Il nuovo Trattato INF sulla eliminazione dei missili nucleari a medio e corto raggio in Europa esclude gli euromissili

L’Aquila / Il nuovo Trattato INF sulla eliminazione dei missili nucleari a medio e corto raggio in Europa esclude gli euromissili salvaguardando sia la strategia di deterrenza nucleare di Russia, Cina, Usa e India sia la pace mondiale. Mikhail Gorbaciov avverte il mondo: “Il trattato sugli euromissili è il più importante documento firmato durante la Guerra Fredda. Grazie ad esso è iniziata una vera e propria riduzione delle armi nucleari. Attraverso questo processo di eliminazione di due classi di missili nucleari, rispetto al periodo della Guerra Fredda l’arsenale nucleare si è ridotto dell’85%. Il Trattato ha ricoperto un ruolo importante nell’attenuare le tensioni tra i due Paesi”. Trump rottama lo storico Trattato nucleare con la Russia, per rompere il rafforzamento dei legami tra il Cremlino e l’Europa. Il Trattato sulle Forze Nucleari a Medio raggio è stato firmato l’8 Dicembre 1987, durante la visita del leader sovietico Mikhail Gorbaciov a Washington. Per la prima volta fu abolita un’intera classe di missili dalla gamma di 500 a 1000 Km, e da 1000 a 5500 Km di gittata: missili R-12 e R-14 che l’Urss nel 1962 aveva schierato a Cuba, provocando la famosa “crisi” di JFK. Il Pentagono ha alla fine ammesso che il Presidente Putin non bluffava quando il 1° Marzo 2018 ha presentato ai membri della Duma il nuovo arsenale ipersonico termonucleare russo. Mosca è ormai in vantaggio anche in materia di armi convenzionali. Orbene, allo stato attuale della ricerca militare, gli Stati Uniti non sono in grado di costruire velocemente qualcosa di equivalente al missile ipersonico russo Avangard. Il Presidente Trump si ritira dal Trattato INF per riequipaggiare gli Stati Uniti con missili nucleari a media gittata, unica via per pareggiare le forze? Lo faccia a casa sua. Non nella libera Europa! La Federazione Russa si prepara alla guerra di difesa perché gli Stati Uniti stanno preparando la guerra di offesa? Il Premier Giuseppe Conte al Cremlino dichiara: “La Russia è il nostro partner di riguardo, è un partner strategico e mi darete atto che dall’inizio di questa esperienza di governo ho da subito dimostrato di dare attenzione a questo Paese, ho proposto un G8 con il presidente Putin seduto con i partner del G7 per risolvere tutte le più importanti crisi del mondo”. Con la loro decisione di ritirarsi dal Trattato sui missili a medio raggio e a corto raggio, gli Stati Uniti mettono a rischio principalmente i loro “alleati” in Europa, compresa l’Italia, dove verranno rischierati i missili ritirati nel 1987. Ne è convinto l’analista Viktor Litovkin. In questo caso, la Russia sarà costretta a ripuntare i suoi missili contro gli Stati che permetteranno agli Stati Uniti di rischierare questi “euromissili” sul loro territorio, sottolinea Litovkin. Non ci sono sconti per nessuno, come dimostra il volto non sereno del Premier Conte in visita al Cremlino, piuttosto sintetico nella espressione visiva! “E questi sono praticamente tutti gli stati della Nato che hanno perso la sovranità. Così ora l’Europa dovrà vivere di nuovo sotto la minaccia dei missili russi, prima di tutti: la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e, forse, l’Italia dove ci sono le basi americane. In queste condizioni, il miglioramento delle relazioni tra la Russia e i Paesi europei dovrà essere dimenticato”. Da un punto di vista militare, “il Trattato INF era necessario per scongiurare la minaccia di distruzione nucleare reciproca di entrambe le parti – spiega l’analista russo – il fatto è che i missili situati in Europa potevano raggiungere gli obiettivi in ​​Russia in 8-10 minuti, e lo stesso avrebbero potuto fare quelli russi al contrario. Per la leadership militare di entrambe le parti non ci sarebbe stato più tempo per una decisione deliberata su come comportarsi se i missili fossero stati lanciati. Pertanto, la distruzione di questa classe di missili è stata quindi una grande conquista. Ridusse drasticamente la situazione di stallo tra le due parti e rafforzò la fiducia tra di loro”, ponendo fine alla Guerra Fredda. Il “ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF potrebbe spingere la Russia e altri Paesi ad intensificare la corsa agli armamenti – osserva Litovkin – ciò permetterebbe loro di pareggiare l’equilibrio di potere con gli Stati Uniti. Questi ultimi però vogliono dominare il pianeta, e questo Trattato chiaramente impedisce loro di diventare egemoni”. La Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il disarmo e la sicurezza internazionale ha respinto il 25 Ottobre 2018 una proposta di risoluzione russa sul Trattato INF (Trattato sulle Forze Nucleari a Medio raggio). I 25 Stati membri della Nato hanno votato contro l’esame della proposta russa, perché depositata dopo il termine regolamentare, il 18 Ottobre. Ma 31 Stati hanno votato a favore considerando che la proposta russa nasce da una dichiarazione Usa del 20 Ottobre 2018 e ritenendo che, data la rilevanza del tema, poteva in via eccezionale essere iscritta all’ordine del giorno. Solo 25 Stati membri si sono astenuti. Secondo gli Statuti delle Nazioni Unite, la Russia potrà convocare un dibattito urgente al Consiglio di Sicurezza, ma non prima di un anno all’Assemblea Generale. L’intesa raggiunta alla fine della Guerra fredda portò allo smantellamento dei missili da crociera Tomahawk e balistici Pershing II statunitensi e degli SS20 sovietici, e soprattutto allo stop della folle corsa al riarmo in quel segmento degli arsenali missilistici termonucleari che anticipò il ritiro sovietico dall’Afghanistan, il crollo del Muro di Berlino, la fine dell’Urss e l’inizio delle Guerre Umanitarie. Per Washington denunciare il Trattato INF significa soprattutto premere per nuovi negoziati con il Cremlino da allargare però anche a Pechino e Nuova Delhi, le due nuove vere potenze strategiche emergenti rispetto agli Anni ’80 del XX Secolo, attualmente libere da vincoli nello sviluppare missili con capacità nucleare a breve, medio e lungo raggio. La Casa Bianca spinge per una “escalation” della russofobia alias russiafobia alias “tensione” con la Russia per compattare una Europa sempre più lontana da Tel Aviv e Washington, come dimostrano sia le polemiche sul fronte delle sanzioni all’Iran sia la sconfitta subita in Siria, magari rilanciando la classica “protezione” offerta dall’ombrello missilistico americano. Per scongiurare il “rischio” che si affermi uno strumento difensivo pienamente euro-russo a guida del Cremlino, non certo franco-germanica, anticamera degli Stati Uniti di Europa con la Santa Russia vincitrice in Siria della guerra contro i 250mila terroristi Isis schierati dall’Occidente in quel di Damasco. India e Cina sono fondamentali nel nuovo Trattato Nucleare INF. L’Italia rinunci alle armi di distruzione di massa. L’eredità di Mikhail Gorbaciov, premio Nobel per la pace, è non solo la fine dell’Urss ma anche delle armi termonucleari sulla faccia della Terra. L’obiettivo del Presidente Putin. La visita di Conte in Russia. Il Trattato INF è un primo passo sulla via di un reale disarmo nucleare. Il recente Consiglio Nord Atlantico a livello di ministri della Difesa, cui ha partecipato per l’Italia Elisabetta Trenta (M5S), ha dichiarato che «il Trattato Inf è in pericolo a causa delle azioni della Russia», accusata di schierare «un sistema missilistico destabilizzante, che costituisce un serio rischio per la nostra sicurezza». Gorbaciov, il 15 Gennaio 1986, propose non solo di eliminare i missili sovietici e statunitensi a gittata intermedia, ma di attuare un programma complessivo, in tre fasi, per la messa al bando delle armi nucleari entro il 2000. Progetto che rimase sulla carta per colpa degli Usa che oggi si preparano a schierare missili nucleari a raggio intermedio lanciati da terra non solo in Europa contro la Russia, ma anche nel Pacifico e in Asia contro l’India e la Cina. Logicamente, per salvaguardare la pace mondiale, tutti gli accordi precedentemente raggiunti da Usa e Russia dovrebbero essere assolutamente