue entrate e uscite. DC e Partito Comunista chiesero le sue dimissioni”. L’Italia di quel tempo, in pieno di sviluppo, una società ancora religiosa ed ideologizzata, forse era migliore di quella attuale secondo Di Nicola: “Dalle dimissioni di Leone, sono entrati nel Parlamento soggetti pregiudicati e non siamo riusciti a recuperare il giro d’affari della mafia che, alla fine degli anni ‘70, fruttava già 15 mila miliardi”.

In chiusura il sentito intervento di Don Ciotti che ha evidenziato come il “problema non è la mafia, ma noi stessi”. Non c’è, secondo il presidente di Libera, la volontà di responsabilizzarsi e voler rivoltare il Paese, un Paese affetto dalla gravissima malattia della “delega”. “Diffidate dai navigatori solitari e da chi pensa di sapere tutto, ognuno di noi è troppo piccolo dinanzi a ciò che accade. Oggi non è venuto qui Don Ciotti ma un rappresentante del Noi, di circa 1600 associazioni riunite per far emergere le cose belle che ci sono”. Infine, l’appello alla responsabilità: “Senza responsabilità la democrazia non sta in piedi, la responsabilità delle istituzioni, della politica, di noi cittadini”. Il fine ultimo della legalità – chiude Don Ciotti – deve essere la giustizia che rappresenta, a sua volta, la realizzazione dell’uguaglianza. E non c’è legalità senza uguaglianza”.

 

Galleria fotografica a cura di Giandomenico D’Angelo:

Redazione - Il Faro 24

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