Pescara. Mobilità 2018: gli infermieri abruzzesi alla ricerca di diritti, amore e famiglia

“Sono nato ad Avezzano e, da infermiere, lavoro a Rimini. Sono fuori dalla nostra regione ormai da quasi 20 anni… Sarebbe davvero bello rientrare a Pescara, è una città che adoro. Mi piacerebbe tornare vicino al mio paese (Cerchio), vicino ai miei affetti, e lavorare con tanti amici lasciati parecchi anni fa. Vediamo come vanno queste prove indette dalla Asl abruzzese. Ci proviamo”.
Quella di Roberto è solo una delle tante testimonianze dei nostri infermieri costretti da anni a lavorare, fuori sede, lontano dai propri affetti.
Se il lavoro è un diritto fondamentale, d’altronde, in un’epoca così delicata, non è da meno, come ci fa notare Magdalena, quello di crearsi una famiglia.
“È dal 2006 – ci scrive – che sono fuori per lavoro. Prima da precaria in Sardegna, poi in Umbria, Roma e infine Emilia Romagna. Dal 2016 – continua – sono di ruolo a Modena ma vorrei tanto avere la possibilità di tornare in Abruzzo perché credo di avere il DIRITTO di formare una famiglia”.

“Da poco a Rimini – continua Teodora Passarelli – sono nomade da 8 anni ( di cui 7 a Torino che non è proprio dietro l’angolo). Tutti i miei affetti, compreso il mio fidanzato, sono a Pescara. Mi ritrovo sola in giro per l’Italia… Secondo voi – ci chiede – in queste condizioni è possibile sposarsi e creare una famiglia?”.

Diritti, appunto, come quello, per esempio, di essere presenti nelle vite dei propri figli. Vederli crescere e viverne la quotidianità come ci racconta per tutte Silvia Ciabattini: “Sono fuori casa dal 2011, in Lombardia. Ora di ruolo ad Ancona con figlio di un anno e un ricongiungimento famigliare negato”.
Storie, dunque, legate da una costante comune: diritti e cuore. È proprio per questi motivi che dopodomani, mercoledì 28 febbraio, a Pescara, in occasione delle selezioni legate alla mobilità 2018, l’emozione giocherà il suo ruolo fondamentale. Emozioni legate alla voglia di riprendersi la propria vita senza essere costretti a dividersi dall’altra metà del proprio cuore, come chiosa Pamela Dragani. Emozioni scaturite dal disagio. Un disagio che, oggi più che mai, cozza inevitabilmente con la parola rinascita. Una rinascita che, però, per forza di cose passa, e non potrebbe essere altrimenti, dal diritto. Il diritto come denominatore comune di progresso e benessere. Il diritto come minimo comune multiplo di amore e famiglia. Il diritto come garanzia di futuro.

Alex Amiconi

Redazione - Il Faro 24

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