preservati, perché contengono qualcosa che non è contenuto in altri documenti: essi forniscono il controllo anche sui computer che analizzano in tempo reale la situazione strategica e tattica nucleare mondiale, e questo dovrebbe essere valutato molto attentamente sia dai politici sia dagli analisti sia dai militari. Perché non si possono spegnere i computer della Difesa nucleare né resettare tanto facilmente nell’era quantistica. Potrebbero interpretarlo come un segnale di attacco imminente! Gorbachev consiglia di leggere le dichiarazioni storiche pronunciate dal Presidente russo Vladimir Putin a Sochi: “Sono pienamente d’accordo con lui, chiede l’attuazione degli accordi firmati, il discorso del Presidente russo è molto istruttivo – osserva Gorbachev – tutti gli accordi mirati al disarmo nucleare e alla limitazione delle armi nucleari devono essere preservati per amore della vita sulla Terra”. Alla luce della folle mossa suicida di Trump sull’INF, risulta palese l’importanza del viaggio di Conte (https://www.youtube.com/watch?v=9WWT9SpnxDA) a Mosca e il peso del nuovo asse italo-russo. Una visita a “360 gradi” quella del Premier Conte a Mosca, il 24 Ottobre 2018. È la prima visita ufficiale di un Premier italiano in Russia dall’Anno Domini 2002. Viene riconfermata l’importanza dei rapporti economici bilaterali, ma anche di una stretta cooperazione politica con Mosca sui dossier internazionali. Vengono siglati 13 accordi commerciali, per un valore di 1,5 miliardi di euro, in un’atmosfera di grande fiducia reciproca. Appare sempre più forte l’alleanza dell’Italia con la Russia in ambito nucleare e spaziale. Il Presidente russo Vladimir Putin conta sulla crescita del giro d’affari tra Russia e Italia per ritornare ai livelli dell’Anno Domini 2013, quando gli scambi commerciali ammontavano a 53,8 miliardi di euro. Il capo di Stato russo lo riafferma al Cremlino all’incontro con il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, insieme ai rappresentanti delle imprese italiane. Il Presidente Putin rileva che “nel 2017 lo scambio commerciale tra i due Paesi è aumentato di quasi il 21% dopo il forte calo nel periodo 2013-2016 e negli otto mesi dell’anno in corso questa cifra è cresciuta del 15%. Contiamo che questa dinamica positiva continuerà in futuro, consentendoci di tornare alle cifre degli anni passati”. La Russia studia la possibilità di unire l’Italia al gasdotto Turkish Stream attraverso la Bulgaria, la Serbia, la Grecia ed altri Paesi, ricorda ai giornalisti il ​​Presidente Putin: “Riguardo specificamente alle problematiche dell’infrastruttura e al suo sviluppo stiamo vagliando tutte le possibilità. Anche l’allacciamento con l’Italia su varie rotte verso Turkish Stream. Può avvenire attraverso la Bulgaria, anche attraverso la Serbia, l’Ungheria, può avvenire attraverso la Grecia”. Il Presidente russo Putin e il Premier italiano Giuseppe Conte partecipano in video conferenza alla inaugurazione di uno stabilimento per la produzione di motori elettrici della Russian Electric Motors a Chelyabinsk, la città “bombardata” dalla famosa meteora nel 2013. Senza contare la collaborazione scientifica e tecnologica italo-russa nel Cnr e nell’Infn sia negli esperimenti di Fisica e Astrofisica neutrinica ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso; sia nella costruzione del primo Reattore a Fusione Nucleare controllata in Europa. In attesa dell’ingresso formale della Russia, come Stato membro effettivo, al Cern di Ginevra e all’ESO. Putin e Conte, durante il vertice al Cremlino, partecipano anche alla presentazione del nuovo film del regista Andrei Konchalovsky su Michelangelo. Crediamo che la Pace mondiale definitiva senza più guerre e conflitti sulla Terra non sia una chimera ma una concreta possibilità grazie alla Santa Madre Russia perfettamente integrata nella Difesa planetaria a guida Onu. Le vecchie Europa, Israele e Usa se ne facciano una ragione.

(di Nicola Facciolini)

“A utilizzare per la prima volta questo tipo di armi ci allineiamo coi barbari delle prime età” (Julius Robert Oppenheimer). Il Presidente Donald Trump improvvisamente dichiara che gli Stati Uniti d’America si ritireranno dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF) con la Russia in Europa, definendo in un’intervista a “The Hill” l’invasione americana in Medio Oriente, intrapresa dal suo predecessore George W. Bush, il “peggior errore” nella storia degli Stati Uniti. “La Russia denuncia nuove azioni americane che cercano di ottenere dalla Federazione concessioni in materia di stabilità strategica”, rivela il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, commentando i piani Usa per il ritiro unilatelare dal contratto sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio in Europa. “Siamo preoccupati perché percepiamo nuovi tentativi americani di ricatto, per ottenere dalla Russia concessioni in materia di sicurezza internazionale e stabilità strategica. È stato più volte ribadito dalla parte russa, che non ci sono prove per le accuse che la Russia presumibilmente vìoli questo accordo, gli americani non le hanno – precisa Ryabkov – le inconsistenti accuse non sono mai riusciti, in tutti questi anni, a sostenerle con articolate spiegazioni né hanno spiegato il motivo per cui questo verrebbe compiuto”. Il Trattato sui missili a medio e corto raggio è stato firmato l’8 Dicembre 1987, durante la visita del leader sovietico Mikhail Gorbaciov a Washington. Per la prima volta fu abolita un’intera classe di missili dalla gamma di 500 a 1000 Km, e da 1000 a 5500 Km di gittata: missili R-12 e R-14 che l’Urss nel 1962 aveva a Cuba, provocando la “crisi” di JFK. Nel Maggio 1991, il contratto fu completamente realizzato. All’epoca l’Urss aveva distrutto 1752 missili balistici e da crociera, gli Stati Uniti 859. Il documento ha un carattere perpetuo. Ciascuna delle parti può ovviamente recedere dal contratto, con prove convincenti e argomentazioni valide per rescinderlo. Non con ragionamenti da bambino. Il senatore americano Rand Paul critica la decisione americana di abbandono del Trattato con la Russia, affermando che distrugge dieci anni di lavoro sul controllo degli armamenti nucleari. “Ecco perché il consigliere del Presidente degli Stati Uniti John Bolton si doveva astenere in politica estera. Questo cancellerà decenni di controllo bilaterale sugli armamenti, compiuto al tempo di Reagan. Non dovremmo farlo. Dobbiamo cercare di risolvere eventuali problemi relativi a questo contratto e andare avanti”, scrive Paul su Twitter. Donald Trump dichiara la decisione degli Stati Uniti di uscire dal Trattato INF con la Russia, spiegando che “Mosca lo viola da molti anni”. Una fonte del ministero degli Esteri russo ricorda che “il Cremlino ha più volte denunciato la posizione americana sul Trattato INF e Washington ha compiuto questi passi per molti anni, volutamente e passo dopo passo sta distruggendo la base contrattuale”. Negli ultimi anni, Mosca e Washington si accusano regolarmente a vicenda di violazione del Trattato INF. La Russia ha ripetutamente affermato che rispetta rigorosamente gli obblighi derivanti dal contratto. Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, osserva che “Mosca ha questioni molto gravi per gli Stati Uniti riguardo l’esecuzione del contratto dagli stessi americani”. In particolare, al Cremlino indicano che “gli Stati Uniti hanno messo in piedi una base militare in Romania e in Polonia, dove sono in grado di posizionare missili da crociera tipo di Tomahawk, vietati dal contratto”. La parte russa ha anche richiamato l’attenzione sul fatto che “gli Stati Uniti stanno sviluppando droni nucleari d’urto, finanziando la ricerca sulla creazione di un missile da crociera” tattico. Forti critiche e perplessità ha suscitato in tutto il mondo la decisione annunciata da Donald Trump che gli Usa intendono uscire dal Trattato INF che vieta di schierare in Europa missili balistici terrestri a medio raggio (500-5.500 chilometri di gittata) stipulato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. L’intesa raggiunta alla fine della Guerra fredda portò allo smantellamento dei missili da crociera Tomahawk e balistici Pershing2 statunitensi e degli SS20 sovietici, e soprattutto allo stop della folle corsa al riarmo in quel segmento degli arsenali missilistici termonucleari che anticipò il ritiro sovietico dall’Afghanistan, il crollo del Muro di Berlino, la fine dell’Urss e l’inizio delle Guerre Umanitarie. Trump accusa i Russi di non rispettare l’accordo a causa dei due battaglioni di missili da crociera Novator 9M729 (SSC-8) con raggio d’azione di 1.500 chilometri basati ai confini russi occidentali. La Russia nega. Ma il premio Nobel per la pace, Barack Obama, durante l’espansione della Nato ad Est sui confini russi, già nel 2014 aveva minacciato di uscire dal Trattato INF a causa dei test sui missili R-500 lamentando anche lo schieramento nell’enclave russa europea di Kaliningrad, incuneata tra la Polonia e le Repubbliche Baltiche, dei missili “balistici” Iskander con raggio d’azione limitato a 415 chilometri ma rapidamente estensibili. Le due armi di Mosca, impiegabili dallo stesso veicolo lanciatore, costituiscono però la risposta all’avvio della costruzione dello “scudo” antimissile che gli Usa hanno schierato in Polonia, in Romania e nella Repubblica Ceca, dotato di radar e missili avanzatissimi, ufficialmente per intercettare eventuali missili balistici lanciati dall’Iran. Una motivazione che non ha mai convinto né il Cremlino né gli analisti imparziali dal momento che i radar del presunto “scudo” Usa in Europa sono in grado di esplorare in profondità lo spazio aereo russo, annullando di fatto le capacità difensive di Mosca, la strategia alla base della deterrenza nucleare e la “dottrina” della mutua distruzione assicurata! La decisione di abbandonare il Trattato INF annunciata da Trump, insomma, sembra nascondere motivazioni “interne” ben diverse già preannunciate da Putin al Valdai Club di Sochi. Del resto il Trattato bandiva solo i missili basati a terra. E oggi armi simili sono ben presenti su molte navi da guerra e aerei da combattimento statunitensi e russi, come hanno dimostrato le “esibizioni” di forza degli ultimi anni dalla Libia alla Siria, dallo Yemen alla Siberia, dalla Norvegia al “Mediterraneo Allargato”. Per Washington denunciare il Trattato INF significa soprattutto premere per nuovi negoziati con il Cremlino da allargare però anche a Pechino e Nuova Delhi, le due nuove vere potenze strategiche emergenti rispetto agli Anni ’80 del XX Secolo, attualmente libere da vincoli nello sviluppare missili con capacità nucleare a breve, medio e lungo raggio. India e Cina sono fondamentali nel nuovo Trattato Nucleare Mondiale. Washington potrebbe schierare missili a medio raggio a Taiwan, in Corea del Sud, Giappone e nell’Europa Orientale minacciando Pechino, Nuova Delhi e Mosca con armi nucleari che potrebbero raggiungere il bersaglio in tempi di volo brevissimi! Una inaccettabile linea di condotta bellicista. La rinuncia Usa del Trattato INF scatenerebbe una nuova corsa al riarmo nucleare e balistico simile a quella voluta da Reagan negli Anni ’80, costringendo Russia, India e Cina a fare altrettanto per minare le loro economie, costringendole a investire nella difesa più di quanto vorrebbero. Al di là dei reiterati allarmismi a cui ci hanno abituato Casa Bianca, Pentagono, Bruxelles e Nato, gli Usa spendono quest’anno per le forze armate oltre 700 miliardi di euro (l’intera Nato circa mille, Italia compresa!) contro i 220 miliardi della Cina e i 70 della Russia. Esistono poi aspetti non strettamente militari che Trump sembra voler perseguire con questa “iniziativa” nei confronti degli “alleati” europei. Dividere l’Europa e i cittadini Europei. Accentuare le tensioni con Mosca anche sul fronte missilistico nucleare, secondo Washington, porterà a nuove pressioni Usa tese a indurre i “partner” europei a spendere di più per la difesa (il 2% del Pil è la pretesa degli Americani) acquistando soprattutto armi “made in Usa” e ospitando sul proprio territorio nuovi missili statunitensi come gli “Euromissili” degli Anni ’80. Obama rinunciò a uscire dal Trattato INF non certo in seguito alle pressioni dell’Europa che non esiste come Stato nè come Federazioni di Stati. Ma per puro calcolo politico interno. Oggi tale operazione favorirebbe da un lato l’ulteriore export militare americano, sul quale Trump non fa mistero di puntare per riequilibrare la bilancia commerciale con molti stati alleati. Dall’altro la Casa Bianca spinge per una “escalation” della russofobia alias russiafobia alias “tensione” con la Russia per compattare una Europa sempre più lontana da Tel Aviv e Washington, come dimostrano sia le polemiche sul fronte delle sanzioni all’Iran sia la sconfitta subita in Siria, magari rilanciando la classica “protezione” offerta dall’ombrello missilistico americano. Per scongiurare il “rischio” che si affermi uno strumento difensivo pienamente euro-russo a guida del Cremlino, non certo franco-germanica, anticamera degli Stati Uniti di Europa con la Santa Russia vincitrice in Siria della guerra contro i 250mila terroristi Isis schierati dall’Occidente in quel di Damasco. Il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sulla eliminazione dei missili a medio e corto raggio con la Russia (INF) può compromettere la strategia di deterrenza nucleare. “La strategia potrebbe cambiare e, se accadrà, entreremo in un zona inesplorata – avverte l’analista di Politica internazionale, Alberto Hutschenreuter – questo passo implicherà una costante preoccupazione per le conseguenze che saranno sempre negative. Si tratta di potenze che controllano un segmento molto importante della sicurezza statale, come le armi di distruzione di massa. Pertanto qualsiasi cambio della situazione da entrambe le parti è fonte di preoccupazione. Tuttavia non è sorprendente, perché gli Stati Uniti non è la prima volta che rinunciano ad accordi così importanti”. Nel 2001 l’Amministrazione di George W. Bush uscì dal Trattato sulla limitazione dei sistemi di difesa anti-missile (ABM) firmato nel 1972 con l’ex Unione Sovietica per prevenire la proliferazione delle armi nucleari. “Tra gli esperti sorgono preoccupazioni sulla strategia di deterrenza nucleare tenendo conto delle nuove armi che sono emerse – spiega Hutschenreuter – sia gli Stati Uniti sia la Russia sono molto più avanti rispetto agli altri Paesi per ciò che concerne le armi di distruzione di massa, pertanto tutti i trattati firmati tra queste due potenze sono molto importanti. Le parole di Washington che si considera “indifesa” di fronte allo sviluppo di armi in altri Paesi del Medio Oriente o dell’Asia non funzionano, perché il potenziale degli Usa supera quello di qualsiasi altro, tranne la Russia – rileva Hutschenreuter – inoltre il fatto che gli Stati Uniti continuino a prendere decisioni unilaterali senza raggiungere un’intesa e negoziare, ostacola il loro sostegno. Per la Cina e la Russia è molto difficile seguire gli Stati Uniti in questa materia. Solo i loro alleati strategici, come la Gran Bretagna, possono farlo”. Le attività della Nato sui confini della Russia, inducono il Cremlino a riconsiderare la sue difese. “Oggi alcuni stati della Nato, ad esempio i Paesi Baltici confinanti con la Russia, sono una minaccia anche senza armi nucleari”, rivela Hutschenreuter. “Russia, Bielorussia e Kazakistan restano pienamente impegnati nel Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (Trattato INF) – si legge nella dichiarazione dei ministri degli Esteri della Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) – suscitano preoccupazioni crescenti le minacce alla sostenibilità del Trattato, derivanti da diversi problemi irrisolti legati alla sua osservazione”. Come notato nella dichiarazione, alcuni programmi militari statunitensi vengono attuati senza tener conto degli obblighi del Trattato, tra cui la produzione e l’uso di droni d’attacco nucleare, nonché la costruzione e il dispiegamento di lanciamissili universali terrestri “multiuso” sui confini russo-europei. In precedenza era stato riferito che i ministri degli Esteri della CSTO avevano adottato una dichiarazione sul contesto del Trattato INF. L’ultimo leader