La Storia Antica. La Celano Italica di Giancarlo Sociali

 

CELE

La  comunità italica insediata sulle alture dell’antico monte dal probabile nome italico di Cela (Caelum in latino), nome italico ancora conservato nella località “Cèle” di Aielli posta sulla destra delle Gole di Aielli-Celano.

I due centri fortificati della comunità celanese dell’ età del ferro, di S. Vittorino (Tallia = Talium) e Monte Secine (Cela) erano governati da un re (raki) e da principi guerrieri (nerf ), e sono stati rinvenuti in loco vasellame e tegolame dell’VIII-IV secolo a.C.

Arrivati al piazzale delle Foci, si sale a destra dell’imbocco passando il Rio (ora spesso in secca), si sale lungo la strada sterrata che fiancheggia la masseria fortificata medievale probabilmente appartenuta ai monaci Celestini di Celano.

Il monte che ci accompagna sulla sinistra è Monte Secine e facendo attenzione verso 2/3 della salita  si notano sulle balze rocciose le aperture rettangole di sette tombe rupestri di tarda età repubblicana e prima età imperiale romana: la prima tomba, in parte interrata, si trova nelle vicinanze della masseria, le altre più in alto sotto il gradone roccioso del piccolo ripiano  di “Cèle”.

Si tratta di camere sepolcrali a soffitto piatto o leggermente arcuato ricavate nella locale roccia calcarea con unici o doppi gradoni, atti alle deposizioni interne e con chiusure di due tipi: il primo  presenta una porta in pietra ad un solo battente incardinata su un lato da protuberanze di pietra inserite su incavi praticati in basso ed in alto su un fianco dell’apertura; la seconda, con la lastra di chiusura fatta scendere dall’alto “a saracinesca” (cataracta) su due binari ricavati ai lati dell’apertura.

 

Sulla piccola pianura sovrastante la necropoli di “Cèle” sono ancora evidenti i resti del vicus italico-romano di Caelum o Caelanum, un villaggio marso sorto nel III secolo a.C., con continuità abitativa fino al termine del mondo antico e con tracce di frequentazione altomedievale almeno fino al IX secolo d.C.,. Sul terreno sono numerosi i frammenti fittili relativi a tegolame antico e medievale, ed anfore, il rinvenimento di un bronzetto di Ercole testimonia l’esistenza di un’area cultuale interna al vicus.

Delle murature rimangono pezzi di opera poligonale, incerta, cementizia e mista di mattoni e pietre, oltre alla presenza di resti pavimentali di opus signinum e spigatum. Il villaggio si estendeva anche nella località “Reniccia” lungo una antica strada che metteva in comunicazione il villaggio con l’ocre di Monte Secine e la “Via romana” che sovrasta le Gole di Aielli-Celano.

Redazione - Il Faro 24

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