Meteo – Clima: le esplosioni vulcaniche e la correlazione con un grande cambiamento climatico

Salve e bentrovati all’aggiornamento della rubrica di approfondimento di Meteorologia e di Climatologia.

Risulta quasi impossibile non rifarsi gli occhi dinanzi alla straordinarietà di madre natura. La fotografia, scattata da Nunzio Santisi, rappresenta la spettacolare eruzione vulcanica dell’Etna avvenuta poc’anzi in Sicilia; un po’ di curiosità in merito: negli ultimi articoli di approfondimento di Meteorologia, abbiamo più volte detto quanto, tali esplosioni vulcaniche, se particolarmente intense come ad esempio l’eruzione del Vulcano Tambora che avvenne il 17-18 Giugno 1815, rivestano una fondamentale rilevanza sia dal punto di vista meteorologico che climatologico, perché, le ceneri più leggere di un Vulcano, possono rimanere intrappolate nella media atmosfera, ossia nella Stratosfera e, viaggiando con i venti delle alte quote, possono anche essere trasportate altrove.

Un esempio ben noto, perché sicuramente molto più intenso dell’eruzione dell’Etna, fu per l’appunto l’eruzione vulcanica del Tambora che, alla fine del primo decennio dell’Ottocento, portò alla formazione di un vasto strato di ceneri nella stratosfera terrestre, che non fece adeguatamente attraversare la radiazione solare, innescando delle immediate conseguenze a tutta la circolazione atmosferica del nostro emisfero. In particolare, in Europa, si registrò un anno senza Estate e gli Inverni risultarono particolarmente rigidi. Le Estati caratterizzate da irruzioni d’aria fredda polare e da continui apporti temporaleschi, si narra che siano state fonte di ispirazione per la scrittura del romanzo Horror di Frankenstein, scritto da Mary Shelley, che colse l’occasione per strutturare una scenografia inquietante e per raccontare, in senso fantascientifico, le incredibili scariche elettriche dei continui temporali che interessarono le Estati degli anni 1816-17, in cui, proprio per i fattori appena illustrati, si verificò una PEG (Piccola Era Glaciale). L’eruzione vulcanica del 1815, si afferma sia stata riconducibile alla sconfitta che Napoleone Bonaparte ebbe nella Battaglia di Waterloo, nell’attuale Belgio, a causa delle forti e insistenti piogge, in grado di rendere fangoso e impercorribile il terreno. In effetti, l’evento vulcanico fu talmente intenso e catastrofico che sprigionò una vasta nube di ceneri che si espanse velocemente fino a raggiungere anche il continente europeo, dove l’Estate iniziò piovosa e fredda e seguirono “un anno senza Estate” e Inverni rigidissimi. Proprio mediante l’offuscamento solare indotto dalle ceneri vulcaniche immesse e trasportate dai venti ad alta quota, le incessanti piogge bloccarono l’esercito napoleonico, rendendo difficoltosi i combattimenti stile ottocentesco.

Vi ringrazio per la cortese attenzione.

Riccardo Cicchetti

Redazione - Il Faro 24

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