sovietico, Mikhail Gorbaciov, continua ad esortare i presidenti di Russia e Stati Uniti ad affrontare personalmente i problemi emersi in relazione al Trattato INF, come si legge nella intervista rilasciata il 21 Ottobre 2018 all’agenzia Interfax (https://www.interfax.ru/russia/634346?fbclid=IwAR1Wka5J72cg5Dh1INfp0fjCKhm28pdwJeICAI0z-TUPiHIxo-iVYsSOPjI) ripresa poi anche dal New York Times (https://www.nytimes.com/2018/10/21/world/europe/mikhail-gorbachev-trump-russia.html?fbclid=IwAR0CuNHTpCosDoyCr6eGvq99XLYjj4ebNhKPxxuKTRti_gvUYJsuR7LCG3A) dove Gorbaciov definisce il “ritiro degli Usa di Trump” dal Trattato INF “non il lavoro di una grande mente”. La Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il disarmo e la sicurezza internazionale ha respinto il 25 Ottobre 2018 una proposta di risoluzione russa sul Trattato INF (Trattato sulle Forze Nucleari a Medio raggio). I 25 Stati membri della Nato hanno votato contro l’esame della proposta russa, perché depositata dopo il termine regolamentare, il 18 Ottobre. Ma 31 Stati hanno votato a favore considerando che la proposta russa nasce da una dichiarazione Usa del 20 Ottobre 2018 e ritenendo che, data la rilevanza del tema, poteva in via eccezionale essere iscritta all’ordine del giorno. Solo 25 Stati membri si sono astenuti. Secondo gli Statuti delle Nazioni Unite, la Russia potrà convocare un dibattito urgente al Consiglio di Sicurezza, ma non prima di un anno all’Assemblea Generale. Il Pentagono ha alla fine ammesso che il Presidente Putin non bluffava quando il 1° Marzo 2018 ha presentato ai membri della Duma il nuovo arsenale ipersonico termonucleare russo. Mosca è ormai in vantaggio anche in materia di armi convenzionali. Orbene, allo stato attuale della ricerca militare, gli Stati Uniti non sono in grado di costruire velocemente qualcosa di equivalente al missile ipersonico russo Avangard. Il Presidente Trump si ritira dal Trattato INF per riequipaggiare gli Stati Uniti con missili nucleari a media gittata, unica via per pareggiare le forze? Lo faccia a casa sua. Non nella libera Europa! “L’annuncio che «Trump rottama lo storico trattato nucleare con Mosca» – il Trattato sulle forze nucleari intermedie (INF) – non era inatteso. Ora però è ufficiale. Per capire la portata di tale atto – scrive Manlio Dinucci – va ricordato il contesto storico da cui nacque il Trattato. Esso venne firmato a Washington, l’8 dicembre 1987, dal presidente degli Usa Ronald Reagan e dal presidente dell’Urss Michail Gorbaciov, accordatisi l’anno prima al vertice di Reykjavik. In base ad esso gli Stati uniti si impegnavano a eliminare gli «euromissili»: i missili balistici Pershing 2, schierati in Germania Occidentale, e i missili da crociera lanciati da terra, schierati in Gran Bretagna, Italia, Germania Occidentale, Belgio e Olanda; l’Unione Sovietica si impegnava a eliminare i missili balistici SS-20, schierati sul proprio territorio. Il Trattato Inf stabiliva non semplicemente un tetto allo schieramento di una specifica categoria di missili nucleari, ma l’eliminazione di tutti i missili di tale categoria: entro il 1991 ne furono eliminati complessivamente 2692. Il limite del trattato consisteva nel fatto che esso eliminava i missili nucleari a gittata intermedia e corta lanciati da terra, non però quelli lanciati dal mare e dall’aria. Nonostante ciò, il Trattato Inf costituiva un primo passo sulla via di un reale disarmo nucleare. Questo importante risultato era dovuto sostanzialmente alla «offensiva del disarmo» lanciata dall’Unione Sovietica di Gorbaciov: il 15 gennaio 1986, essa aveva proposto non solo di eliminare i missili sovietici e statunitensi a gittata intermedia, ma di attuare un programma complessivo, in tre fasi, per la messa al bando delle armi nucleari entro il 2000. Progetto che rimase sulla carta perché Washington approfittò della crisi e della disgregazione della superpotenza rivale per accrescere la superiorità strategica, compresa quella nucleare, degli Stati Uniti, rimasti l’unica superpotenza sulla scena mondiale. Non a caso il Trattato Inf è stato messo in discussione da Washington quando gli Stati uniti hanno visto diminuire il loro vantaggio strategico su Russia, Cina e altre potenze. Nel 2014, l’amministrazione Obama ha accusato la Russia, senza portare alcuna prova, di aver sperimentato un missile da crociera della categoria proibita dal Trattato, annunciando che «gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento in Europa di missili con base a terra», ossia l’abbandono del Trattato Inf. Il piano è stato confermato dall’amministrazione Trump: nell’anno fiscale 2018 il Congresso ha autorizzato il finanziamento di un programma di ricerca e sviluppo di un missile da crociera lanciato da terra da piattaforma mobile su strada. Il piano viene sostenuto dagli alleati europei della Nato. Il recente Consiglio Nord Atlantico a livello di ministri della Difesa, cui ha partecipato per l’Italia Elisabetta Trenta (M5S), ha dichiarato che «il Trattato Inf è in pericolo a causa delle azioni della Russia», accusata di schierare «un sistema missilistico destabilizzante, che costituisce un serio rischio per la nostra sicurezza». Mosca nega che questo sistema missilistico violi il Trattato Inf e, a sua volta, accusa Washington di aver installato in Polonia e Romania rampe di lancio di missili intercettori (quelli dello «scudo») che possono essere usate per lanciare missili da crociera a testata nucleare. Secondo notizie trapelate dall’Amministrazione, gli Stati uniti si preparano a schierare missili nucleari a raggio intermedio lanciati da terra non solo in Europa contro la Russia, ma anche nel Pacifico e in Asia contro la Cina”. Il vero Nobel per la pace, Gorbaciov, avverte il mondo. “Il trattato sugli euromissili è il più importante documento firmato durante la guerra fredda. Grazie ad esso – rivela Gorbaciov – è iniziata una vera e propria riduzione delle armi nucleari. Attraverso questo processo di eliminazione di due classi di missili nucleari, rispetto al periodo della guerra fredda l’arsenale nucleare si è ridotto dell’85%. Il trattato ha ricoperto un ruolo importante nell’attenuare le tensioni tra i due Paesi”. Le differenze tra Russia e Stati Uniti sono emerse solo in una parte del Trattato. “La Russia e gli Stati Uniti si accusano a vicenda di violare le disposizioni del trattato. Esorto i presidenti di Russia e Stati Uniti ad affrontare personalmente il problema, a ribadire l’intenzione di rispettare rigorosamente l’accordo e a fornire le indicazioni ai ministeri degli Esteri e della Difesa per risolvere il problema. Da quello che ho sentito nei media, il problema è per lo più tecnico”, rileva Gorbaciov. L’ex presidente sovietico ritiene che la rinuncia al Trattato INF possa danneggiare l’intero processo di riduzione delle armi nucleari e delle relazioni internazionali. “L’intenzione degli Stati Uniti di ritirarsi dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF) è inaccettabile – tuona Mikhail Gorbaciov – l’adozione delle disposizioni contenute nel documento a suo tempo era stata una grande vittoria. Parliamo delle disposizioni contemplate nei due trattati INF e START sull’eliminazione di missili e testate nucleari tattiche”. Gorbaciov ritiene che non si sia perso il treno per salvaguardare il Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio. “Non lo so se ci riusciranno o meno, ma penso che il treno non sia già passato, hanno il dovere di fermare questa decisione distruttiva. Il desiderio degli Stati Uniti di ritirarsi dal Trattato è di invertire la politica del disarmo nucleare”. Nell’intervista rilasciata all’agenzia Interfax il 21 Ottobre 2018, Gorbaciov avverte che “l’iniziativa del presidente Donald Trump minerà tutti gli sforzi compiuti dai leader dell’Urss e dagli stessi Stati Uniti per raggiungere il disarmo nucleare”. Gorbachev considera gli eventi in corso molto strani. “È impossibile rompere i vecchi accordi sul disarm – ricorda Gorbachev – in nessun modo è difficile capire che il rifiuto di questi accordi, come si dice, non è di una grande mente. Il rifiuto dell’INF è un errore”. Logicamente, per