LA VARIANTE BRASILIANA CHE CIRCOLA IN ITALIA CENTRALE DEL CORONAVIRUS E’ PIU’ PERICOLOSA DI QUELLA INGLESE: E’ IN GRADO DI REINFETTARE CHI E’ GIA’ STATO COLPITO DAL VIRUS

Se la variante inglese è quella ormai dominante in Italia (più del 50% dei nuovi casi) bisogna prestare la massima attenzione a quella brasiliana, presente al momento con una percentuale molto bassa (4,3%) ma pur sempre presente nel nostro Paese specialmente nelle regioni Centrali. I dati aggiornati a pochi giorni fa (i report sono settimanali) dall’Istituto Superiore di Sanità vedono una prevalenza dei casi di variante inglese al 54,0%, di quella brasiliana al 4,3% e della sudafricana soltanto per lo 0,4%.”Dai dati emerge una chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana della cosiddetta ‘variante brasiliana’, che deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione”, riporta il documento dell’Iss aggiungendo la raccomandazione di “continuare la sorveglianza genetica per stimare la trasmissibilità relativa di P.1”.La variante brasiliana viene costantemente monitorata perché potrebbe avere una trasmissibilità più elevata ed i primi studi indicano che possa anche diminuire l’efficacia del vaccino. Infatti, in un pre-print pubblicato su Lancet, i ricercatori scrivono che “il plasma immunitario dei donatori di sangue convalescenti Covid-19 aveva una capacità neutralizzante 6 volte inferiore contro il P.1 rispetto alla linea B (quella inglese, ndr). Inoltre, il plasma di individui vaccinati non è riuscito a neutralizzare in modo efficiente gli isolati del lignaggio P.1. Questi dati indicano che il lignaggio P.1 può sfuggire agli anticorpi neutralizzanti generati in risposta alla stimolazione policlonale contro varianti precedentemente circolanti di Sars-Cov-2”. Ma non è tutto: c’è un’ulteriore differenza rispetto a quella inglese ed alla sudafricana. “Ha una mutazione che l’inglese e la sudafricana non hanno, la K417T. Ancora non si sa cosa cambia effettivamente, è in fase di studio da parte dei ricercatori”, ci dice il Prof. Ciccozzi. In pratica c’è un processo a cascata: tutte le varianti, rispetto al ceppo originario, hanno il famoso cambiamento 501Y che le rende più contagiose; a questo bisogna aggiungere un’altra importante mutazione, la E484K, sempre presente in tutte e tre le varianti principali (ma meno in quella inglese) che causerebbe maggiori infezioni ed eluderebbe gli anticorpi e poi, soltanto la brasiliana ha questa sconosciuta mutazione chiamata K471T. “Un’altra peculiarità della brasiliana, così come della sudafricana, è l’elusione degli anticorpi ed il vaccino potrebbe avere una minore efficacia ma non credo che, al momento, sia un problema europeo”.” Se, quindi, il problema vaccinale al momento non si pone, mette ansia il fatto che la variante brasiliana potrebbe infettare nuovamente chi ha già avuto il Covid. “Assolutamente si, questo è possibile tant’è che la variante è stata individuata a Manaus perché ha reinfettato molte persone già infettate dal ceppo precedente”, sottolinea l’epidemiologo. Un bel problema, considerando che nel cuore della foresta amazzonica l’80% della popolazione era già stata colpita dal Covid ed una parte di essa è stata colpita nuovamente come dimostrano numerosi studi a riguardo. L’unica notizia positiva riguarda la letalità. “Non sembra sia più letale così come le altre due: nessuna nuova variante sembra essere implicata nella letalità, soltanto una maggiore contagiosità e minore efficienza anticorpale. Per adesso non si parla di letalità”.

Fonte: il giornale.it

Massimo Mazzetti

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