Il piacere del bello. Dal mondo reale al web


Su Facebook diamo il like quando ci piace un post, un’immagine, un video e a volte capita di chiedersi cosa vogliamo dire col “mi piace” perché diciamo “è bello” e magari ci chiediamo cos’è il senso di bellezza ed il piacere che ci procurano situazioni, oggetti e persone. Dal semplice “mi piace”, in questo caso, andiamo a riflettere, a pensare ad una risposta.
Una canzone di Gianna Nannini parla di “bello” ma “impossibile” ovvero il bello ci procura gioia e piacere ma nello stesso è impossibile da vivere compiutamente (https://frame-frames.blogspot.com/2020/12/dal-mi-piace-di-facebook-al-bello-e-al.html?m=1).
Se poi qualcosa piace, oltre ogni dire, molti dicono “è Sublime”, ovvero è un’esperienza che va oltre la semplice bellezza, è qualcosa che ci seduce e nel contempo suscita qualcosa di inesplicabile, ci procura un senso di inadeguatezza perché non troviamo le parole di fronte ad un tramonto, un dipinto, un film o ad altre espressioni artistiche: di fronte a queste esperienze grandiose, appunto sublimi, sentiamo i nostri limiti e proviamo un profondo senso di smarrimento ed inadeguatezza.

Il bello nella società di oggi

Ricordiamo tutti il verso di Leopardi “naufragare m’ è dolce in questo mare” ovvero nei confronti della maestosità dell’universo, dell’infinito e di fronte alle manifestazioni della natura con le situazioni di pericolo che ci fa vivere e con cui l’uomo si confronta per venirne ridimensionato nella sua vanagloria.
L’umanità, mai come oggi, sperimenta la forza incontrollabile di un esserino invisibile, il virus che tiene sotto scacco il mondo intero: viviamo un’ esperienza che genera paura anzi terrore, che ha sconvolto la vita quotidiana di tutti. Queste situazioni ed esperienze appartengono alla categoria del “sublime” come è stato definito da illustri pensatori da Burke a Kant a Givone: le situazioni estreme fanno capire all’uomo che non è il signore dell’universo, che non può più pensare di modellare la realtà come crede e piegarla ai propri interessi tanto da non rispettare più i cicli naturali.

Bello e sublime: differenze dei concetti

Giacinto Plescia riflette in un libro,”L’Epistemica,il Nulla e l’Arte” (https://www.amazon.it/Lepistemica-nulla-larte-Giacinto-Plescia/dp/886037880X), su queste tematiche che hanno segnato la riflessione di illustri pensatori. Per Burke “il Sublime” scaturisce dalla sofferenza, dal senso di pericolo e terrore: “il Sublime” richiama la forza incontrollabile della natura.
In Kant la grandezza delle forze naturali suscitano nell’uomo il senso dei propri limiti: l’uomo che sperimenta al massimo grado la razionalità sconta la propria pochezza di fronte all’universo. Per Heidegger l’uomo vive il senso dell’Angoscia perché sperimenta di fronte al “Sublime” il non Fondamento.
I temi del nulla e dell’abisso leopardiano rivivono nella riflessione Givone che delinea una nuova interpretazione, un nuovo paradigma del “Sublime”.

Perché clicchiamo “mi piace” sui social?

Socrate e Platone ci consegnano sul “Bello” e sul “Buono” pagine insuperate, ma è stato Longino ovvero “l’Anonimo” a porre le basi della riflessione su questi temi con il “Trattato del Sublime”, che incute reverenza per struttura, accuratezza, analisi. Il senso del meraviglioso, l’alto sentire la risonanza con l’opera d’arte, l’Empatia, il pathos, che accomunano l’artista col lettore e fruitore dell’opera d’arte, sono i passaggi culminanti dell’opera. Una lettura imprescindibile se vogliamo sapere perché clicchiamo “mi piace”. 

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