salvaguardare la pace mondiale, tutti gli accordi precedentemente raggiunti da Usa e Russia dovrebbero essere assolutamente preservati, perché contengono qualcosa che non è contenuto in altri documenti: essi forniscono il controllo anche sui computer che analizzano in tempo reale la situazione strategica e tattica nucleare mondiale, e questo dovrebbe essere valutato molto attentamente sia dai politici sia dagli analisti sia dai militari. Perché non si possono spegnere i computer della Difesa nucleare! Né resettare tanto facilmente. Potrebbero interpretarlo come un segnale di attacco imminente! “Non capisco a cosa possa condurre Washington”, si chiede l’ex presidente dell’Urss. “Se non sanno cosa fare, posso dire loro: dobbiamo abbandonare la malattia che si chiama: il desiderio di non rispettare i trattati e gli accordi firmati sul disarmo nucleare!”, consiglia Gorbachev che sottolinea: “l’aspirazione di Washington a sottovalutare la politica non può essere sostenuta, questo deve essere dichiarato non solo dalla Russia, ma da tutti coloro che amano il mondo, specialmente il mondo senza armi nucleari”. Gorbachev consiglia di leggere le dichiarazioni storiche pronunciate dal presidente russo Vladimir Putin a Sochi: “Sono pienamente d’accordo con lui, chiede l’attuazione degli accordi firmati, il discorso del presidente russo è molto istruttivo – rimarca Gorbachev – tutti gli accordi mirati al disarmo nucleare e alla limitazione delle armi nucleari devono essere preservati per amore della vita sulla Terra”. Ma Donald Trump tuona dagli Usa, violando le buone intenzioni del suo primo discorso: “Ci ritireremo dall’accordo e poi svilupperemo armi”. Una dichiarazione allucinante abbellita di legalità, “un ricatto minaccioso e pericoloso”, secondo Konstantin Kosachev, capo della Commissione del Consiglio federale sugli Affari internazionali: “Ricordo che il 15mo articolo del Trattato INF prevede un ritiro unilaterale da esso, ma in circostanze eccezionali, con la loro giustificazione, entro un periodo di sei mesi. Finora non sono stati fatti passi ufficiali su questo punto, che ci consente comunque di considerare la dichiarazione di Trump come un continuo ricatto su un atto legale compiuto. Ma  questo non lo rende meno minaccioso e pericoloso”. Il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Trattato INF porterà a conseguenze disastrose e avvicinerà in modo significativo il conflitto nucleare. “Se leggi solo i titoli dei giornali, la situazione sembra mostruosa: una potenza nucleare, uno dei due partecipanti ad uno degli accordi fondamentali nel campo della stabilità strategica, la distrugge unilateralmente, se ciò dovesse accadere, le conseguenze saranno disastrose”, avverte Konstantin Kosachev. Ma Leonid Slutsky, a capo del Comitato per gli Affari internazionali della Duma di Stato, definisce le parole di Trump “un elemento di contrattazione: è possibile che si tratti di un certo tipo di manovra o di un elemento di contrattazione. Un possibile ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF sta imponendo una enorme miniera sull’intero processo di disarmo del pianeta”. Le ripetute accuse alla Russia in violazione dell’INF “sono semplicemente uno schermo per giustificare le proprie azioni” volte a distruggere coerentemente questo Trattato. “Ancora una volta, non viene fornita alcuna prova della presunta non conformità da parte russa ai suoi obblighi ai sensi del Trattato INF, perché semplicemente non esistono e ci sono sufficienti rilievi nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda l’adempimento del contratto – rivela Slutsky – finora le osservazioni di Trump sul ritiro degli Stati Uniti dall’INF sono ancora una dichiarazione di intenti; e i media occidentali prestano attenzione a ciò che Trump sostiene” alla vigilia del 6 Novembre 2018, le elezioni Usa di mid-term. Secondo alcuni, quindi, si tratterebbe solo di una “minaccia” di infrangere l’INF. Non tutti a Washington approvano le idee del presidente degli Stati Uniti. Il New York Times è in prima fila nel sollevare rilievi, “arruolando” chi quel Trattato l’ha effettivamente firmato, Mikhail S. Gorbachev che definisce la “decisione spericolata” di Trump come “il lavoro di una non grande mente”. Scrive il NyT: “Nel rendere il suo annuncio, il signor Trump ha citato le violazioni del patto russo al trattato sulle forze nucleari a medio raggio INF, firmato a Washington nel 1987 dal presidente Ronald Reagan e dal signor Gorbaciov. Il signor Gorbaciov, che ora ha 87 anni, ha definito la decisione di Trump come una minaccia alla pace mondiale. In un’intervista con l’agenzia di stampa Interfax, Gorbachev ha definito il ritiro di Mr. Trump dall’accordo sul disarmo “molto strano”. L’ultimo leader sovietico, percepito più caldamente in Occidente che in Russia, definisce il disarmo nucleare come la sua eredità. L’annuncio del signor Trump ha anche attirato critiche da alcuni repubblicani del Senato. Rand Paul, il repubblicano del Kentucky che siede nel Comitato per le relazioni estere, ha dichiarato su “Fox News Sunday” che sarebbe stato un “grosso, grosso errore sfortunatamente uscire da questo storico accordo”. Ha aggiunto: “Questa è una parte importante dell’eredità di Reagan e non dovremmo sbarazzarcene. È un passo importante. Siamo passati da 64.000 missili nucleari fino a 15.000”. Gli Stati Uniti hanno formalmente informato la Russia di sospette violazioni quattro anni fa, per lo sviluppo di missili vietati. Su “State of the Union” della Cnn, Bob Corker, il repubblicano del Tennessee che guida la commissione per le relazioni estere, ha affermato che Trump potrebbe aver cercato di stabilire un ultimatum. “Questo potrebbe essere qualcosa che cerca di ottenere la conformità della Russia”, ha detto. Ma il signor Corker ha anche detto che spera che l’amministrazione non stia cercando di annullare gran parte dei trattati sul controllo delle armi nucleari che sono stati messi in atto. Il presidente Vladimir V. Putin aveva già suggerito nel 2007 (Discorso di Monaco, NdA) che il Trattato non servisse più agli interessi della Russia. Tuttavia, rimase in vigore come una pietra angolare degli accordi di disarmo del tardo periodo sovietico. “La Russia non ha, purtroppo, onorato l’accordo, quindi consideriamo concluso l’accordo e ci ritireremo”, ha detto Trump ai giornalisti dopo una manifestazione politica a Elko, in Nevada, sabato. Il trattato, noto in breve come accordo INF – scrive il NyT – risolse una crisi della Guerra Fredda in quanto entrambe le superpotenze schierarono una nuova generazione di missili a distanza relativamente ridotta in Europa, l’Unione Sovietica alla fine degli Anni ‘70 e gli Stati Uniti in risposta nel 1983. I missili degli Stati Uniti in Europa, tra cui i Pershing II, hanno accorciato la finestra decisionale per la leadership sovietica a Mosca di rispondere a un attacco nucleare in soli 10 minuti, rispetto a circa mezz’ora per un lancio intercontinentale di missili balistici. Se un leader non avesse risposto in tempo, il comando sovietico avrebbe corso il rischio di essere cancellato prima di ordinare l’assalto nucleare di ritorsione agli Stati Uniti. In parte, per affrontare questa lacuna nella posizione di deterrenza sovietica, l’Unione Sovietica sviluppò un cosiddetto meccanismo di lancio della “mano morta” che poteva sparare missili negli Stati Uniti anche se la leadership fosse morta in un primo attacco. Il governo russo ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di questa “autorità di lancio” durante il mandato di Putin. In un periodo di tensioni all’inizio della crisi ucraina, il quotidiano governativo “Rossiskaya Gazeta” ha pubblicato un articolo che descrive questo sistema per il lancio utilizzando un computer dotato di “intelligenza artificiale”. Non attivo in tempo di pace, si legge nell’articolo. Il Trattato INF ha vietato missili a terra e dotati di testate nucleari con un’autonomia di oltre 500 chilometri ovvero 311 miglia. Il piano di Trump di ritirarsi dal trattato arrivò dopo che gli Stati Uniti asserirono che la Russia stava minimizzando la portata di almeno uno dei suoi missili, noto