IL FUCINO PROTAGONISTA DI QUEL PING CHE CAMBIÒ LA STORIA


Il giorno in cui l’Italia di Craxi fu connessa agli Stati Uniti di Reagan passando per il Fucino

di Alina J. Di Mattia

Era un pomeriggio della primavera del 1986.
Mark Zuckerberg non aveva ancora compiuto due anni e Bill Gates aveva da poco lanciato la sua prima versione di Microsoft Windows. Due mesi prima il mondo aveva assistito inerme allo scoppio dello Shuttle Challenger, e il sorriso di Sharon Christa McAuliffe, l’insegnante morta a bordo della navicella, era ancora vivo nella mente degli italiani. Alla radio le note di Adesso tu, cantata da un giovanissimo Eros Ramazzotti trionfatore al recente Festival di Sanremo, si accavallavano agli aggiornamenti continui da Chernobyl.
Notizie sempre più allarmanti arrivavano dal cuore dell’ex Unione Sovietica e riempivano i tabloid di tutto il mondo. Solo quattro giorni prima era accaduto quello che viene considerato il più grave incidente nucleare mai avvenuto, una tragedia senza precedenti che in ottant’anni ci ha restituito, secondo Green Peace, 6 milioni di vittime oltre a migliaia di casi di tumori e leucemie.

E forse fu per questo motivo che le agenzie di stampa non batterono neppure un rigo dell’impresa che cambiò l’intero pianeta e che avvenne proprio sotto i nostri occhi, in Abruzzo e, paradossalmente, vista la collocazione della mia casa d’origine, proprio davanti alla finestra della mia camera. In realtà, nessuno immaginava, 32 anni fa, che un ping potesse cambiare il mondo, probabilmente nemmeno chi prese parte al singolare progetto. D’altronde, nessuno era mai stato connesso ad Internet fino ad allora.
Pertanto non ci fu neanche un trafiletto sui giornali locali, né una foto per immortalare quegli attimi gloriosi, tantomeno un brindisi con un’ottima bottiglia di vino Riserva stappata per l’occasione!

Eppure, alle 18.00 di quel 30 aprile del 1986, tre straordinari scienziati cambiarono la Storia, ed è proprio grazie all’impresa pionieristica di quel tardo pomeriggio che 43 milioni di italiani, oggi, sono collegati ad Internet. Quattro miliardi di utenti in tutto il pianeta. (Fonte Dati Rapporto Digital in 2018 di We Are Social).

Tutto accadde in meno di un secondo: un messaggio di sole quattro lettere, “ping”, del peso di 64kB, partì da un bosco della Pennsylvania e precisamente dalla stazione satellitare di Roaring Creek, rimbalzò sul satellite Intelsat V  localizzato in pieno Oceano Atlantico, venne catturato dalle antenne di Telespazio del Fucino e trasmesso alla sede del Cnuce (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) – CNR, a Pisa. Un viaggio di pochi attimi a compimento di un’attività di studio e ricerca durata oltre dieci anni. Un solo secondo per cambiare il futuro dell’umanità.
La risposta a quel “ping” fu semplicemente un “ok”. Da quel momento nulla fu più come prima.

Da sx. Marco Sommani (allora sistemista di rete), Stefano Trumpy, Gianfranco Capriz (precursore del progetto), Luciano Lenzini e Antonio Blasco Bonito

L’impresa, ignorata dalla totalità dei giornali nazionali nonostante la divulgazione di un comunicato stampa di 37 righe, fu tecnicamente possibile grazie all’impiego di SATNET come ponte rete tra gli Stati Uniti e la stazione di Telespazio del Fucino, ma ciò che davvero contribuì alla sua riuscita furono l’impegno e la determinazione del fisico Luciano Lenzini, ideatore del progetto, dell’ingegnere Stefano Trumpy, già impegnato nella missione SIRIO (il primo satellite per le telecomunicazioni) e direttore del CNUCE, del programmatore informatico Antonio Blasco Bonito, successivamente inventore del dominio it, allora responsabile tecnico del progetto.  Furono proprio loro a cogliere, al pari degli americani, le potenzialità del protocollo TCP/IP creato da Robert Khan e Vinton Cerf, i padri di Internet.

