Usa paese con più migranti: cambiamenti anche a livello di flora intestinale

 

Due aspetti messi in correlazione in modo anche abbastanza curioso da uno studio americano condotto congiuntamente dalle Università del Minnesota ricercatori e membri della SoLaHmo (somala, Hmong e Latino Partenariato per la Salute e Benessere)  e pubblicato di recente sulla rivista Cell.
Si possono associare immigrazioni e mutamenti a livello di flora batterica? A quanto pare si. Secondo il suddetto studio infatti, gli immigrati che sbarcano sul suolo statunitense tendono, dopo pochi mesi, a modificare il proprio microbiota intestinale ovvero l’insieme dei microorganismi che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo e che vengono spesso sintetizzati nella definizione di flora batterica.
Per la ricerca si è partiti da un assunto fondamentale: gli Stati Uniti sono ad oggi il paese che accoglie il maggior numero di immigrati al mondo oltre che una meta turistica di grande attrazione, che cresce di anno in anno, soprattutto grazie alle politiche che rendono più facile la vita del turista desideroso di recarsi in viaggio negli USA, quale ad esempio lautorizzazione di viaggio Esta.
In sostanza c’è un notevole movimento in entrata nel territorio statunitense che porta i nuovi arrivati a scontrarsi con una cultura differente per usi e abitudini. Quasi sempre il risultato è un cambiamento anche nella dieta, con incidenza proprio sulla flora batterica. Si parla di una occidentalizzazione che causa la perdita di batteri quali Bacteroides , tipici di una dieta ricca di carne, con una conseguente diminuzione della diversità complessiva del microbiota intestinale e una perdita di enzimi batterici correlati a una riduzione dell’apporto di fibre.
In sintesi un individuo che vive negli Usa ha maggiori rischi di contrarre malattie croniche come l’obesità. I migranti che arrivano negli Stati Uniti vanno incontro, subito dopo il loro approdo, a modifiche sostanziali della flora intestinale. Un qualcosa che riguarda tutte i migranti negli Usa senza distinzione di etnie o razze. Negli anni si è assistito ad una grande emigrazione degli Usa anche di abruzzesi, alla ricerca come tanti di quel sogno americano tanto sbandierato.
Tuttavia l’incidenza di quanto sopra detto è più evidente per immigrati non occidentali, si parla quindi soprattutto di gente proveniente dal sud est asiatico. Tramite ricerche sui Dna di questi individui si è scoperto che la migrazione da un paese non occidentale agli Stati Uniti ha portato immediatamente alla perdita di diversità e ricchezza della flora intestinale: e sempre secondo lo studio, più tempo si passa negli Usa e più evidenti sono gli effetti anche passando di generazione in generazione.
Emigrare in un altro paese, in questo caso negli Usa, è quindi un qualcosa che genera effetti non soltanto a livello sociale e di cambiamenti di vita; ma anche parlando di flora batterica e virus visto che anche l’intestino sembra subire il cambiamento di continente.

 

Redazione - Il Faro 24

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