come Iskander, che viene lanciato da un camion e può trasportare carichi utili convenzionali o nucleari”. La Germania continuerà a lavorare sul disarmo nucleare, nonostante la “deludente dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla volontà di ritirarsi dal Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF)”, dichiara il ministero degli Esteri germanico per bocca di Niels Annen. “È deludente la decisione del presidente Trump di rinunciare al trattato INF. Continueremo a lavorare sul disarmo nucleare, anche la Russia deve onorare i suoi impegni”. Secondo Annen, “l’Europa deve ora scongiurare una nuova modernizzazione dei missili a medio raggio”. Il Trattato INF è ancora importante e il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo avrà un effetto negativo multilaterale, sostiene la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying. “Il Trattato INF è un importante accordo sul controllo degli armamenti raggiunto dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, un accordo che ha svolto un ruolo importante nella stabilizzazione delle relazioni internazionali mantenendo l’equilibrio strategico globale e la stabilità – rileva la Chunying, portavoce del dicastero diplomatico della Cina – il ritiro unilaterale dall’accordo avrà un effetto negativo multilaterale”. La Russia “risponde alle domande degli Stati Uniti relative al Trattato sulle armi strategiche offensive (START) e al Trattato sulla eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF), auspicando lo stesso approccio da parte di Washington – dichiara il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov – sia per quanto riguarda il Trattato START e il Trattato INF, ci sono questioni che richiedono discussioni professionali, non slogan, in conformità con le procedure stabilite in ciascuno di questi trattati, anche nell’ambito di meccanismi intergovernativi speciali: per discutere di eventuali problemi che sorgono. Abbiamo chiaramente espresso da molto tempo le nostre posizioni sul Trattato per l’eliminazione dei missili a medio e corto raggio e per il Trattato START III. Siamo interessati – rimarca Lavrov – affinchè gli Stati Uniti ci diano a loro volta risposte, stiamo già rispondendo alle domande che gli Stati Uniti ci rivolgono e serve utilizzare i meccanismi esistenti”. La “Russia intende difendere sè stessa ed i suoi interessi, a differenza degli Stati Uniti che stanno preparando una guerra”, affermato alla riunione del Primo Comitato dell’Assemblea Generale dell’ONU, il vice direttore del Dipartimento per la non proliferazione e il controllo delle armi del ministero degli Esteri russo, Andrey Belousov. Venerdì, il Primo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si occupa di questioni legate al disarmo e alla sicurezza internazionale, ha votato contro la discussione di una bozza di risoluzione russa a difesa del Trattato sulla eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF), da cui gli Stati Uniti intendono uscire. “Gli Stati Uniti hanno recentemente dichiarato qui che la Russia si sta preparando alla guerra. Sì, la Russia si sta preparando alla guerra, lo confermo. Sì, ci stiamo preparando a difendere la nostra patria, la nostra integrità territoriale, i nostri princìpi e la nostra gente. Ma c’è una grande differenza con gli Stati Uniti, in termini linguistici, questa differenza è in una sola parola, sia in russo sia in inglese: la Federazione Russa si prepara alla guerra e gli Stati Uniti stanno preparando la guerra – tuona Belousov dopo la bocciatura della discussione della bozza – perché altrimenti gli Stati Uniti si ritirano dal trattato, sviluppano il loro potenziale nucleare e adottano una nuova dottrina militare che rende più facile l’utilizzo delle armi nucleari? Questo interrogativo è per tutti noi”, rileva il diplomatico. Con la loro decisione di ritirarsi dal Trattato sui missili a medio raggio e a corto raggio, gli Stati Uniti mettono a rischio principalmente i loro “alleati” in Europa, Italia in primis, dove verranno rischierati i missili ritirati nel 1987. Ne è convinto l’analista Viktor Litovkin. In questo caso, la Russia sarà costretta a ripuntare i suoi missili contro gli Stati che permetteranno agli Stati Uniti di rischierare questi “euromissili” sul loro territorio, sottolinea Litovkin. Non ci sono sconti per nessuno, come dimostra il volto non sereno del Premier Conte in visita al Cremlino, piuttosto sintetico nella espressione visiva! “E questi sono praticamente tutti gli stati della Nato che hanno perso la sovranità. Così ora l’Europa dovrà vivere di nuovo sotto la minaccia dei missili russi, prima di tutti: la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e, forse, l’Italia, dove ci sono le basi americane. In queste condizioni, il miglioramento delle relazioni tra la Russia e i Paesi europei dovrà essere dimenticato”. Da un punto di vista militare, “il Trattato INF era necessario per scongiurare la minaccia di distruzione nucleare reciproca di entrambe le parti – spiega l’analista russo – il fatto è che i missili situati in Europa potevano raggiungere gli obiettivi in ​​Russia in 8-10 minuti, e lo stesso avrebbero potuto fare quelli russi al contrario. Per la leadership militare di entrambe le parti non ci sarebbe stato più tempo per una decisione deliberata su come comportarsi se i missili fossero stati lanciati. Pertanto, la distruzione di questa classe di missili è stata quindi una grande conquista. Ridusse drasticamente la situazione di stallo tra le due parti e rafforzò la fiducia tra di loro”, ponendo fine alla Guerra Fredda. Il “ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF potrebbe spingere la Russia e altri Paesi ad intensificare la corsa agli armamenti – osserva Litovkin – ciò permetterebbe loro di pareggiare l’equilibrio di potere con gli Stati Uniti. Questi ultimi però vogliono dominare il pianeta, e questo Trattato chiaramente impedisce loro di diventare egemoni”. Una coincidenza storica, quasi esattamente 30 anni dopo la firma del Trattato tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti sui missili a media e corto raggio, il Congresso degli Stati Uniti annuncia una moratoria sulla sua esecuzione, in realtà per rompere il rafforzamento dei legami tra Russia ed Europa. The possible deployment of  Usa intermediate-range ballistic (out of INF Treaty) missiles around Kaliningrad, Kharkov, Chernigov or Mariupol in Ukraine, sounds like a nightmare (Lithuania, Latvia or Estonia) versus Christianity and World Peace. The Holy Russia’s Nuclear Early Warning Computer System would have virtually no time to even consider a retaliatory strike in WW3. Speravamo che il Premier Conte si facesse portavoce nella Santa Russia degli esclusivi interessi dell’Italia sovrana. Non di quelli di Usa, Ue, Nato e connesse massonerie turbo mondialiste. Una visita a “360 gradi” quella del Premier Conte a Mosca, il 24 Ottobre 2018. Viene riconfermata l’importanza dei rapporti economici bilaterali, ma anche di una stretta cooperazione politica con Mosca sui dossier internazionali. Vengono siglati 13 accordi in un’atmosfera di grande fiducia reciproca. Appare sempre più forte l’alleanza dell’Italia con la Russia. Il primo viaggio ufficiale di Giuseppe Conte in Russia (http://en.kremlin.ru/events/president/news/58885) rafforza i rapporti fra Roma e Mosca, non solo da un punto di vista commerciale, ma anche politico. Il Premier Conte infatti ribadisce il ruolo fondamentale della Russia nella soluzione delle crisi in Siria e in Libia. Il presidente Putin inoltre conferma la presenza di una delegazione russa di alto livello alla prossima conferenza di Palermo sulla Libia. Non la sua presenza in Italia, a quanto pare. Viste le sanzioni ancora attive da Washington e Bruxelles. Conte durante la sua visita esprime sostegno alle numerose aziende italiane operanti sul territorio russo. Nonostante il Premier specifichi che “Roma non ricorrerà al veto sulle sanzioni antirusse in seno all’Unione Europea”, contrariamente all’ipotesi ventilata dal vice Premier Matteo Salvini (Lega) sempre a Mosca la settimana prima, “l’Italia punta sul dialogo e vede