MENSE ASL CHIETI: CONDIZIONI LAVORATORI SEMPRE PIU’ PRACARIE

Riceviamo e pubblichiamo

Quello della ristorazione dei pazienti ricoverati negli ospedali è sempre stato un tema oggetto delle lamentele degli utenti, ma negli ultimi tempi le lagnanze sembrerebbero aumentate in termini non più solo di qualità dei prodotti alimentari offerti ma anche di quantità. A ciò si aggiunge, da qualche mese a questa parte, la condizione precaria dei lavoratori delle cucine i cui contratti sono cambiati da quando il servizio di ristorazione è stato esternalizzato dalla ASL e ceduto a cooperative private.

In una conferenza stampa di questa mattina il Consigliere regionale M5S Sara Marcozzi è tornata di nuovo sull’argomento. “Assistiamo a una lenta e graduale precarizzazione e impoverimento dei lavoratori delle cooperative che hanno vinto l’appalto per la gestione delle mense” commenta Sara Marcozzi “condizioni lavorative su cui eravamo già intervenuti qualche mese fa”.

 

Nel 2016, infatti, la ASL n. 2 Lanciano-Vasto-Chieti, affida all’ATI DUSSMANN – SERVIZI INTEGRATI l’appalto per la gestione della ristorazione nei presidi dell’intera ASL sulla base di un capitolato tecnico che prevede, in maniera dettagliata, gli obblighi per l’ATI relativi al servizio di ristorazione (Cucina/Mensa/Dispensa/Distribuzione pasti) per i degenti, alla mensa aziendale, all’ammodernamento delle strutture e delle attrezzature.

“A distanza di oltre un anno dall’aggiudicazione dell’appalto, purtroppo, ho potuto constatare numerose difformità delle strutture e delle strumentazioni rispetto a quanto previsto nel capitolato tecnico d’appalto” spiega Marcozzi

 

 

IL CAPITOLATO D’APPALTO: QUALI SONO LE DIFFORMITA’

Dalle visite che abbiamo effettuato lo scorso novembre appariva già ad una prima occhiata la vetustà dei locali, della pavimentazione, della piastrellatura e della strumentazione. Nella cucina di Lanciano, che produce e trasporta i pasti anche ai presidi di Vasto e Casoli, abbiamo potuto riscontrare che tutti i carrelli per il trasporto dei cibi erano privi di termostato, alcuni di essi, addirittura, erano guasti e venivano riscaldati manualmente, grazie alla buona volontà dei lavoratori, che versavano al loro interno acqua calda fatta bollire in una pentola. Anche i piatti, le stoviglie e i vassoi, non rispettavano quanto previsto nel capitolato e sono, di fatto, un residuato di decine di anni fa. Quanto ai servizi di sanificazione, il personale dedicato appare appena sufficiente per la pulizia quotidiana e del tutto insufficiente per gli interventi settimanali di disinfezione periodica.

Nella struttura di Chieti che non è a regime, dal momento che in loco vengono preparate solo le colazioni e cotta la pasta, mentre sughi e secondi piatti arrivano, due volte al giorno, dalla cucina dell’ospedale di Pescara, anch’essa gestita dall’ATI Dussmann – Servizi integrati, che avrebbero dovuto già da tempo essere preparati nelle mense di Chieti. Sebbene la struttura sia meno compromessa di quella di Lanciano, a distanza di più di un anno dalla aggiudicazione dell’appalto, i lavori di ristrutturazione e adeguamento dei locali previsti nel capitolato tecnico non sono ancora partiti.

Dallo scorso novembre ad oggi la situazione pare non essere affatto cambiata.

 

LA DIFFICILE SITUAZIONE DEI LAVORATORI   

Discorso a parte va fatto per la situazione dei lavoratori, sia in termini di condizioni di lavoro in strutture obsolete, sia in termini di gravose condizioni contrattuali. I lavoratori di entrambe le cucine sono assunti, per la maggior parte, dalla DUSSMANN e dalla Cooperativa Servizi Integrati con contratti da 6 (sei!) a 18 ore settimanali e con retribuzioni che oscillano tra i 280 e i 700 Euro al mese. Pochi sono i fortunati che, per le loro mansioni e per le tante ore di straordinario, arrivano a percepire uno stipendio di 1.200 Euro/mese. E’ un dato di fatto che l’esternalizzazione del servizio e il continuo ricorso alle agenzie interinali hanno portato un forte abbassamento dei livelli salariali con ricadute sociali gravissime nelle vite dei lavoratori, a probabile ed esclusivo vantaggio dei clientelismi. Peraltro, l’esternalizzazione, spacciata come necessaria per un risparmio per le casse della ASL, in verità, non produce alcun risparmio sulla spesa sanitaria, anzi sono certa che di gare ponte in gare ponte, i costi lieviteranno ancor di più.

“Mi domando se l’assessore Paolucci sia a conoscenza di queste situazioni” commenta Sara Marcozzi “e se sia sua intenzione vigilare sul rispetto del capitolato di appalto e porre rimedio alle drammatiche condizioni di questi lavoratori. La salute dei pazienti e le condizioni dei lavoratori non possono più essere trascurate.”

 

“E’ evidente che le esternalizzazioni stanno abbassando la qualità dei servizi, con notevole aggravio dei costi a carico della collettività. Per giunta, con un netto peggioramento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori” commenta Sara Marcozzi “credo che il fallimento delle esternalizzazioni che hanno fatto carne da macello dei servizi nelle nostre ASL sia definitivamente fallito. Abbiamo bisogno di un governo regionale con le mani libere che possa interrompere queste scellerate scelte aziendali, re-internalizzando i servizi. Per questo e tanti altri motivi, chiediamo di andare subito al voto.

Redazione - Il Faro 24

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