La ricerca durò oltre un decennio, e quando sembrava che l’Italia non avesse più possibilità di realizzare il sogno dei ricercatori a causa della lentezza burocratica, Lenzini si recò personalmente a Boston per annunciare la decisione di ritirarsi dal progetto. Furono gli americani, sotto pressione dello stesso Khan, a regalarci il Butterfly Gateway, un grosso router che permise di concludere l’intero processo.

Da allora, il Sistema di Calcolo dell’Istituto CNUCE di Pisa fu collegato ad ARPAnet (la rete antesignana di Internet, anch’essa ideata da Khan), nata per scopi militari ed usata dai centri di ricerca e università americane.

L’Italia diventava in tal modo la quarta nazione al mondo, dopo Norvegia, Inghilterra e Germania, ad essere connessa a quella ragnatela digitale da cui oggi siamo dipendenti. Se state leggendo questo articolo è merito di Trumpy, Lenzini e Blasco Bonito, tre ragazzi lungimiranti che seppero vedere lontano. Fu lo stesso Trumpy a dare l’invio al primo messaggio, ed è commovente ascoltare il racconto di Lenzini mentre ricostruisce, a distanza di decenni, il momento della pionieristica connessione davanti a quel Mac ormai datato che, per la prima volta in assoluto, mise in comunicazione Stati Uniti ed Italia via Internet.
Lascia invece amarezza quella sua frase pronunciata con sguardo accusatorio: “Eravamo un Paese all’avanguardia, adesso siamo indietro”.

Da quel mercoledì di aprile, per i ricercatori italiani del CNR fu possibile connettersi e scambiare dati, esiti di ricerche e applicativi con i colleghi d’oltreoceano. Fu una vera e propria rivoluzione epocale che da lì a breve avrebbe cambiato il sistema economico mondiale. Solo tre anni più tardi infatti,  Tim Bernes-Lee, dal Cern svizzero di Ginevra, inventò il  World Wide Web a cui seguirono il protocollo di rete HTTP e il linguaggio HTML. Il resto è storia.

Dell’eccezionale impresa fu protagonista il Fucino, e Telespazio fu parte della rivoluzione che ha scritto il futuro di Internet. Attivo dal 1963, da quando furono avviati gli esperimenti di comunicazioni satellitari tra Italia e Stati Uniti con la prima antenna installata nella Piana del Fucino,  Telespazio è oggi,  con 170 antenne dislocate su  370.000 mq di superficie, il più importante centro spaziale al mondo per usi civili. Si occupa delle attività di controllo in orbita dei satelliti, della gestione di missioni spaziali, dei servizi di telecomunicazioni, televisivi e multimediali. E’ una delle stazioni di controllo per gestire il sistema europeo di navigazione e localizzazione satellitare Galileo.

Furono le antenne paraboliche di Telespazio che, il 20 luglio del 1969, permisero, insieme alle altre tre stazioni inglese, tedesca e francese la diretta televisiva europea con le fasi dell’allunaggio.

Attualmente il Centro ospita anche un museo, in cui è conservata la poppa della nave Elettra usata da Guglielmo Marconi per gli esperimenti di radiopropagazione a onde corte, acquistata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e donata a Telespazio nel 1978. 

L’evento che segnò il XX secolo viene raccontato in questo straordinario ed emozionante servizio di Riccardo Luna e Alice Tomassini per Rai Cultura: Login. Il giorno in cui l’Italia scoprì Internet

Internet fu l’invenzione più rilevante del ‘900. Fu la stessa Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina nello stesso anno 1986, a sottolinearlo. Che poi l’Abruzzo e in particolare la Marsica ne siano stati pionieri, beh, questo lo ribadisco io con una punta di orgoglio.

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About Alina Di Mattia

Alina Di Mattia
Autrice, conduttrice e responsabile produzione di grandi eventi istituzionali. All'attività artistica e manageriale ha affiancato quella di giornalista freelance. Si è occupata spesso di tematiche sociali ed ha all'attivo alcune pubblicazioni tra cui il saggio "Erano gli anni della TV dei ragazzi". Ha ricevuto due prestigiosi premi giornalistici nazionali e diversi riconoscimenti letterari.