nella Russia un partner economico e politico cruciale”, spiega Conte. Il presidente Putin dal canto suo sottolinea l’importanza dei rapporti economici con l’Italia, una costante crescita dell’interscambio commerciale, ma anche un forte sviluppo delle relazioni bilaterali nell’ambito culturale e scientifico nucleare e spaziale. Putin durante la conferenza stampa (http://en.kremlin.ru/events/president/news/58889) rispondendo ad una domanda sulla tensione fra Bruxelles e Roma, esprime fiducia nei confronti del governo italiano, sottolineando che l’economia del Belpaese ha dei fondamenti solidi. Alla luce della folle mossa suicida di Trump sull’INF, risulta palese l’importanza del viaggio di Conte (https://www.youtube.com/watch?v=9WWT9SpnxDA) a Mosca e il peso del nuovo asse italo-russo. Secondo Tiberio Graziani, chairman di “Vision&Global Trends” della “International Institute for Global Analyses”, l’incontro fra il Premier Conte e il presidente Putin “riconferma i rapporti speciali fra l’Italia e la Russia, anche se a partire dalla crisi in Ucraina le relazioni fra l’Italia e la Russia sono state influenzate dalle decisioni di Bruxelles e Washington. L’Italia, oltre ad essere un Paese membro dell’Unione Europea, è membro dell’Alleanza Atlantica. Quindi Roma risente molto dell’influenza degli Stati Uniti nella sua politica internazionale, in particolare verso la Federazione Russa. Dal mio punto di vista, il governo italiano cerca di recuperare il tempo perso negli ultimi quattro anni e di ritornare alla reciproca fiducia sul piano economico commerciale che c’era durante i governi Berlusconi e Prodi. Non solo, il governo cerca di costruire un’intesa più marcatamente politica con il Cremlino. Questo fattore è molto importante nel lungo periodo non soltanto per i rapporti italo-russi, ma anche per i più ampi rapporti fra l’Unione Europea e la Federazione Russa”. Il Premier Conte durante la sua visita definisce “le sanzioni non un fine, ma un mezzo da superare il prima possibile”. Alla domanda concreta di un giornalista sul possibile veto da parte dell’Italia, Conte semplicemente risponde che “Roma vuole persuadere gli altri partner europei a scegliere la via del dialogo”. Dunque, “nessun fatto concreto, si tratta della retorica diplomatica che l’Italia e anche questo governo hanno sempre usato. L’Italia – ricorda Tiberio Graziani – subisce molto l’influenza di Bruxelles, l’abbiamo visto anche per quanto riguarda i conti economici che sono stati recentemente presentati all’Unione Europea. Tuttavia l’apertura rivolta verso il dialogo, data dal presidente Conte, è da tenere in grande considerazione, perché proprio durante l’incontro con Putin, sono stati siglati ben 13 contratti importanti. Le intese economiche fra i due Paesi sono così ancora più strutturate fra Roma e Mosca”. Sono stati siglati importanti accordi, l’export italiano verso la Russia cresce, Conte ha espresso il sostegno da parte del governo alle imprese italiane sul territorio russo (http://en.kremlin.ru/events/president/news/58887). L’economia è il vero motore delle relazioni italo-russe. “Esattamente, non parliamo soltanto dell’economia gestita dalle grandi aziende italiane, come può essere l’Enel, ma anche delle piccole medie imprese, di tutto il tessuto economico italiano. Le aziende vogliono collaborare e fare affari con la Russia”. Durante l’incontro i due leader hanno discusso ovviamente anche sui dossier caldi, come la Siria, l’Ucraina e la Libia. L’Italia ha ribadito il ruolo fondamentale di Mosca, che fra l’altro ha confermato la sua partecipazione alla prossima conferenza sulla Libia di Palermo. L’Italia cerca di riportare la Russia al tavolo delle negoziazioni internazionali, come se Mosca ne fosse uscita. “Questo si è visto anche durante le prime visite internazionali del Premier Conte, quando per esempio si è recato in Canada per il G7. In quell’occasione, parlando con i suoi colleghi, ha sottolineato l’importanza della Federazione Russa e la necessità del suo ritorno nel G8. È un interesse dell’Italia, perché cerca di avere nella Russia non soltanto un partner economico, ma anche un alleato politico. Da questo punto di vista riveste una certa importanza la presenza della delegazione russa, se non di Putin, alla conferenza di Palermo sulla crisi libica”. L’Italia trova più appoggio in Russia che nella stessa Europa. “Sulla domanda in merito ai rapporti fra Bruxelles e Roma, Putin ha specificato che non si tratta di un problema su cui lui possa intervenire o anche commentare. Putin tiene molto alle sovranità nazionali, quindi non entra nelle beghe dell’Unione Europea. Il presidente russo rispondendo ad una domanda ben precisa sull’acquisto dei titoli italiani ha risposto dicendo che se il fondo sovrano russo stabilirà un interesse nell’acquisto di titoli italiani, lui sarà pienamente d’accordo. Putin ritiene che i fondamenti economici dell’Italia siano buoni e che sia un Paese in cui la Federazione Russa può sicuramente investire. Dicendo questo, Putin ha riaffermato ancora una volta che anche per gli investitori russi l’Italia rappresenta un buon mercato data la stabilità, a parer loro, dell’economia italiana”. La visita ufficiale di Conte inizia nella mattinata del 24 Ottobre quando il Premier depone dei fiori sulla Tomba del Milite Ignoto fuori dalle mura del Cremlino. Poi si reca in visita all’Expo Center nel quartiere finanziario di Mosca dove, accompagnato dall’ambasciatore Pasquale Terracciano, incontra gli imprenditori italiani in Russia del settore calzaturiero. In risposta ad Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici, la quale in un discorso chiede al Primo Ministro italiano un ulteriore impegno nel sostegno delle aziende in Russia e negli sforzi per abolire le sanzioni, il Premier Conte dichiara: “La Russia è il nostro partner di riguardo, è un partner strategico e mi darete atto che dall’inizio di questa esperienza di governo ho da subito dimostrato di dare attenzione a questo Paese, ho proposto un G8 con il presidente Putin seduto con i partner del G7 per risolvere tutte le più importanti crisi del mondo”. Poi rivolgendosi alla questione delle sanzioni, Conte rimarca: “ho subito dimostrato una certa sensibilità per il fatto che le sanzioni non possono costituire un fine, quanto piuttosto un mezzo per impostare la risoluzione di divergenze”. Prima di visitare gli stand degli espositori italiani, il Premier osserva: “se io sono qui in visita ufficiale, è perché evidentemente voglio testimoniare al Presidente Putin una costante disponibilità al dialogo”. La visita di Conte prosegue nel Palazzo dei Ricevimenti del Governo russo dove incontra il suo omologo Dmitry Medvedev e successivamente al Cremlino dove ha dei colloqui con il Presidente russo Putin. Ovviamente Giuseppe Conte invita il presidente Vladimir Putin a recarsi in Italia e riafferma l’importanza dei rapporti della Federazione Russa con l’Italia sostenendo che “abbiamo realizzato un’amicizia solida che va oltre le difficoltà del momento. Putin sottolinea l’importanza della “sua presenza qui” che “vuole cogliere l’opportunità di esplorare e valorizzare tutto il potenziale delle nostre relazioni”. Successivamente Conte invita il Presidente russo a recarsi in visita ufficiale in Italia: “Presidente, vorrei subito iniziare con un augurio, che lei possa subito venire in Italia. Manca da troppo tempo. Non vorrei che il popolo italiano pensasse che lei non gli presta attenzione”. Visti gli oltre 40mila fan su Facebook. Vengono così siglati 13 accordi commerciali per un valore di 1,5 miliardi di euro. Oltre mezzo milione in più dell’effettiva perdita italiana subita a causa delle sanzioni. È la prima visita ufficiale di un Premier italiano in Russia dall’Anno Domini 2002. L’Italia mancava al Cremlino da quasi 17 anni. I risultati dell’incontro del Premier Giuseppe Conte con il Presidente Vladimir Putin, secondo gli analisti, sono stati brillanti. Come dichiarato da Putin durante la conferenza stampa, “si sono tenuti dei colloqui molto dettagliati e significativi che hanno praticamente interessato tutto lo spettro, tutte le questioni della