L’Italia resta in Iraq, anche se l’operazione Prima Parthica viene ridisegnata. Si tratta di un ripensamento temporaneo, legato a questioni di sicurezza, in linea con quanto stanno facendo gli altri paesi membri della Coalizione. Così dal team di carabinieri in servizio al poligono Union 3 di Baghdad, circa 40 andranno via dal compound che si trova al centro della città, a pochi metri dall’ambasciata Usa. La base non è più sicura dopo la tensione innescata dall’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, centrato da un drone proprio nella capitale irachena. Ed è questa la ragione per la quale, pur confermando la presenza del nostro paese il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, in un colloquio definito «articolato e franco» con il collega Usa Mark Esper, ha invitato l’alleato «alla moderazione, al dialogo, al senso di responsabilità» e a coordinarsi in futuro per «poter continuare l’impegno della coalizione anti-Daesh all’interno di una cornice di sicurezza per i nostri militari».