TAGLIACOZZO, IN ANTIQUIS CULTUS DOMUS DOMINI

Sfioro il selciato, che soave mi dirige all’antica porta del borgo. I profumi del tempo s’immergono nel mio cuore, come pedali di un rosaio su un soffice manto verde. Osservo gli antichi palazzi, di piazza dell’Obelisco, con Bifore tardo-gotico ad arco inflesso e al di sopra un loggiato con archi a tutto sesto.Lo stemma scalpellato doveva essere degli Orsini. L’ultimo loggiato è un falso realizzato intorno al 1925, talmente incantevole da armonizzarsi col resto.Un altro edificio sulla sinistra ha finestre dagli intagli di gusto rinascimentale. Al centro della piazza si trovava il pilozzo, un sedile in pietra con un foro in mezzo, sul quale venivano a forza fatti sedere i debitori insolventi a calzoni calati. Dopo l’esposizione e la dichiarazione di fallimento, il debitore veniva sciolto dai suoi obblighi (ma era anche economicamente rovinato, perché impossibilitato, logicamente, a chiedere – ed ottenere – qualsiasi credito). L’usanza dovrebbe avere origini medievali, ed era tipica anche di altre città (ad esempio, la “pietra del vituperio” di Padova). Al posto del pilozzo fu eretta (tra il 1823 ed il ’25) la fontana dell’Obelisco, di gusto baroccheggiante, in onore di S. Antonio di Padova, protettore della città. Forma irregolare ha anche piazza Argoli (che costituisce un po’ il vestibolo di Piazza dell’Obelisco). Da notare la facciata di palazzo Rota, con le finestre disposte ad intervalli irregolari (ma calcolati attentamente) per ragioni di riequilibrio della veduta d’infilata da Porta da’ Piedi, e palazzo Mastroddi, monumentale edificio costruito agli inizi dell’Ottocento dal conte Alessandro Mastroddi. Chiudete gli occhi per un istante, non vi sembra di ascoltare il profumo del rinascimento, della nobiltà, dello sfarzo. Lancio lo sguardo in ogni dove in questa armoniosa visuale, prendo una stradina e m’indentro nell’antico paese, straordinari i palazzi antichi, gli stemmi dei casati su ogni portico, emblemi, storie, famiglie. Passo dopo passo mi trovo in un affascinante convento, San Francesco. Il tempo batte fitto fitto i suoi anni, eppure tra queste mura sembra nascondersi.Proseguo il cammino tra storia e culto, arrivo all’ombra della Chiesa piu’ antica di questo borgo eccezionale, la chiesa dei santi Cosma e Damiano. Chiesa e monastero furono assegnati fin dall’epoca ottoniana ai Benedettini di Montecassino, che vi insediarono un gruppo di suore di clausura, e a tale ordine rimasero soggetti, malgrado una secolare disputa con la diocesi dei Marsi circa la giurisdizione del complesso. Ogni sguardo che fletto in questo arem di storia, Tagliacozzo, il pensiero s’immerge nella storia, nella quiete intatta delle emozioni, mi sembra di esser Argoli, si proprio lui Argoli Andrea, altro grande personaggio nativo di questo magnifico borgo che dell’astronomia ha fatto vita, storia, emblema del nostro territorio.Mi fermo ad osservare quanta bellezza, per poi proseguire in questo museo a cielo aperto.     

( a cura di Cicchetti Ivan)

                 

 

Redazione - Il Faro 24

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