cooperazione russo-italiana”. Durante l’incontro di Conte e Putin, davanti ad una delegazione di imprenditori delle più grandi aziende italiane operanti in Russia, viene annunciata l’inaugurazione di una fabbrica di motori elettrici per il settore Oil&Gas russo. Il Presidente Putin interviene, dichiarando rivolgendosi agli imprenditori italiani: “Le vostre compagnie lavorano con successo con i partner russi, realizzando grandi progetti in diversi settori economici: sono sicuro che non resterete fermi davanti a questi risultati, ma che pianificate di espandere ulteriormente le vostre attività sul mercato russo”. Riferendosi agli accordi commerciali firmati, il Presidente Putin rimarca: “Voglio sottolineare che l’Italia è un nostro importante partner economico. Per questo oggi con il Signor Conte ci siamo concentrati più di tutto sui rapporti commerciali e d’investimento”. Il Primo Ministro italiano ribadisce la volontà del governo italiano di consolidare il rapporto con la Russia, ritenendo “molto importante confrontarci con un partner strategico importante quale è la Russia. La Russia è fondamentale per individuare soluzioni alle principali crisi regionali, che per essere sostenibili devono essere politiche”. Sulla questione libica, Conte e Putin si sono trovati d’accordo sull’idea che il consolidamento istituzionale e la sicurezza politico-sociale debbano essere ottenuti “solo attraverso un processo di dialogo inclusivo e di riconciliazione guidato dall’Onu e nel rispetto della volontà del popolo libico”. Il 12 e il 13 Novembre 2018 si terrà la Conferenza di Palermo alla quale prenderanno parte tutti gli attori libici e i principali partner regionali e internazionali. “La partecipazione della Russia è fondamentale per la risoluzione della questione libica”, osserva il Premier Conte. Per quanto riguarda la Siria, Vladimir Putin sottolinea che “la stabilizzazione della Siria contribuirà a ridurre il problema migratorio in Europa”, mentre Conte specifica che i punti di vista dei due leader “convergono sulla crisi siriana” in particolare per quanto riguarda “il sostegno all’Onu, ai negoziati di Ginevra”, e che la riconciliazione debba passare “attraverso una soluzione pacifica e politica”. Quindi, stop alle “opposizioni” armate in Siria! Sulla crisi ucraina, creata da Washington e Bruxelles secondo le analisi più imparziali, Conte dichiara che le controversie nei rapporti tra la Russia e l’Europa causate dalla crisi in Ucraina, rischiano di “far perdere la fiducia e la collaborazione” costruita negli anni e che “l’Italia è a favore del dialogo”, sottolineando che “non c’è alternativa all’attuazione degli Accordi di Minsk” e ribadendo “il supporto al gruppo Normandia e all’OSCE”. Questi “buoni rapporti” in maniera più o meno intensa, rappresentano una costante comune a tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi decenni alla guida dell’Italia. La visita del Premier italiano Giuseppe Conte, come il viaggio “privato” del vice Premier Matteo Salvini del 17 Ottobre 2018, assumono una doppia valenza: rappresentano il sostegno e una particolare attenzione del governo italiano nei riguardi dell’imprenditoria italiana operante sul mercato russo, che purtroppo in questi anni soffre a causa delle sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia, con perdite italiane superiori al miliardo di euro, ma soprattutto la riconferma degli storici buoni rapporti non solo economici, ma anche politici, scientifici e tecnologici che legano da anni l’Italia alla Federazione Russa, anche nel settore della ricerca nucleare civile e spaziale. Secondo Aleksej Pushkov, Presidente della Commissione per la Duma di stato per gli Affari internazionali, “la Russia storicamente mantiene buoni rapporti con l’Italia e con il suo mondo politico. Ricordo di aver incontrato, tempo fa, il Presidente Giorgio Napolitano e molti altri politici italiani. Le relazioni erano eccellenti con Silvio Berlusconi e siamo rimasti in ottimi rapporti. Pertanto, non distinguerei Matteo Salvini da un certo numero di politici italiani con cui la Russia manteneva ed è pronta a mantenere buoni rapporti. Tradizionalmente abbiamo buoni rapporti con l’Italia. In Italia ho avuto modo di parlare con 10 deputati del Parlamento italiano: otto di loro erano favorevoli all’abolizione delle sanzioni contro la Russia, uno era neutrale, solo uno si è espresso a favore delle sanzioni, il signor Cicchito, che allora era il presidente della Commissione per gli Affari Internazionali. Ecco, questo per me è stato molto significativo. Quando su dieci, otto sono per i buoni rapporti con la Russia, questo ci dice molto. Per quanto riguarda la Lega – osserva Aleksej Pushkov – certamente è uno dei principali partiti politici, e Salvini, così mi pare, ha già conquistato un grande prestigio non solo in Italia ma anche all’estero. Si presenta come un politico di tipo nuovo: è determinato, non ha paura a prendere posizione. Certo si attira attacchi, critiche, ma questa è una caratteristica da leader. Ciò nondimeno ha anche supporto. Anche questo è un tratto da leader. Quindi, da qui il grande interesse che la sua visita suscita a Mosca. Ritengo che la Russia sia predisposta ad avere un buon rapporto con Lui e con il leader del Movimento 5 stelle, in generale con tutti gli altri partiti politici che esprimeranno interesse per l’interazione e la cooperazione con la Russia”. Il Presidente russo Vladimir Putin conta sulla crescita del giro d’affari tra Russia e Italia per ritornare ai livelli dell’Anno Domini 2013, quando gli scambi commerciali ammontavano a 53,8 miliardi di euro. Il capo di Stato russo lo riafferma al Cremlino all’incontro con il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, insieme ai rappresentanti delle imprese italiane. Il Presidente Putin rileva che “nel 2017 lo scambio commerciale tra i due Paesi è aumentato di quasi il 21% dopo il forte calo nel periodo 2013-2016 e negli otto mesi dell’anno in corso questa cifra è cresciuta del 15%. Contiamo che questa dinamica positiva continuerà in futuro, consentendoci di tornare alle cifre degli anni passati”. La Russia studia la possibilità di unire l’Italia al gasdotto Turkish Stream attraverso la Bulgaria, la Serbia, la Grecia ed altri Paesi, ricorda ai giornalisti il ​​Presidente Putin: “Riguardo specificamente alle problematiche dell’infrastruttura e al suo sviluppo stiamo vagliando tutte le possibilità. Anche l’allacciamento con l’Italia su varie rotte verso Turkish Stream. Può avvenire attraverso la Bulgaria, anche attraverso la Serbia, l’Ungheria, può avvenire attraverso la Grecia”. Il Presidente russo Putin e il Premier italiano Giuseppe Conte partecipano in video conferenza alla inaugurazione di uno stabilimento per la produzione di motori elettrici della Russian Electric Motors a Chelyabinsk, la città “bombardata” dalla famosa meteora nel 2013. Senza contare la collaborazione scientifica e tecnologica italo-russa nel Cnr e nell’Infn sia negli esperimenti di Fisica e Astrofisica neutrinica ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso; sia nella costruzione del primo Reattore a Fusione Nucleare controllata in Europa. In attesa dell’ingresso formale della Russia, come Stato membro effettivo, al Cern di Ginevra e all’ESO. Putin e Conte, durante il vertice al Cremlino, partecipano anche alla presentazione del nuovo film del regista Andrei Konchalovsky su Michelangelo. “Questa visita a Mosca non poteva che chiudersi così: bottiglia di Vodka in regalo!”, scrive il Premier Conte su Internet. L’Italia rinunci alle armi di distruzione di massa. L’eredità di Mikhail Gorbaciov, premio Nobel per la pace, è non solo la fine dell’Urss ma anche delle armi termonucleari sulla faccia della Terra. L’obiettivo del Presidente Putin. Crediamo che la Pace mondiale definitiva senza più guerre e conflitti sulla Terra non sia una chimera ma una concreta possibilità grazie alla Santa Madre Russia perfettamente integrata nella Difesa planetaria a guida Onu. Le vecchie Europa, Israele e Usa se ne facciano una ragione.

© Nicola Facciolini

 

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